lunedì 13 febbraio 2017

Romeo il ritorno dei Teoremi viventi



Ai tempi della lontana vicenda giudiziaria del 2008 chi scrive sostenne, su un blog fatto in casa, la tesi che quello attribuito allora a Alfredo Romeo sulla base delle accuse della Procura napoletana fosse un teorema e non un sistema. A sostegno dell'accusa  furono portate: una gara mai bandita dal comune di Napoli per la manutenzione stradale, conversazioni telefoniche ed incontri con esponenti politici napoletani, telefonate che riguardavano il congresso di una formazione nazionale, incontri in qualche ministero, sottoscrizioni del tutto regolari e denunciate ai sensi della legge sui partiti politici, la sottoscrizione ad una Onlus cattolica, l'amicizia politica di un cuoco, la partecipazione a quote di minoranza di un quotidiano nazionale, e varie altre amenità collaterali come il reato di sostituzione di broccoletti ad una pianta di Oleandro nel giardino a mare della villa di Posillipo (rottura dei sigilli??) e "last but not least" l'accusa per corruzione per aver assunto due lavoratori disoccupati segnalati da un dirigente pubblico.

Gli amministratori giudiziari delle imprese le definirono amministrate in modo svizzero e, per fortuna, l'azienda sopravvisse. Le indagini a grappolo su tutte le attività svolte e immaginate non diedero il via a nulla. Una volta assolto, Il Fatto che ne aveva dato come gli altri media un profilo criminale pur di evitare di pagar pegno per diffamazione, fece un'intervista "sdraiatissima" all'imprenditore, salvo evitare di metterla on line.

Fin da allora ci sembrava tutta una assurdità: parlare con politici e anche con funzionari pubblici, persino con tecnici per discutere se dovesse trattarsi di un bando di servizi o di lavori, erano tutti sacrosanti passaggi utili alla miglior collaborazione tra pubblico e privato. Nella maxi indagine che coinvolse tutta l'amministrazione comunale a Napoli, ci fu il suicidio di Giorgio Nugnes che non ebbe neanche le scuse degli inquirenti quando la magistratura giudicante in varie occasioni e gradi fino all'ultimo in Cassazione fece cadere ogni addebito per l'imprenditore definendo "chimerica" l'accusa di aver dato vita ad un "sistema".

Adesso c'è un remake di bassa lega, ma il Teorema di Woodcock appare ancora più debole: i reati sono dedotti da intercettazioni diffuse con la mano lunga del seminatore ai media soprattutto di terzi con quarti e quinti, da ipotesi di pensieri di acquisto di quote di un giornale "per compiacere" una parte politica, da mozziconi di frasi che lasciano filtrare la sensazione di essere intercettati (chi è che non ce l'ha mai avuta? E anche senza essere politico di piano si è rivolto al maresciallo in ascolto o alla sua consorte nda) il tutto senza che l'accusato abbia mai proceduto ad alcun passo concreto. Ci sarebbero pizzini raccolti in discarica. Ma siccome non c'è italiano che non vanti rapporti con un politico, il vero bersaglio delle intercettazioni a strascico e delle corrispondenti trasmissioni alla stampa accennano accuse risibili a un amico del padre di Renzi, uno che parla di Lotti e persino uno che dice che Bassolino avrebbe affidato un dossier contro De Magistris. E' certo invece che De  Magistris è sindaco grazie alla popolarità acquisita con i dossier di questa, come di altre indagini, finite nel nulla, oltre che grazie alla insipienza dei suoi avversari.

Gli avvocati della difesa hanno già pubblicamente protestato per l'inversione della accusa che trasforma il denunciante in un complice.

Va ricordato un particolare: che tutto parte dopo che la Romeo Gestioni ha denunciato per due anni comportamenti violenti ed il rischio di commistioni camorristiche tra i dipendenti del Cardarelli, senza che le stesse autorità di pubblica sicurezza abbiano mai reagito con un decimo del dispiegamento di forze e di strumenti di indagine di questi giorni. Gli avvocati della difesa hanno già pubblicamente protestato.

Oggi un gruppo di dipendenti della Romeo Gestioni reagisce indignato alla maniera in cui la stampa li tratta:
"L'onda mediatica generata dalle indagini così clamorosamente condotte, ci trasforma in complici di un'azienda – in cui da anni operiamo e che sentiamo anche nostra – e che sarebbe invece  una fucina di reati della peggior specie. Addirittura una associazione per delinquere e addirittura di stampo camorristico. Siamo assolutamente certi della loro estraneità e della assoluta insussistenza di quanto ipotizzato dalla Procura…
No, no  e no. NOI non siamo così né questo,  per quanto si faccia per indurre la pubblica opinione a credere il contrario."

La giustizia, come si deve sempre dire, farà il suo corso, intanto si è già consumato un altro teorema al massacro.

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Massimo Micucci