giovedì 16 aprile 2015

Una democrazia che funzioni. Non il vostro ombelico


Quel che amareggia dei tanti oppositori alla riforma elettorale è il loro disinteresse per il destino della democrazia. A 70 anni della liberazione dal fascismo è chiaro che i rischi di compromissione di quel patrimonio di libertà e progresso non sono mai stati così alti. Dovrebbe esser evidente a tutti che la minaccia principale è non riuscire a fare qualcosa per ridurre i danni della crisi, per individuare un sentiero di la crescita in condizioni globali radicalmente mutate. Lavoro, economia, ambiente, benessere, immigrazione e diritti dipendono insieme dalla fìducia ( anche in se stesse) delle persone e dalla capacità della politica di fare presto qualcosa in un mondo drammaticamente cambiato. Sperando che sia la cosa giusta. Il messaggio del popolo alla politica è stato: non ti seguiamo perchè non servi a noi ma solo a te stessa. Per rispondere c’è chi indica da anni nemici vicini e lontani da radere al suolo: la politica tout court, gli immigrati, le multinazionali, i corrotti, le mafie, l’euro, la BCE, la Merkel. Quello dei Salvini dei Farage, dei Grillo e della Le Pen è un Game of Thrones, una serie Fantasy dove si avvicendano draghi, principesse, sovrani cattivi, cavalieri e bruti che spostano armate e compiono vendette. Tutti costoro si immaginano chiusi dietro invalicabili barriere di ghiaccio e raccontano di alleanze e redenzioni impossibili. La minoranza PD, in attesa del meglio rifiuta di cambiare il possibile. I conservatori non intendono battersi per rendere slavare la democrazia. Preferiscono piantare nuovi totem su vecchie paure: l’uomo solo al comando, la democratura. Ci potete mettere tutti i valori e gli aggettivi che volete, potenziarne la rappresentanza fino alla paralisi, ma se il sistema democratico non riuscirà a decidere, se non tornerà presto ad essere considerato utile, le persone lo abbandoneranno. Sarà guerra per bande, per paesi, per corporazioni e per religioni e come sempre soccomberanno i più deboli. Davanti a questo assistiamo a vecchi e giovani tromboni paludati che difendono i loro totem, agli ex come Prodi e Letta che sgranano piccoli rigurgiti di invidia in libretti che nessuno leggerà. Parlano delle loro nomine passate e mancate. Che meschinità. Non si tratta di voi ma del destino di un continente. In nome di questo destino e non di una mozione, di un capriccio, o di una rivincita, vanno completate le riforme. Nel modo più rapido, determinato e coerente possibile.
Massimo Micucci

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