domenica 22 marzo 2015

D'Alema. Il dolore e la menzogna


Il discorso di Massimo D'Alema mi ha provocato dolore. Non solo per l'astio, per quella voce che si spezza in gola quando parla del Partito, come chi ha subito un furto, o quando evoca Matteo Renzi, che evidentemente considera l'artefice dello scippo. Dolore. Per il disprezzo che mostra verso partito ed iscritti che dovrebbero essere anche sua comunità e non proprietà: “un partito senza popolo, un popolo senza partito”, “una macchina di distribuzione del potere che attira trasformisti”. Chi sostiene Renzi potrebbe compiacersi per il fatto che la personalità che più lo avversa è anche quella che attira su di sè più antipatie generali. L'antipatia meritata verso il nemico del mio amico, non è amica di chi punta sull’ottimismo.
A sua insaputa D’Alema ha però stracciato un velo di ipocrisia più o meno spesso che ha avvolto l’incontro della minoranza: lì attaccano l’”arroganza” di Renzi, perché se scendessero sul piano dei contenuti dovrebbero scegliere tra il radicalismo di Landini e il riformismo di Renzi e si dividerebbero. E si divideranno. Nessun’altra unità è possibile se non “contro” Renzi. La metafora di Bersani dice che “ se per un elettore che se ne va ne vengon due è come vender casa per andare in affitto”, Cuperlo sostiene di averla capita e propone di ricomprarsi la casa. Possibile che non sappiano che nessun elettorato è ormai in “proprietà”? A milioni se ne sono andati verso la Lega, verso forza Italia, verso Grillo, altrettanti sono tornati e riusciti mille volte. La presa di distanza di Cuperlo da D’Alema poi è una “scissione” dal “sè di prima" impossibile, perchè siamo anche quel che siamo stati, infingarda, perchè resa nel giorno in cui D’Alema diventa “imbarazzante” , ma sopratutto per un altro fatto che addolora chi ha conosciuto D’Alema nei suoi anni d’oro. Oggi sappiamo che D’Alema mentiva. Quando chiedeva flessibilità ai sindacati, quando faceva appello in nome della flessibilità agli imprenditori ad arricchirsi, quando volle fare le privatizzazioni possibili, quando tentava di convincere le fondazioni a ridimensionare il potere nelle banche. Mentiva quando sosteneva una terza via con Clinton e Blair, quando con la Bicamerale assieme a Cuperlo tentò la riforma elettorale come Renzi ed una riforma della giustizia analoga a questa. Non può aver cambiato idea perchè un cambiamento prevedrebbe un’ autocritica troppo vasta su tutto questo e non ce n’è traccia. Dunque non possiamo attribuire la sua posizione da bullo del circolo anziani:  (“si porta un colpo e si lascia il segno”) solo al rancore o alla mancanza di lucidità . No l'ex premier mentiva. Non so quanto coscientemente ma non importa. Il D’Alema di oggi è quello vero. Quello che allora, dopo un bicchiere di vino, diceva “noi comunisti siamo solo entrati in clandestinità”, non scherzava. Oggi s’è liberato dal fardello e la voce gli si spezza in gola perchè il suo attacco è la confessione mascherata di una menzogna gravissima.
A chi allora gli aveva creduto fa male doverlo scoprire.
Massimo Micucci

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