venerdì 27 marzo 2015

Corruzione. La Purga




Un recente horror di successo, “The Purge”, racconta di una società scossa dal crimine dove
si instaura un regime che consente, una volta l’anno, a tutti i cittadini che lo vogliano, di “sfogarsi” compiendo i reati più abietti per una notte. C’è chi partecipa alla purificazione, alla purga, sfogandosi, distruggendo e uccidendo e chi invece fugge proteggendosi dai violenti decriminalizzati. Tra i violenti ci sono poveri frustati che violentano le loro vicine e ricchi che pagano le vittime per ammazzarle al sicuro delle loro case.
A 23 anni da tangentopoli è in atto un rito del genere. Tutti ci ripetono che il male è ancora da estirpare. Discorsi, opere e azioni sono tutti rivolti a trovare nuovi strumenti. La magistratura occupa ormai responsabilità politiche di primo piano.  Ma la corruzione continua, anche se quella perseguita in tribunale non è il principale, vero obbiettivo della Purga. Per occultare i dati reali si ricorre alla “corruzione percepita” (una finzione indecente ed autoriferita su cui stiamo studiando) ed al rovesciamento del senso comune: “In Italia ci sono pochi corrotti un galera dunque siamo un paese di corrotti “. Le notizie e gli insulti riguardano solo le indagini, quasi mai le condanne. Le assoluzioni e le archiviazioni poi, non rientrano nel computo della “corruzione percepita”, perchè non possono essere mediatizzate. I giudici ragionevoli raccomandano più semplicità nelle leggi, più trasparenza e certezza del diritto. La politica sotto botta ha prodotto invece leggi inutili, assurde (come la Severino) e complesse. Poi allunga i tempi delle prescrizione e dunque della giustizia e dell’indignazione.
Il risultato viene incoronato in questi gironi dal poema epico (fiction?) della serie televisiva 1992: “l’ossessione” della purificazione dalla corruzione domina da un ventennio le nostre menti. Come in quella notte di “The Purge", ma senza armi materiali, tutti dal piccolo analfabeta, al personaggio di spettacolo sparano o tirano coltellate contro i corrotti veri o presunti: “l’indagato si deve dimettere” tuona la star de noantri come  il grillino sulla bacheca del potente. “Ve sete magnati tutto” scrivono l’imprenditore, la disoccupata, il funzionario pubblico ed il grande manager. Tutti quelli che evadono per necessità, dicono che gli altri evadono per avidità: “nessuna pietà nemmeno il 3%” - si tuona- ma anche “Equitalia ci massacra e ci costringe al suicidio”. Quelli che hanno con i diamanti della Tanziania sullo scudo di Alberto da Giussano dicono ladri ai politici degli altri partiti e agli immigrati. Una scorribanda permanente globale, sempre a favore di telecamera. Gli anchormen li inseguono: “siamo tutti forconi”. Ich Bin Ein Berliner diventa “Io sono un giustiziere”. Su Facebook, su Twitter, si insulta e condanna come sui muri dei cessi pubblici. Una purga degenere e costante che sta svuotando le viscere del paese e riempie l’aria di fetore e di sfiducia. Copre  le differenze, occulta le ragioni della crisi e ci rende tutti un pò più irresponsabili ed ipocriti.
Chiusi negli armadi di questa notte ci sono però gli innocenti, gli assolti, le migliaia che hanno perso lavoro, la reputazione, la famiglia e la vita. Uno degli indagati si chiamava Gabriele Cagliari. In un carcere, poco prima di uccidersi il 20 luglio del 1993 scriveva l’ultimo messaggio alla sua famiglia: “La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi Magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell'opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto. Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile. Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto.”  Chissà se la serie televisiva 1992 lo evocherà? Nel 2008 si suicidò Giorgio Nugnes, 46 anni assessore a Napoli. Era accusato di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio. E’ stato del tutto scagionato. Post mortem.
Grida ormai spente che non avranno la gloria di una serie sulla “corruzione percepita”, anzi ci sarà sicuramente qualcuno che continuerà a sputar loro addosso chiedendone le dimissioni. Per sentirsi migliore, come in un horror dozzinale. 

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