sabato 28 marzo 2015

Landini: la lenta primavera, dove sorge...

Abbiamo raccolto le parole più citate del discorso di Maurizio Landini
“Non siamo in piazza per difendere cose che non ci sono più, anche perché ci hanno tolto tutto”
“Ci stiamo battendo per milioni di posti di lavoro non per 79.000 “
“Abbiamo l'ambizione di proporre idee per il futuro dell'Italia".
“Renzi sta proseguendo come i governi precedenti Monti e Letta e anche con un peggioramento rispetto al governo Berlusconi".
“Ci sono persone che non sono rappresentate ma ora inizia una nuova fase, una nuova primavera”
Rodotà. "La partita non è perduta. Molte cose si possono ancora fare"
Dal palco sulle rosse bandiere e le felpe rosse e nere della FIOM le note di una canzone di Enzo del Re del 1974 (appena 40 anni fa)


Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
chi è veloce si fa male e finisce in ospedale
in ospedale non c'è posto e si può morire presto

Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
la salute non ha prezzo, quindi rallentare il ritmo
pausa pausa ritmo lento, pausa pausa ritmo lento
sempre fuori dal motore, vivere a rallentatore

Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo
ti saluto ti saluto, ti saluto a pugno chiuso
nel mio pugno c'è la lotta contro la nocività

Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo

Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza
Lavorare con lentezza

Un'abbuffata di futuro. Coalizione da Landini: prosit !

venerdì 27 marzo 2015

Corruzione. La Purga




Un recente horror di successo, “The Purge”, racconta di una società scossa dal crimine dove
si instaura un regime che consente, una volta l’anno, a tutti i cittadini che lo vogliano, di “sfogarsi” compiendo i reati più abietti per una notte. C’è chi partecipa alla purificazione, alla purga, sfogandosi, distruggendo e uccidendo e chi invece fugge proteggendosi dai violenti decriminalizzati. Tra i violenti ci sono poveri frustati che violentano le loro vicine e ricchi che pagano le vittime per ammazzarle al sicuro delle loro case.
A 23 anni da tangentopoli è in atto un rito del genere. Tutti ci ripetono che il male è ancora da estirpare. Discorsi, opere e azioni sono tutti rivolti a trovare nuovi strumenti. La magistratura occupa ormai responsabilità politiche di primo piano.  Ma la corruzione continua, anche se quella perseguita in tribunale non è il principale, vero obbiettivo della Purga. Per occultare i dati reali si ricorre alla “corruzione percepita” (una finzione indecente ed autoriferita su cui stiamo studiando) ed al rovesciamento del senso comune: “In Italia ci sono pochi corrotti un galera dunque siamo un paese di corrotti “. Le notizie e gli insulti riguardano solo le indagini, quasi mai le condanne. Le assoluzioni e le archiviazioni poi, non rientrano nel computo della “corruzione percepita”, perchè non possono essere mediatizzate. I giudici ragionevoli raccomandano più semplicità nelle leggi, più trasparenza e certezza del diritto. La politica sotto botta ha prodotto invece leggi inutili, assurde (come la Severino) e complesse. Poi allunga i tempi delle prescrizione e dunque della giustizia e dell’indignazione.
Il risultato viene incoronato in questi gironi dal poema epico (fiction?) della serie televisiva 1992: “l’ossessione” della purificazione dalla corruzione domina da un ventennio le nostre menti. Come in quella notte di “The Purge", ma senza armi materiali, tutti dal piccolo analfabeta, al personaggio di spettacolo sparano o tirano coltellate contro i corrotti veri o presunti: “l’indagato si deve dimettere” tuona la star de noantri come  il grillino sulla bacheca del potente. “Ve sete magnati tutto” scrivono l’imprenditore, la disoccupata, il funzionario pubblico ed il grande manager. Tutti quelli che evadono per necessità, dicono che gli altri evadono per avidità: “nessuna pietà nemmeno il 3%” - si tuona- ma anche “Equitalia ci massacra e ci costringe al suicidio”. Quelli che hanno con i diamanti della Tanziania sullo scudo di Alberto da Giussano dicono ladri ai politici degli altri partiti e agli immigrati. Una scorribanda permanente globale, sempre a favore di telecamera. Gli anchormen li inseguono: “siamo tutti forconi”. Ich Bin Ein Berliner diventa “Io sono un giustiziere”. Su Facebook, su Twitter, si insulta e condanna come sui muri dei cessi pubblici. Una purga degenere e costante che sta svuotando le viscere del paese e riempie l’aria di fetore e di sfiducia. Copre  le differenze, occulta le ragioni della crisi e ci rende tutti un pò più irresponsabili ed ipocriti.
Chiusi negli armadi di questa notte ci sono però gli innocenti, gli assolti, le migliaia che hanno perso lavoro, la reputazione, la famiglia e la vita. Uno degli indagati si chiamava Gabriele Cagliari. In un carcere, poco prima di uccidersi il 20 luglio del 1993 scriveva l’ultimo messaggio alla sua famiglia: “La criminalizzazione di comportamenti che sono stati di tutti, degli stessi Magistrati, anche a Milano, ha messo fuori gioco soltanto alcuni di noi, abbandonandoci alla gogna e al rancore dell'opinione pubblica. La mano pesante, squilibrata e ingiusta dei giudici ha fatto il resto. Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile. Sono qui da oltre quattro mesi, illegittimamente trattenuto.”  Chissà se la serie televisiva 1992 lo evocherà? Nel 2008 si suicidò Giorgio Nugnes, 46 anni assessore a Napoli. Era accusato di associazione a delinquere, devastazione e interruzione di pubblico servizio. E’ stato del tutto scagionato. Post mortem.
Grida ormai spente che non avranno la gloria di una serie sulla “corruzione percepita”, anzi ci sarà sicuramente qualcuno che continuerà a sputar loro addosso chiedendone le dimissioni. Per sentirsi migliore, come in un horror dozzinale. 

domenica 22 marzo 2015

D'Alema. Il dolore e la menzogna


Il discorso di Massimo D'Alema mi ha provocato dolore. Non solo per l'astio, per quella voce che si spezza in gola quando parla del Partito, come chi ha subito un furto, o quando evoca Matteo Renzi, che evidentemente considera l'artefice dello scippo. Dolore. Per il disprezzo che mostra verso partito ed iscritti che dovrebbero essere anche sua comunità e non proprietà: “un partito senza popolo, un popolo senza partito”, “una macchina di distribuzione del potere che attira trasformisti”. Chi sostiene Renzi potrebbe compiacersi per il fatto che la personalità che più lo avversa è anche quella che attira su di sè più antipatie generali. L'antipatia meritata verso il nemico del mio amico, non è amica di chi punta sull’ottimismo.
A sua insaputa D’Alema ha però stracciato un velo di ipocrisia più o meno spesso che ha avvolto l’incontro della minoranza: lì attaccano l’”arroganza” di Renzi, perché se scendessero sul piano dei contenuti dovrebbero scegliere tra il radicalismo di Landini e il riformismo di Renzi e si dividerebbero. E si divideranno. Nessun’altra unità è possibile se non “contro” Renzi. La metafora di Bersani dice che “ se per un elettore che se ne va ne vengon due è come vender casa per andare in affitto”, Cuperlo sostiene di averla capita e propone di ricomprarsi la casa. Possibile che non sappiano che nessun elettorato è ormai in “proprietà”? A milioni se ne sono andati verso la Lega, verso forza Italia, verso Grillo, altrettanti sono tornati e riusciti mille volte. La presa di distanza di Cuperlo da D’Alema poi è una “scissione” dal “sè di prima" impossibile, perchè siamo anche quel che siamo stati, infingarda, perchè resa nel giorno in cui D’Alema diventa “imbarazzante” , ma sopratutto per un altro fatto che addolora chi ha conosciuto D’Alema nei suoi anni d’oro. Oggi sappiamo che D’Alema mentiva. Quando chiedeva flessibilità ai sindacati, quando faceva appello in nome della flessibilità agli imprenditori ad arricchirsi, quando volle fare le privatizzazioni possibili, quando tentava di convincere le fondazioni a ridimensionare il potere nelle banche. Mentiva quando sosteneva una terza via con Clinton e Blair, quando con la Bicamerale assieme a Cuperlo tentò la riforma elettorale come Renzi ed una riforma della giustizia analoga a questa. Non può aver cambiato idea perchè un cambiamento prevedrebbe un’ autocritica troppo vasta su tutto questo e non ce n’è traccia. Dunque non possiamo attribuire la sua posizione da bullo del circolo anziani:  (“si porta un colpo e si lascia il segno”) solo al rancore o alla mancanza di lucidità . No l'ex premier mentiva. Non so quanto coscientemente ma non importa. Il D’Alema di oggi è quello vero. Quello che allora, dopo un bicchiere di vino, diceva “noi comunisti siamo solo entrati in clandestinità”, non scherzava. Oggi s’è liberato dal fardello e la voce gli si spezza in gola perchè il suo attacco è la confessione mascherata di una menzogna gravissima.
A chi allora gli aveva creduto fa male doverlo scoprire.
Massimo Micucci