giovedì 26 febbraio 2015

Alfredo Romeo e il Piano Marshall dei servizi


romeo
Alfredo Romeo è stato eletto presidente dell’Italian Chapter dell’IFMA (Associazione Internazionale del Facility Management), presente in 94 paesi con 24.000 membri, che gestiscono 10 miliardi di metri quadrati di proprietà per vendite in prodotti e servizi pari a 100 miliardi di dollari l’anno (tra i soci Coca Cola, Walt Disney, Alcatel, Enel, Ferrero, Gucci, Novartis ed altri).
Sì, Romeo “quello che”, ai tempi dei processi napoletani, compariva su internet più di Totò Riina, poi assolto integralmente da qualunque addebito, e che è rimasto uno dei pochi grandi imprenditori di servizi al sud. Un’azienda, la sua, che ha consentito a tanti comuni italiani di campare grazie alla gestione del patrimonio immobiliare. Un manager che conosce a fondo pregi e difetti del governo del territorio, torna da protagonista istituzionale di un settore avanzato e innovativo, e lancia una sfida politica ed industriale.
Il Facility Management, secondo IFMA, “coordina lo spazio fisico di lavoro con le risorse umane e l’attività propria dell’azienda. Integra gestione economica e finanziaria d’azienda, architettura, scienze comportamentali ed ingegneristiche”. Insomma ciò che fanno le aziende associate all’IFMA è “governare” le facility (edifici e servizi necessari a supportare e facilitare l’attività dell’azienda), ma più in generale qualunque patrimonio immobiliare o realtà fisica complessa e al territorio in generale.
Come è chiaro a chi guarda avanti, se il futuro sta nella crescita urbana responsabile e sostenibile, il governo delle “cose”, edifici, agglomerati, città che ci circondano, è la vera scommessa dello sviluppo. Questo non può più avvenire attraverso il puro consumo di suolo, risorse, spazi, nè con la crescita dei fattori fisici, ma attraverso una forte spinta ai servizi innovativi. Le smart cities, di cui tanto si parla, non sono aggregati incrementali di tecnologie, ma un insieme progettato e modificabile di servizi intelligenti, che si avvalgono di tecnologie, dati ed analisi, ma anche di intelligenza diffusa, responsabilità e partecipazione.
Secondo Romeo, “si può rilanciare l’economia di questo Paese attraverso scelte strategiche e operative capaci, allo stesso tempo di modernizzarlo” – una svolta che passa “per un’industria dei Servizi più moderna ed efficiente che, con nuovi modelli gestionali, permetterà forti risparmi ai cittadini in termini di oneri e tributi”.
In tempi di economie di bilancio e di aspettative crescenti di efficienza, un paese può funzionare solo cambiando verso, anche nella collaborazione pubblico privato: anche promuovendo il facility management del territorio, valorizzando nelle gare pubbliche la qualità e non solo il massimo ribasso. Ma soprattutto occorre rottamare quei processi che hanno gonfiato le città di volumetrie, impoverendole di servizi. Nel manifesto dell’industra del facility management e dei servizi lanciato da Romeo, si deve separare “finanza immobiliare” dai servizi. Un “giù le mani dalle città”, rivolto agli orfani del mattone, delle cubature e della speculazione immobiliare e finanziaria. Si propone uno spostamento di potere dai vecchi stakeholder verso il territorio, verso chi progetta, sceglie, crea valore e condivide. Amministratori, imprese e cittadini debbono collaborare alla luce del sole per arrivare ai rinnovare e rilanciare territori, città, patrimoni e progetti. Oggi con i Big Data, la geolocalizzazione, la gestione finanziaria ed economica e l’uso di device semplici, si possono “animare” energie e costruire valore; isolato per isolato, territorio per territorio, accrescendo il valore degli immobili, portando servizi, consentendo la gestione dal basso, valorizzando le piccole attività economiche, ed insieme responsabilizzando tutti su energia, rifiuti, manutenzione degli spazi e delle strade, restauri e così via. Una sfida creativa definita provocatoriamente un piano Marshall dei servizi, che rottama le città dall’alto e le città “museo chiuso”, che ha bisogno di imprenditori, cittadini ed amministrazioni smart.
Massimo Micucci