giovedì 23 ottobre 2014

Thyssen , e la speranza?



Nonostante la regia emotiva "de sinistra", mi sono davvero commosso molto a vedere alcune delle immagini degli operai della ‪#‎Thyssen‬ su ‪#‎Gazebo‬. Ero però arrabbiato contro chi inveiva e fischiava oltre il dolore dei licenziati "dovete fa parlà un compagno der sindacato de classe". Indignato per il vuoto propositivo del comizio della Camusso "Renzi: meno art 18 e più attenzione agli operai" e per l'abbandono del sindacato di fabbrica. Mesi fa dubitai (insultato da molti) che bastasse una "sentenza esemplare" sul tragico incidente di Torino contro l'AD Tedesco (sentenza poi rimessa in causa dall'appello) a risollevare le coscienze e il futuro della fabbrica. Avevo disperatamente ragione, ma qualcuno raccoglieva invece firme per istituire una procura speciale contro gli infortuni sul lavoro. Ho sperato invece che qualcuno, come a Piombino, volesse parlare di investimenti, rimettere in causa le obsolete regole antitrust europee che hanno impedito una cessione a Otokumpu, che hanno forzato Thyssen ad un riacquisto che non voleva (ha lasciato ormai da tempo gli acciai speciali) in vista di un drammatico ridimensionamento e vendita. Di questo non è importato nulla nè al commissario Almunia nè a nessuno. C'è un problema strategico grande come un continente (l'europa) che si balocca tra rigidità di bilancio e chiusure etniche. Invece c'è anche dell'acciaio che funziona, ma non c'è un capitalismo nè italiano nè mondiale che possa accettare costi energetici e regole di mercato interne ormai vecchissime, e questo nonostante la qualità della forza lavoro e la sua disponibilità totale (a Terni). La protesta è il minimo. Ma non dà nulla di nuovo. L'altra sera in Tv c'era chi rievocava lo "stare dalla parte" dei ragazzi di 15 anni che lanciano fumogeni ai cortei degli operai di Torino. Già, ma le grida si spegneranno nelle tristi sere di quelle famiglie, tra le lacrime nel chiuso di una "conca" che un tempo diceva "facciamo acciaio mica i cioccolatini" in ironica contrapposizione con Perugia. Una realtà nessuno ha aiutato a superarsi a crescere nè a Taranto , nè a Terni, ma che viene ancora buona per speculare sullo scoramento. Una speculazione che è sale sulle ferite di chi non ha una direzione per la speranza, prima che un lavoro. Non strillate, lavorate per loro e con loro , pensate e pensata una soluzione impegnatevi e combattete. Altrimenti, partiti, movimenti o sindacati, non servite a nessuno e non vi vorrà nessuno "dalla sua parte" . Anche per questo in una Italia così di tutto c'è bisogno meno che di una manifestazione com equella del 25 ottobre che strilli e non pensi, che si auto celebri nella disperazione.

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