venerdì 4 luglio 2014

Le lamentele ed i lai del sistema politico mediatico contro Renzi sono altissime.

Le lamentele ed i lai del sistema politico mediatico contro Renzi sono altissime. Non si può criticare! Non mantiene la promesse! Non ha una classe dirigente. Non ha uno staff. Un uomo solo al comando non basta. Chiede pareri alla rete (sottinteso e non a noi) mostra “magnanimità” sospetta quando chiede ai direttori dei giornali di dire la loro sulla privacy a proposito della intercettazioni. Non consulta i sindacati, non sa scrivere le leggi, non può liquidare in maniera semplice questioni complesse. Non si sa se ha le coperture nonostante lo dica un ministro del Tesoro che viene del Fondo Monetario Internazionale. Stando ai tempi di riforma promessi ci siamo poco o per niente. E così via.
Nel mezzo di questo bailamme e dopo 100 giorni in cui ha vinto le elezioni europee con il 40%, il premier annuncia che ci vogliono 1000 giorni per fare una serie di cose e chiarisce il percorso della riforma delle giustizia. Dopo avere erogato gli 80 euri, avere “avviato” la riforma elettorale, quella istituzionale e quella della PA, del Fisco, del Lavoro, mette in cantiere 12 punti per la giustizia. Sorridendo, un po’ goliardo e strafottente. Se uno compara 100 giorni a mille è 10 volte meno di quanto promesso al momento dell’insediamento. Se invece uno confronta col passato tutto viaggia, tra decreti e disegni di legge delega a velocità 20 volte superiore a quella degli ultimi venti anni. Già ma cosa ne viene fuori? Un criterio di giudizio è quello suggerito da Massimo Cacciari con la consueta ruvidità: “spesso le norme sono un casino ma sarà sempre meglio di quello che c’era prima”.
Quelli che si lamentano e criticano metodo e sostanza di quel che avviene hanno le loro ragioni. Sono “realisti”: non pensano che l’Italia possa cambiare radicalmente e in tempi brevi anche perché le resistenze (ognuno dice “degli altri”) sono tantissime e il Parlamento non corrisponde certo ai voti degli italiani per il cambiamento e al mandato ricevuto. Un “ventina” tra Minei, Chiti, Quagliarelli e Minzolini si trovano in ogni condominio e possono fermare molto. Per far fronte a tutto questo, Renzi sta instaurando un nuovo “regime”, nel senso migliore del termine. In campo scientifico “regime” indica la presenza di un fenomeno o di uno stato fisico che influenzano in modo significativo l’ambito di una certa ricerca. Il presidente del Consiglio impone il regime della scena pubblica e comunicativa per imporre la sua agenda, le sue idee e proposte nel modo più semplice e clamoroso. Una rivoluzione che cambia spesso anche tempi e orientamenti con grande pragmatismo, impone anche le sedi e i tempi più opportuni. Sa bene che le truppe del nemico sono agguerrite, ma appesantite anche se non hanno nulla da perdere e così le obbliga ad emergere dalla jungla dei distinguo a confrontarsi con moschetti e vecchie uniformi in pubblico. Sfida un sistema di “istituzioni” costituzionali e extra-costituzionali nella arena pubblica, ne impedisce il ritiro dal campo dopo i colpi portati. Non nasconde gli obbiettivi e non lesina contrattacchi, gentili solo nel sorriso, ma spietati nella sostanza.
È solo? Dipende dai punti di vista. Ha una linea confortata più volte dalla maggioranza del partito, da una maggioranza, più risicata, di parlamentari, le altre forze parlamentari girano attorno alla sua agenda e spesso si controbilanciano dando più forza al progetto. Nella società le sue indicazioni e la sua determinazione sono molto apprezzate, lo stesso in gran parte d’Europa. Non ha un establishment predeterminato, sceglie persone di cui si fida, che però mette alla prova. Rifugge le relazioni che diventano vincoli. Obbliga la sua classe dirigente a una sfida senza coperture e senza rete. Evita accuratamente di restare impigliato in cerchie, in vicende locali di partito: a questa nuova responsabilità del capo dell’esecutivo vorrebbe anche far corrispondere norme (o procedure) “tagliola” che semplifichino iter e peso dei provvedimenti e allentino la corda dello stato sui cittadini.
Insomma un regime rispettoso delle regole formali, ma mobile e imprendibile sul piano di quelle informali. Una guerra di movimento i cui esiti si vedranno e giudicheranno (nelle urne?) al tempo previsto: 1000 giorni.
Massimo Micucci
- See more at: http://www.thefrontpage.it/2014/07/04/il-regime-di-renzi/#sthash.ovVzMQ9W.4TGXQ5CE.dpuf

Nessun commento: