lunedì 28 luglio 2014

Criticare Renzi

27 luglio 2014
E’ banalmente vero che i tantissimi critici di Matteo Renzi ne aiutano la popolarità. Renzi ha invece bisogno di critici e di opposizione ma non di quella dei sopravvissuti. Una leadership ed una rivoluzione non si rafforzano solo sugli errori del passato. La rottura radicale con l’Italia dei vecchi arnesi ( di cui in Parlamento abbiamo una plateale rappresentazione) è condizione necessaria ed ha una forza straordinaria. Qualunque cosa faccia, per poco e male che sia, sarà sempre meglio di quello che c’era prima. Il divario con le aspettative sollevate, i controversi risultati nella crisi sono un misuratore ingannevole. Gli Italiani sono disposti a dargli credito finché farà il contrario di quelli che c’erano prima, e forse si accontentano di un governo che non faccia loro dei “dispetti”. Non basta ? Certo che non basta. Ci vorrebbe una classe dirigente, un Parlamento e dei partiti , che non si limitassero a giocare per sè, ma che sapessero prenderlo sul serio. Dunque escludiamo i “Mineo, Chiti, e Minzolini”, perché sono la dimostrazione del teorema “Meglio Renzi che morti”. Ci vorrebbe un centrodestra degno di questo nome, fatto di Tories presentabili e almeno in parte politicamente onesti, liberali e contemporanei. Magari con uno straccio di leadership. In secondo luogo sarebbero utili dei critici lungimiranti, anche interni alla sua parte, che siano capaci di “incalzare Renzi” sul suo programma. Di questa roba non c’è traccia. Il centrodestra è diviso tra nostalgici ed esorcisti del Cavaliere. La loro voce sale di tono solo sullo scivoloso terreno del ruttino “etico”, contro i matrimoni gay o cose di cui un tory inorridirebbe. Sull’altro fronte (a parte i giapponesi nella giungla) ci sono i liberal-puntigliosi, gli spin doctor della minchia, gli esegeti di Tony Blair, i promettitori di paradisi della libertà di impresa. Quelli che al mattino fanno i guardiani delle coperture con i sacri protocolli di Cottarelli e alla sera si ammucchiano sullo strapuntino di un nuovo centro destra con Passera. Promettendo agli Italiani 400 miliardi di euro. Bibidi bobidi bu. Acquartierati nei think tank, implacabili sui social-cosi, luminescenti al fosforo nelle università dove si studia in inglese per restare presuntuosi in Italiano, sproloquiano su cose di cui non capiscono una mazza. Per esempio di europa e di politica estera. “Ci vuol altro che la Mogherini per l’Europa” . “Perché non prendiamo posizione contro Putin”, “Cosa dice sui Marò”. L’Italia di Renzi e Mogherini è in linea con la Germania, ed è tutta l’Europa ad avere un problemone. Quelli che “in Medio Oriente vuoi mettere con Andreotti! “ , ma anche con Reagan e con il Regno Unito del dopo guerra! Ma si sono accorti gl spulciatori di hashtag, che non c’è più una leadership mondiale di nessun tipo? Due ex super-potenze sono potenze a portata variabile e non sono nemmeno più due. Non circola una sola idea nuova a livello globale e dopo aver confutato e sprecato tutte le teorie (hard power, soft power, smart power, tech-diplomacy) resta una enorme e sanguinosa matassa di conflitti. Da Obama alla Clinton, passando per l’UE, forse non è giusto dire che le hanno sbagliate tutte, ma non ne ha funzionato nessuna. Un leader diverso dal passato propone chiari valori di riferimento, un sano pragmatismo, molti interrogativi, ma anche una certa lungimiranza non ci sta male. Se sbaglia almeno lo fa provando ad uscire dalla paralisi e dall’impotenza della politica. La ventata di “confusione” e franchezza portata da Renzi a Bruxelles ha riaffermato il primato della politica contro la burocrazia, i diplomatismi ed i ragionieri. L’unica via, incerta, per salvare quel che resta di questa stracciata comunità.
Un esempio. Qualcuno ha considerato fuori dal timing il viaggio in Mozambico, Angola e Congo. Che sciocchezza: l’Europa è in drammatico ritardo sul vero “hub” del futuro che è l’Africa. Cosa di cui da almeno 10 anni si sono accorte la Cina e la finanza Araba, e ben poco gli USA. Renzi è il solo leader europeo ad aver dato una priorità post-umanitaria al continente più ricco di risorse, novità e rischi dell’intero pianeta. Molto più delle prefiche self-referred che da trent’anni si stracciano le vesti facendo la spola in Medio Oriente. In questo quadrante, oltre ad una ferma protezione della esistenza dello Stato di Israele, per fare avanzare la pace bisogna avviare un cambiamento di rotta: una specie di concertazione mediterranea, anche militare, per la democrazia, la stabilità e la libera circolazione. Cominciando a proporre con fermezza nuovi criteri, vantaggi e svantaggi, alla Turchia e all’Iran. Parlandone in Europa (ecco perchè Mrs o Ms Pesc sono importanti e dovrebbero essere innovativi) e nella Nato. Le violazioni di un quadro esteso di legalità e convivenza, a sud come nel caso Ucraino, debbono avere un costo, in casi estremi anche con le sanzioni. Un nuovo regime di sicurezza si può promuovere solo quando i padroni del petrolio e del gas capiranno che la loro chiusura costa. Non con le dichiarazioni roboanti, ma con approvvigionamenti alternativi, collaborazione con altre aree come l’Africa, estraendo gas e petrolio dal Mediterraneo e tagliando col passato.
In questa nuova situazione Il profilo di Renzi sembra assai meno “unfit” di quello degli sbrodoloni analogici e degli columnist-strateghi alle vongole. Per fortuna avremo presto analisti e politici più dinamici e competenti che sapranno criticare per il verso giusto e ce n’è bisogno.

Massimo Micucci
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