martedì 11 febbraio 2014

Ho letto la anti-Hate-Speech Law di Alessandra Moretti

Ho una pregiudiziale positiva per i neo parlamentari. Anzi ce l’avevo. Col testo proposto da  Alessandra Moretti, sull’odio on line chiarisce che i deputati del PD  (ove o under 35) han fatto un autogol gravissimo. Nella premessa della legge ad esempio si cita una sentenza sul caso Google Vividown che è stata poi totalmente rovesciata con piena assoluzione dimostrando che il  web non è un territorio senza regole. Lo dimostrano anche altre sentenze recenti. Ma il fascino discreto delle manette è irresistibile. Sbagliata la premessa, sbagliata la conseguenza: tre regolette da discutere non solo e non tanto in punta di diritto , ma proprio per l’intento e la cultura che sottendono e diffondono.



Protezione dei minori chi si sottrae dalla lotta…
I genitori di quei minori che si registrandosi su Facebook, Googleplus, Instagram, Badoo, Google Play, Amzon, Netlog etc si fingano maggiorenni, possono ottenere la revoca dei dati dai provider. Non importa se i figli abbiano male agito, non importa se siano protetti dalle politiche di servizio, non importa se siano incorsi o no in violazioni di leggi o regolamenti. Se fotografi su Instagram la manifestazione, o la fidanzata ed hai scritto che hai 19 anni e ne hai 17 e tuo padre non è d’accordo (con la manifestazione o con la fidanzata) ti può “levare da Instagram” e da tutti i social-cosi. Chiaro. Si dice ma è per responsabilizzare. Ma se il rischio è che un minore  trucchi la sua età la conseguenza per i providers per evitare rogne sarà di chiedere l’identità a 2 milardi di persone che navigano sulla rete? Cosa che invece avviene solo quando in ballo ci siano denari o altre transazioni. Come se chiedessimo a tutti la patente prima di salire in macchina perché potrebbero mettersi alla guida senza averla. Come chiedessimo il permesso ai genitori per qualunque viaggio in treno o in auto perché i minorenni possono viaggiare verso la perdizione. Siamo avanti è la prima legge contro la bugia e l’anonimato, seguiranno le parolacce e i rutti. Solo on line chiaro.
La responsabilità genitoriale c’è già e giustamente a che serve rafforzarla solo su internet ? Affidandola a strumenti amministrativi coattivi e preventivi? Se la figliola ti frega i soldi dal portafoglio per fare il pieno al motorino, educala e guardati il portafoglio. Non chiudi la pompa di benzina.
Insomma somiglia molto a quel provvedimento sulla abolizione dell’anonimato che già la Carlucci provò a propinarci nel 2009
Poi c’è il diritto alla privacy e all’oblio ( c’è già dovizia di leggi) Un articolo arriva a determinare che in caso di inadempienza delle correzioni richieste il sito o il post lo chiude o oscura il Garante per la privacy.
Nell’ Italia digitale che delineano i nostri esuberanti legislatori a loro insaputa, quelli delle tasse in un solo paese, l’autorità  amminstrativa per le Comunicazioni si sostituisce ai poliziotti e ai giudici, in caso di violazione di diritti e senza possibilità di difesa,   il garante Soro che garantisce ai dirigenti pubblici che i  loro stipendi non siano indicizzabili, chiude la bocca a chi pensa di voler parlare ancora di Scajola e della sua Casa. Taci o Soro ti “banna”
Infine c’è l’inasprimento delle pene pecuniarie per ingiuria e diffamazione,  se on line. Perché sia peggio diffamare da un account twitter con 3 follower, solo perché elettronico, invece che con un bocca a bocca lo sa iddio. Ma siamo nel paese delle pene promesse e delle leggi inapplicate e inapplicabili. Si vede che è un destino. Le leggi servono a “dare un segnale”. Qui si capisce solo lo sforzo pervicace e costante di “allineare” Internet ai media tradizionali , considerando  sempre e solo le idee degli editori ( che dovrebbero baciare i piedi di chi ha diffuso la rete per i soldi che fanno con i media on line)
Non “un’ idea, un concetto.. un idea”.. sulla necessità di accrescere l’educazione digitale, la capacità di un uso critico dei media vecchi e nuovi, sulle immense possibilità che le tecnologie offrono. Gli Italiani, parlamentari e non, troppo spesso di internet e dei vari software usano solo il copia e incolla.. dal mondo analogico da cui vengono e di solito fanno pasticci a loro insaputa. E’ avvenuto con la web tax, si è perpetrato con il regolamento dell’Agcom, s’è reiterato cercando di trasformare l’Agcom in agenzia delle entrate dei diritti on line con  un decreto a caso. La Web-Hate-Law  di Sanna, Moretti & C  è come la Web Tax Reloaded. Non è da correggere è da evitare.


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