sabato 22 febbraio 2014

Una giornata spirituale

Mentre stava per nascere il governo più giovane della storia d'Italia, ho vissuto una giornata particolare. Nel pomeriggio abbiamo salutato Gianni Borgna ed ho rivisto la piccola storia che abbiamo modestamente vissuto. Una mappa delle istituzioni culturali di Roma, quelle vere durevoli portano il segno di quest'uomo poco conosciuto e molto efficace. Un giovane maturo e coltissimo di quegli anni 70 ha fatto una rivoluzione "virale", come non si diceva allora , che ora è dappertutto..stabilizzando lo scandalo dell'effimero nicoliniano. Riguardando le facce di chi lo ha affiancato , piangendo un po' con loro ed un pò abbracciandoci ho trovato consolazione e orgoglio. Poi non ho resistito più e tornando ho pensato "cosa resterà". Ho guardato la sua foto poggiata sul pavimento della Protomoteca prima di uscire.  Poi là fuori ho guardato in alto. Il pensiero mio di laico, non credente vola ogni tanto verso il "cosa resterà".  A sera su una bella terrazza capitolina ho incontrato un signore meno giovane di Gianni e più fortunato che negli anni 70 di la dall'oceano leggeva Allen Ginsberg, come Gianni. Si chiama Vinton Cerf. Ha inventato Internet mentre il mio amico faceva attuale la cultura, abbassando drasticamente la soglia tra quello scrigno millenario di Roma ed il popolo. Sulla terrazza aperta sulla notte dei Fori, monsignor Celli spiegava a Vint Cerf perché Papa Francesco ha definito Internet un "dono di Dio". Con le parole chiave "condivisone , relazione " all'interno di quella che ha definito "mistica della condivisione" . "Il prossimo è anche molto lontano" , ovunque, ed Papa crede che la speranza è più forte del male. Anni fa l'amore per ciò che era pensiero critico, per Pasolini , per Nietzsche veniva via via condiviso con noi, da chi faceva parte della nostra comunità e poi aperto a tutti.  Quella rete brillante di "luoghi", di storie e di occasioni "di condivisione" è, come la rete tech, ciò che resta anche di quella comunità nello spirito dei tempi. Sembra che il nuovo Papa, come il vecchio e saggio tecnologo, come alcuni nuovi compagni di strada lo sappiano bene. Le istituzioni umane hanno spesso paura, gli esseri umani no. Non sempre. Seguendo questo pensiero, stamattina , vedendo nuove persone, tante donne, colori e i figli piccoli, tra le  vecchie cerimonie ed i cerimonieri di Palazzo , finalmente ho sorriso.    
Massimo Micucci 

domenica 16 febbraio 2014

It’s time to reform government surveillance laws [feedly]




It's time to reform government surveillance laws
// Google Public Policy Blog
Posted by Susan Molinari, VP Public Policy 

The revelations about government surveillance practices—both in the U.S. and globally—over the past eight months have sparked a serious and overdue debate about the nature and scope of existing laws and programs. Today, many organizations and companies are participating in "The Day We Fight Back," a series of events and awareness campaigns highlighting the urgent need for surveillance reform around the world.

Google recognizes the very real threats that the U.S. and other countries face, but we strongly believe that government surveillance programs should operate under a legal framework that is rule-bound, narrowly tailored, transparent, and subject to oversight.

In December, along with other technology companies, we unveiled a set of government surveillance reform principles that address many of the recent concerns around government surveillance. In Congress, Representative Sensenbrenner (R-Wis.) and Senator Leahy (D-Vt.) have introduced legislation—the USA Freedom Act—that would codify many of these principles. As they both noted when introducing this bill, government surveillance programs "have come at a high cost to Americans' privacy rights, business interests and standing in the international community."

The USA Freedom Act reflects some of the key recommendations made by the President's Review Group on Intelligence Communications and Technologies as well as the Privacy and Civil Liberties Oversight Board. We support this legislation and we urge Congress to enact it into law.

But there's more that can be done as we consider appropriate reforms to government surveillance laws. Congress should update the Electronic Communications Privacy Act (ECPA) to require governmental entities to obtain a warrant before they can compel online companies to disclose the content of users' communications. Legislation introduced by Senators Leahy and Lee (R-Utah) in the Senate and Representatives Yoder (R-Kan.), Graves (R-Ga.), and Polis (D-Colo.) in the House would achieve that goal. More than 100 companies, trade associations, and consumer groupsand more than 100,000 Americans—have signed on to support this important update to ECPA, which no longer reflects users' reasonable expectations of privacy.

We will continue to press Congress to adopt these important measures, which would represent significant progress in the broader effort to reform government surveillance laws. If you want to receive updates from us, please visit google.com/takeaction and sign up.


----
Shared via my feedly reader

martedì 11 febbraio 2014

Ho letto la anti-Hate-Speech Law di Alessandra Moretti

Ho una pregiudiziale positiva per i neo parlamentari. Anzi ce l’avevo. Col testo proposto da  Alessandra Moretti, sull’odio on line chiarisce che i deputati del PD  (ove o under 35) han fatto un autogol gravissimo. Nella premessa della legge ad esempio si cita una sentenza sul caso Google Vividown che è stata poi totalmente rovesciata con piena assoluzione dimostrando che il  web non è un territorio senza regole. Lo dimostrano anche altre sentenze recenti. Ma il fascino discreto delle manette è irresistibile. Sbagliata la premessa, sbagliata la conseguenza: tre regolette da discutere non solo e non tanto in punta di diritto , ma proprio per l’intento e la cultura che sottendono e diffondono.



Protezione dei minori chi si sottrae dalla lotta…
I genitori di quei minori che si registrandosi su Facebook, Googleplus, Instagram, Badoo, Google Play, Amzon, Netlog etc si fingano maggiorenni, possono ottenere la revoca dei dati dai provider. Non importa se i figli abbiano male agito, non importa se siano protetti dalle politiche di servizio, non importa se siano incorsi o no in violazioni di leggi o regolamenti. Se fotografi su Instagram la manifestazione, o la fidanzata ed hai scritto che hai 19 anni e ne hai 17 e tuo padre non è d’accordo (con la manifestazione o con la fidanzata) ti può “levare da Instagram” e da tutti i social-cosi. Chiaro. Si dice ma è per responsabilizzare. Ma se il rischio è che un minore  trucchi la sua età la conseguenza per i providers per evitare rogne sarà di chiedere l’identità a 2 milardi di persone che navigano sulla rete? Cosa che invece avviene solo quando in ballo ci siano denari o altre transazioni. Come se chiedessimo a tutti la patente prima di salire in macchina perché potrebbero mettersi alla guida senza averla. Come chiedessimo il permesso ai genitori per qualunque viaggio in treno o in auto perché i minorenni possono viaggiare verso la perdizione. Siamo avanti è la prima legge contro la bugia e l’anonimato, seguiranno le parolacce e i rutti. Solo on line chiaro.
La responsabilità genitoriale c’è già e giustamente a che serve rafforzarla solo su internet ? Affidandola a strumenti amministrativi coattivi e preventivi? Se la figliola ti frega i soldi dal portafoglio per fare il pieno al motorino, educala e guardati il portafoglio. Non chiudi la pompa di benzina.
Insomma somiglia molto a quel provvedimento sulla abolizione dell’anonimato che già la Carlucci provò a propinarci nel 2009
Poi c’è il diritto alla privacy e all’oblio ( c’è già dovizia di leggi) Un articolo arriva a determinare che in caso di inadempienza delle correzioni richieste il sito o il post lo chiude o oscura il Garante per la privacy.
Nell’ Italia digitale che delineano i nostri esuberanti legislatori a loro insaputa, quelli delle tasse in un solo paese, l’autorità  amminstrativa per le Comunicazioni si sostituisce ai poliziotti e ai giudici, in caso di violazione di diritti e senza possibilità di difesa,   il garante Soro che garantisce ai dirigenti pubblici che i  loro stipendi non siano indicizzabili, chiude la bocca a chi pensa di voler parlare ancora di Scajola e della sua Casa. Taci o Soro ti “banna”
Infine c’è l’inasprimento delle pene pecuniarie per ingiuria e diffamazione,  se on line. Perché sia peggio diffamare da un account twitter con 3 follower, solo perché elettronico, invece che con un bocca a bocca lo sa iddio. Ma siamo nel paese delle pene promesse e delle leggi inapplicate e inapplicabili. Si vede che è un destino. Le leggi servono a “dare un segnale”. Qui si capisce solo lo sforzo pervicace e costante di “allineare” Internet ai media tradizionali , considerando  sempre e solo le idee degli editori ( che dovrebbero baciare i piedi di chi ha diffuso la rete per i soldi che fanno con i media on line)
Non “un’ idea, un concetto.. un idea”.. sulla necessità di accrescere l’educazione digitale, la capacità di un uso critico dei media vecchi e nuovi, sulle immense possibilità che le tecnologie offrono. Gli Italiani, parlamentari e non, troppo spesso di internet e dei vari software usano solo il copia e incolla.. dal mondo analogico da cui vengono e di solito fanno pasticci a loro insaputa. E’ avvenuto con la web tax, si è perpetrato con il regolamento dell’Agcom, s’è reiterato cercando di trasformare l’Agcom in agenzia delle entrate dei diritti on line con  un decreto a caso. La Web-Hate-Law  di Sanna, Moretti & C  è come la Web Tax Reloaded. Non è da correggere è da evitare.


venerdì 7 febbraio 2014

Lobbista col Sito degli Altri

Dopo aver scritto al presidente della Camera di Maio incoraggiandolo a regolamentarele attività e le presenze dei lobbisti, e dopo gli avvenimenti di questi giorni alla Camera leggo che alcuni deputati PD Michela Rostan,  Massimiliano Manfredi e Giorgio Piccolo, si sono mossi  “per denunciare il conflitto d'interessi nel Movimento 5 Stelle”. Hanno inviato una lettera alla Presidente della Camera Laura Boldrini su un punto lasciato troppo in ombra, l’oscuro rapporto tra Casaleggio e i parlamentari.  “Ciò che rileva, - secondo i parlamentari  è che l’azienda sopra richiamata, (Casaleggio e associati srl) sarebbe proprietaria, direttamente o indirettamente del sito beppegrillo.it e dei siti lafucina.it e tzetze.it.” dove si finisce per forza quando si passa da beppegrillo.it
“Caso vuole che immediatamente dopo le visite presso la Camera di Gianroberto Casaleggio, il Gruppo del M5S abbia dato vita a condotte politicamente e mediaticamente a dir poco clamorose e plateali, spesso in violazione del Regolamento della Camera, che hanno portato ad un incremento dell’attenzione dell’opinione pubblica dedicata al Movimento...Tali siti, a seguito di tali plateali condotte, hanno registrato picchi di visite senza precedenti, con conseguente aumento vertiginoso dei ricavi garantiti dagli inserzionisti del blog, anche attraverso il sistema del c.d. “advertising pay per clic”. Effettivamente una relazione oggettiva tra visibilità, e raccolta pubblicitaria c’è. Non è che Casaleggio dà una spintarella ogni tanto? Se poi si pensa che durante la legittima battaglia contro la decisione sulla Banca d’Italia, con l’accusa di svenderla alle banche private, il banner più evidente sui  quei siti era quello di “Chebanca”, proprietà Compass e gruppo Mediobanca si resta un pò sconcertati.. O Casaleggio è lobbista a sua insaputa o ci sono lobbisti col sito degli altri.
Concludo anche a difesa della ragioni del cittadino di Maio, si può sapere perchè l’imprenditore Casaleggio ha un accesso privilegiato e riservato al gruppo ? E’ un consulente magari gratuito del gruppo. Che differenza c’è allora con Tivelli che era consulente gratuito della Camera? Fa solo i suoi interessi? Come ? E’ un fornitore o un cliente  del Movimento a 5 Stelle? Esercita una influenza su funzionari pubblici spingendoli (come insinuano i parlamentari del PD) a violare doveri regolamentari per ottenere un vantaggio? Come evita di incorrere nel reato di traffico di influenze?
Noi restiamo senza cartellino ma ci sorge un dubbio: uno vale uno vuol dire #fuorilobbisti meno uno il nostro ?  

Massimo Micucci