venerdì 22 novembre 2013

Il Pd non ha forza per scindersi

Il Pd non ha forza per scindersi

Della sua organizzazione territoriale è rimasto nulla 
 di Goffredo Pistelli  

Era uno di quelli che, alla metà degli anni '70, fra i giovani comunisti del Pci romano, discuteva se occorresse essere «antimonopolisti» piuttosto che «anticapitalisti», se cioè si trattasse di lottare per un sistema più regolato, ma standoci dentro, oppure si dovesse contestarlo tout-court.
Fra i primi c'erano gli amendoliani, la destra del partito, gente come Giuliano Ferrara, Domenico Cossutta, il figlio del futuro leader rifondarolo Armando. A loro si opponevano i più movimentisti Paolo Franchi, oggi firma del Corriere, Giulia Rodano (oggi post-dipietrista), Ferdinando Adornato (oggi Udc). E Massimo Micucci, romano classe 1954, stava, giovanissimo, fra questi ultimi. Pochi anni dopo sarebbe stato atteso a un lungo excursus nel Pds e nei Ds, fino al famoso staff dalemiano di Palazzo Chigi. Oggi, abbandonata la politica, fa il lobbista nella sua società, Reti Spa, con uno che ha una storia politica molto simile: Claudio Velardi. Abbandonata la politica, si diceva, ma non la passione per la politica, che mette nel suo blog, mondopiatto.blogspot.com e su twitter dove è @buzzico. Come molti altri di quella stagione è diventato un acceso riformista.
Domanda. Micucci, lei che negli antecedenti piddini è stato immerso, vede possibile una scissione del partito, come qualcuno comincia ad dire senza generare troppo scandalo?
Risposta. Francamente può essere una minaccia ma è assolutamente spuntata. Ma se ne parlerà ancora. Di più se il risultato di Matteo Renzi, l'8 dicembre ai gazebo, dovesse distanziare a di molto quello dei circoli e degli iscritti.
D. Quindi lei è scettico?
R. Assolutamente, non c'è ciccia, c'è poco da scindere. Della organizzazione territoriale del Pci, che è forse ancora nell'immaginario di qualcuno, non è rimasto niente. Una scissione può avvenire in un corpo grosso, ancorché acciaccato. Ma qui il corpo non c'è.
D. E che cos'è restato?
R. Un'organizzazione residuale, che si sveglia per le elezioni, per le primarie. Walter Veltroni l'ha chiamata, mi pare, «democrazia di convocazione». Guardi, ho partecipato al congresso, essendo iscritto al circolo di viale Mazzini della Capitale_
D. Ci racconti_
R. È un circolo importante: quello di Massimo D'Alema, della «cellula giustizia» ( i lavoratori del tribunale di Piazzale Clodio, ndr). Lo chiamavano «l'Atene del Pci», mica scherzi. E il congresso lì è pure riuscito, ma alla discussione, alla presentazione delle mozioni cioè, c'era una settantina di persone. E il congresso per il segretario provinciale, di pochi settimane prima, s'era risolto in un'assemblea triste e lamentosa.
D. Ma anche nei piccoli numeri, la scissione non può starci?
R. Ma no, paradossalmente è più interesse allo scontro politico generazionale Renzi-D'Alema. Anche fra i giovani che seguono Gianni Cuperlo, per esempio, il tutto viene visto più con rassegnazione che con la rabbia del tradimento ideale.
D. Renzi, che lei ha sostenuto pubblicamente, come si sta comportando? Ha commesso passi falsi?
R. È una persona che ho cominciato a seguire nel 2009. Avevo letto un sondaggio che lo dava terzo nelle primarie del Pd fiorentino per la candidatura a sindaco, e invece vinse alla grande. È uno determinato, veloce, uno che rimette al centro la politica con un modo di fare e un linguaggio che sono lontanissimi dai nostri.
D. Per forza, le direbbe qualcuno, è democristiano_
R. E non è neppure così! È nato lì ma di è una pasta completamente diversa. Una via di mezzo fra un politico e un manager, svelto e sveglio. Uno che non ha l'ossessione della costruzione tattica del medio-lungo periodo, tipica della nostra generazione per esempio. È il contrario di Dalemoni (D'Alema più Berlusconi, riferito all'allora premier diessino, ndr), ragiona in un altro modo. D'altra parte ho sentito io dire a Tony Blair, in una conferenza, che «un leader non può programmare niente» Lui, Renzi, è così.
D. Se la società è liquida, figuriamoci la politica_
R. Sì liquida, o mobile. L'economia soprattutto, la politica certo.
D. È per tornare al dibattito del circolo Mazzini, lei è intervenuto?
R. Certo. Ricordando ai cuperliani che Renzi, oggi, dice quello che diceva D'Alema anni fa e che, per tanto, trovo curioso che l'avversino.
D. Un attimo: il Renzi di oggi come un D'Alema d'annata?
R. Ho citato il congresso Pds del febbraio 1997, che mi ricordo molto bene. D'Alema tenne un discorso, tra l'altro scritto con Cuperlo, molto duro sul rischio del partito di restare schiacciato su pensionati e occupati. Toccò il tema della riforma previdenziale, parlò di flessibilità.
D. Un David Serra (il finanziere di Algebris che, all'ultima Leopolda, è stato durissimo sul sistema previdenziale italiano, ndr) antemarcia_
R. Infatti ci fu una polemica durissima. Alla fine dell'intervento, D'Alema fu circondato dai sindacalisti che lo contestarono, e Sergio Cofferti, leader della Cgil che Veltroni e Romano Prodi, al governo, ascoltavano molto, lo sfidò pubblicamente.
D. Non male, considerando che sono passati 16 anni. Senta, Renzi però preoccupa anche qualche riformista, per un certo eccessivo riposizionamento a sinistra. Lei è tranquillo?
R. Distinguerei la partenza della campagna a Bari, che forse era un contesto un po' confuso, dalla Leopolda. A Firenze c'è stato il vero Renzi. Il suo discorso è stato chiarificatore.
D. Che cosa l'ha colpita?
R. Un leader della sinistra non ha mai detto prima le cose che ha affermato lui sulla giustizia, partendo dal caso di Silvio Scaglia (l'amministratore Fastweb, prosciolto dopo un anno di arresti, in carcere e domiciliare, ndr).
D. Bilanciando un po' anche le cose dette sull'amnistia_
R. Sì, anche perché non ti puoi schierare sulla responsabilità civile dei magistrati, e sulla carcerazione preventiva, se non hai un consenso. Sull'amnistia la pensa così il 95% degli Italiani, purtroppo. E poi comunque, aldilà dei proclami, restano gli atti di governo di Renzi sindaco.
D. Per esempio?
R. Beh, s'è scontrato coi sindacati per le chiusure festive, ha privatizzato i trasporti, ha fatto gli inceneritori, ha voluto la Tav a Firenze, s'è dichiarato contrario alla gestione pubblica dell'acqua, tema sul quale anche Pier Luigi Bersani aveva cambiato parere_
D. Anche lei, come il suo amico Velardi, pensa che dovrebbe strutturarsi di più?
R. Magari staff come quelli di Blair. Di cui facevano parte persone che non sono diventate parlamentari o qualcos'altro. In ogni caso qualcosa che puoi cambiare, degli sparring partner su certi temi. Renzi mi pare che rifugga dalle relazioni personali strette che si trasformeranno in un vincolo quando starà a lui dare le carte. Ha ragione, non si vuol fossilizzare: pésca, cambia, vuole avere input sufficienti e credibili.
D. Si appoggia molto ai sindaci_
R. Che gli danno forza, per esperienza e capacità di governo ma anche qualche debolezza: con l'amministrazione centrale, quella romana dei ministeri, i primi cittadini anche più esperti sono deboli. Quelli se li magnano.
D. E sul partito, secondo lei che dovrà fare? Sbaraccare tutto?
R. Più sbaraccare le persone, deve ridimensionarne il ruolo. Lo dice anche Fabrizio Barca quando parla di un eccesso di funzione dello Stato che porta un eccesso di ceto politico. Per il partito è lo stesso. Il Pd deve essere dei cittadini: Renzi li convochi alcune volte, ma non stia lì a consultare continuamente. Il voto glielo danno perché faccia. Semmai lo dinamizzi, lasci entrare uno po' la società, lasci spazio.
D. Per esempio?
R. Un partito che accompagna, un partito gentile. Un esempio banale: quando i genitori devono tirar fuori soldi per le scuole dei figli, dalle fotocopie alla carta igienica ecc ecc., il partito non stia a fomentare, ma a cercare soluzioni. Del tipo studiare come quei soldi possano essere scaricati dalla dichiarazione dei redditi. Un partito che capisca che la politica è fondamentale ma non ha primato sul resto.
D. L'uomo nuovo, che volevate fare da giovanissimi, non si forgia più_
R. No, per carità. Deve essere un Pd rispettoso, se «si impanca» non serve. Ci vuole più di società che militanza.
D. Niente a che vedere col modello di Barca, appunto
R. Figurarsi. Lui crede nella funzionalità di programmazione da parte dello Stato, vede un partito che forma gli uomini migliori, un'Ena (la scuola dei dirigenti pubblici francesi, ndr) della politica.
D. Una volta che Renzi sarà segretario, comincerà il countdown per Enrico Letta e il suo governo?
R. Credo che il sindaco cercherà di andare d'accordo, troverà una convivenza con Letta. Anche perché credo che il premier difficilmente entrerà alla competizione con Renzi. Oggi, la forza elettorale che ha il sindaco, con qualunque sistema elettorale, non ce l'ha nessuno. E forse è pure sottovalutata.
D. Dunque sarà Renzi contro Beppe Grillo?
R: Nel Paese, senza dubbio. Anzi Renzi ha argomenti anticasta che possono intercettare uno certo elettorato di centrodestra in libera uscita. È anche radicale ma più credibile di Grillo.
© Riproduzione riservata

lunedì 18 novembre 2013

Una letterina dal vero Babbo Natale con auguri di Buon Natale da 6,99 euro. Con Amore.. dal Circolo Polare Artico!

 
Una letterina dal vero Babbo Natale con auguri di Buon Natale da 6,99 euro. Con Amore.. dal Circolo Polare Artico!

C'è posta per te... dal Circolo Polare Artico

Mentre il tuo cucciolo e la principessa di casa scrivono la loro letterina, organizza qualcosa di speciale sorprendendoli con la letterina personalizzata del vero Santa Claus spedita direttamente dall'Ufficio Postale all'interno del Villaggio di Santa Claus, sul Circolo Polare Artico: lo stesso che ogni anno riceve milioni di lettere da tutto il mondo!

Sulla busta di ogni letterina spedita c'è uno speciale francobollo da collezione e il timbro postale originale di Babbo Natale... ma la magia non finisce qui! Ci sarà anche la possibilità di far menzionare a Santa Claus il nome del mittente. 

Chi ha detto che il Natale è solo una festa per i bambini? Con un argomento ogni anno sempre diverso, la letterina in italiano è a scelta tra quella per bambini da 0 a 13 anni o per adulti da 14 a... 103 anni. Puoi trovarla anche in tante altre lingue e scegliendo la letterina GOLD potrai personalizzarla completamente.

"Caro Babbo Natale, quest'anno vorrei poter ricevere tanti regali, specialmente quelli che desidero di più... come quell'orsacchiotto che mi piace tanto abbracciare quando dormo, e magari anche qualche cioccolata. Giuro che sono stato buono!"

Babbo Natale ormai non se lo ricorda più quante letterine riceve ogni anno da tutti i bambini del mondo... ma una cosa è certa: quest'anno sarai tu a ricevere una letterina da lui!

Lettera di auguri e… lettera di solidarietà!

Acquistano qualsiasi lettera da letteradasantaclaus.com sosterrai la Fondazione dell’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. Ti ringraziamo per il tuo sostegno e ti invitiamo a scoprirne di più sulla Fondazione Meyer al link:www.ioaiutoilmeyer.it

Copyright 2013 · All rights reserved.
Se desideri cancellarti da questa newsletter e non ricevere ulteriori comunicazioni di questo tipo Link di cancellazione