venerdì 6 settembre 2013

Renzi ? Meglio esigenti che schizzinosi





Il mio amico Claudio Velardi esprime fastidio per le incongruenze delle affermazioni di Renzi. Succede anche a me. Non nascondo l’entusiasmo per il Sindaco perchè ha  scompigliato le carte della politica con un piglio rivoluzionario e riformista, ma sono abbastanza smaliziato ed ipervaccinato al rischio delle “sòle”. Provo però a spiegare perchè le domande critiche ancora senza una risposta possono avere ancora una risposta incoraggiante dal movimento in corso.
1)  Mi sembra meno grave di altre la contraddizione tra l’adozione delle nuove idee di Moretti sul lavoro e l’affermazione “il mio programma è la  Costituzione”. Anche io preferirei una costituzione migliore, ma riconosciamo che non è la costituzione ad aver impedito alla politica di fare cambiamenti. l’illusione dunque che basti il cambiamento della Carta a fare il riformismo è eguale a contraria alla esaltazione di quelli che non vogliono le riforme: per fare il semipresidenzialismo che Renzi ha sposato ci si dovrà mettere mano. E’ solo fiducia? No.
2)   I contenuti: sul lavoro, sulla fiscalità sul rapporto pubblico privato Renzi ha dato prove concrete di governo nel rapporto con i cittadini, nell’amministrazione che regge. Fatti e non parole. Nei suoi libri e nei discorsi sostiene cose del tutto compatibili con un profilo riformista. Se a volte le ammanta di sempificazioni, battute è anche per farsi capire, magari per educare. Da questo punto di vista il suo progetto è ancora in uno stato nascente e magmatico, ma non mi pare abbia invertito la rotta.
3) Il tipo di partito che Renzi ha in mente. Lui ancora non l’ha detto, ma spero che “non” abbia letto, a proposito, proprio gli stessi libri di D’Alema, Cuperlo e Barca. Qui ci vuole una rivoluzione, e l'ho sentito parlare un partito partecipativo, ma più sanamente elettorale  perchè legato alle istituzioni sul territorio, e di opinione. Mi pare più innovativo di quel che ho sentito finora: in particolare la scelta del finanziamento privato che deve essere visto come una grande occasione di partecipazione ed impegno e rinnovamento. Ci sono molti esempi ovunque.
4) Unanimismo vs chiarezza. Chi ha stabilito che le numerose adesioni dell’ultim’ora saranno un condizionamento per Renzi? Potrebbe essere il contrario.  Le regole di un Congresso vero devono far corrispondere ad un candidato una linea. Se ci saranno candidati diversi, ci saranno linee diverse. Dopo le primarie passate sbaglia chi pensa ad un confronto leggero o fittizio. Sarà si spera più aperto magari meno violento, ma sarà duro e su questioni dure. Alcune di queste linee di confronto riguarderanno i referendum. Nel PD non ci si potrà astenere da un dibattito, nè dire che non servono o  lasciare totale libertà di voto: questa sarà una prova complessa per tutti.
Chi si prende Renzi per segretario e leader del partito ala fine della contesa avrà poco da offrirgli per negoziare.
5) Dal suo canto "il Renzi" è ormai un “fattore” quasi inevitabile: non può fare molto "contro" se stesso: se si “autolimita” non piglia voti dove li deve pigliare, nè a destra nè a sinistra, perchè a sinistra come a destra chi ha ancora pregiudizi  conservatori non sarà mai soddisfatto. Senza questa forza non potrà fare quello che ha in mente.
Per queste ragioni, con tutti i dubbi, preferisco essere esigente che schizzinoso

Massimo Micucci


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