martedì 20 novembre 2012

Passera, gli OTT e la guerra delle Banane

Ci va giù duro il Ministro delle Sviluppo economico, Corrado Passera, a proposito di Over The Top, grandi operatori internet che bypassano il fisco. “E’ eclatante – ha spiegato– che gente che fa lezioni ogni giorno agli altri, poi non paghi le tasse”. “Abbiamo cominciato la lotta all’evasione in altri settori, dove c'erano meccanismi al limite dell'evasione con loro è più difficile, perché sono veramente 'bravi’, anche se mi costa chiamare ‘bravo’ chi evade le tasse. Gli daremo addosso”.
Che le misure e i modi di mantenere liberi commercio e investimenti, evitando elusioni o evasioni siano in sè complesse, il governo lo sa bene, e Passera meglio, visto che gli capita di essere indagato per questioni identiche come manager bancario.
Sotto la lente del fisco sono ci sono tantissime multinazionali un pò ovunque da Apple a Novartis. Per gli OTT il tema è posto in Francia e in Germania, anche per tutte le multinazionali sospettate di aver mosso capitali e investimenti in aree di vantaggio fiscale.
Dalla libertà di circolazione e da queste preferenzialità, sono venuti notevoli fenomeni di evasione e riciclaggio, ma anche immensi investimenti e ricchezze che hanno migliorato la nostra vita. Senza l’outsourcing necessario per fronteggiare il famoso baco del millennio. l'India non capeggerebbe le statistiche dell’Innovazione. La possibilità di competere liberamente, ed insieme di mantenere un campo libero da monopoli, é cruciale per l’innovazione. Un mercato non "catturato" e fondamentale per concorrenza e sviluppo. Queste constatazioni vengono però fatte adesso che la crisi spinge i sistemi fiscali a raschiare il fondo del barile. L’interesse degli stati a raccogliere risorse attraverso il prelievo non necessariamente corrisponde a quello dei cittadini e dello sviluppo. Fino a ieri, fino a quando si è indebitata, la fiscalità di vantaggio dell’Irlanda era portata ad esempio. Oggi non più così ed è comprensibile. Per affrontare il tema dei nuovi signori della ricchezza, quelli che hanno ridefinito la società e l'economia mondiale, non basterà allineare ad Occupy Wall Street, Occupy OTT. Sarebbe utile (lo dicevo anche giá a bocce ferme) che non ripetessimo la logica tribale e giustizialista. Sennò mettiamo pure l'agenda digitale in mano alla Guardia di Finanza e aspettiamo che con i soldi degli OTT sia due volte natale e Pasqua tutto l'anno.
Se l’europa consuma tecnologie senza produrre più di tanto, é anche per la forza e l’abbrivio dei giganti americani, ma non ci nascondiamo dietro ad un dito. Non è l'elusione di Steve Jobs, se c’è stata, a far si che l’industria dei contenuti, dei sistemi e dei servizi sia così forte negli States. Nè questo ha impedito nè alla Corea né alla Cina di giocare la loro partita. La responsabilità ce l’hanno solo i governi ed i sistemi regolatori? No visto che è in Europa ed in Italia che si è sviluppata per prima e con più forza l’industria che è stata ed è uno dei booster fondamentali della innovazione e della produttività in questi anni, cioè quella della telefonia mobile. Le telcos oggi alla prova di un paradossale divario tra il business che consentono e quello che realizzano. Possono prendersela con gli OTT e svolgono una gigantesca campagna lobbistica di riequilibrio, ma perchè continuano ad inseguire chi è già avanti senza precedere? Peggio mi sento se parliamo di editoria: da quanto dura il fenomeno amazon? Fino a un anno fa Mondadori ci spiegava che con l’e-book non si sarebbe guadagnato prima di 10 anni, che i libri di carta profumano, che siamo protetti dal fatto che sono noi parliamo Italiano e che (come è avvenuto dopo un anno) bastava fare anche i soldi con un device “nostro” !
Quanto al resto dei nostri editori politici cartacei, industriali dei contenuti super televisivi e oligopolisti, prima hanno pensato che bastasse spartire una torta in due, oggi che forse son in tre ci si mette sto internet. Così hanno pensato che basta una tassa che restituisca loro un pò di soldi dai contenuti condivisi e magari anche un pò dalle connessioni internet. Non questiono, nè immagino, le conseguenze su consumatori e utilizzatori, ma l'effetto indiretto sull'industry: che bisogno c’è di sforzarsi a creare e competere, basta riscuotere. I lavoratori dell’informazione lo capiscono così bene che i giornalisti sono più invisibili dei desaparecidos. Non lo dico perchè le cose debbano continuare a stare così ma perchè con le grida ideologiche o indignate (come si dice oggi) e con le tentazioni protezionistiche, come con l’ideologia (non l’ideale) della rete libera e gratuita, non si va da nessuna parte. Una legge assurda mette un tetto agli sconti sui libri, e l'IVA sugli e-book é 5 volte quella suoi libri cartacei! Agli studenti in lotta per la scuola intanto si suggeriscono slogan contro i tablet. Un emendamento cretino ha stabilito in parlamento che il software proprietario venga messo praticamente fuorilegge nelle gare pubbliche , parlando di software da comprare quando e del cloud nessuno sa davvero nulla, se non ciò che fa paura.
Anche quest’ultimo aspetto dovrebbe farci riflettere: se tutto ciò che è contenuti e servizi verrà fruito dalla nuvola come servizio, come determineremo i luoghi della produzione se non attraendoli, della creazione se non valorizzandola? Dove saranno valore e profitto? Attaccati al terreno del mouse? Al telefonino geolocalizzato? Per chi come l’Italia non fa più industria, nè contenuti, nè servizi esportabili ed ha rinunciato a fare ricerca e tecnologia, il problema resterà e crescerà. Una battaglia impostata come la stanno impostando tutti: accelerare per concludere una cosa di soldi , o viceversa rallentare per rinviare il redde rationem servirà a poco.
C’è già stata una guerra del genere (ed in parte dura ancora) che ha coinvolto prima gli USA e il loro impero e poi l’Europa con il suo regno nascente: la guerra delle banane. Dopo avere affermato l’egemonia neocoloniale sull’America Latina e Centro America, anche attraverso il controllo dei produttori di banane (dai tempi di Queimada), gli States furono bloccati sul bagnasciuga dalla CEE con l’apertura selettiva e senza dazi alle banane dell’Africa. Gli europei mangiavano un sacco di banane, ma non ne producevano e con la scusa di aiutare l’Africa volevano riequilibrare verso l’America Latina. Risultato America a Latina ed USA si sono sviluppati meglio e più rapidamente degli stati africani ed in settori ben diversi dalla monocoltura. Noi per mangiare Chiquitas dobbiamo importarne, come acnhe tutto quel che invece è manufatto. Per tornare alla tecnologia: invece di diventare esportatori, come americani, cinesi e coreani, puntando su interazione tra industria e ricerca, su politiche serie della ricerca, sull’apertura del mercato, sui regole corrispondenti ai livelli di produttività raggiunti. Abbiamo penalizzato con tetti e misure assurde l'industria (nata in Italia) dei Content Service Provider, limitandone l'ingresso grazie all'azione congiunta di regolatori insipienti ed acuti cartelli. Oggi Docomo investe nell'intelligenza e nel dinamismo di buongiorno.it. Gli operatori telefonici hanno invece indirizzato le risorse anche del fiorente mercato della telefonia mobile a debito, consumo e un pò di marketing. Oggi le ricariche telefoniche crollano alla seconda settimana così pensiamo ad una Google Tax. Il ROI delle Reti di Nuova Generazione é troppo lontano. Davvero così lo avviciniamo? Nessuno ha esplorato nuove frontiere che non siano imposizioni sul l'esistente. Siamo salvi in Italia grazie al risparmio privato, ma siamo privi di occasioni e di destinatari di investimento produttivo che non siano start up coltivate in vitro. All'ecosistema non pensa nessuno. Pensiamo solo ad alzare qualche nuovo muro, qualche tassa magari giusta dal punto di vista redistributivo, ma se si farà senza scegliere bene , senza prendersi i vantaggi dell'economia digitale. L'innovazione costerà di più sarà raggiunta solo da chi é già avanti. Continuando a restare indietro.

Ps
Disclosure: chi scrive ha lavorato per diverse aziende multinazionali, OTT e non, ed anche per aziende telefoniche in passato , ma ciò che scrivo é a titolo personale. Mi piacerebbe che questa disclosure la facessero tutti sopratutto quando il tema investe interessi enormi.


mercoledì 7 novembre 2012

Renzi, Bersani, Vendola e Puppato Google Trends

Il baco di fondo degli open data

Molto interessante questo ragionamento, opportunamente tecnico su la reale fattibilità degli Open Data

 
 

Inviato da Massimo tramite Google Reader:

 
 

tramite alfonsofuggetta.it di Alfonso Fuggetta il 03/11/12

Ho deciso di scrivere questo post perché vedendo tante discussioni sugli open data mi rendo conto che c'è un baco di fondo che deve essere affrontato, spiegato e chiarito una volta per tutte (scusate l'ambizione). E sarò piuttosto netto, anche a rischio di spingere al limite alcuni ragionamenti. Ma credo sia quanto meno utile per ribilanciare una discussione che mi pare stia veramente divergendo.

L'interazione tra diverse componenti software è stata studiata fin dagli anni 70, quando Dave Parnas scrisse un articolo che costituisce un fondamento dell'informatica: "On the criteria to be used in decomposing systems into modules". Quell'articolo diceva che un sistema informatico deve essere costruito utilizzando i principi dell'information hiding e della separazione tra implementazione e interfaccia. In poche parole, è l'articolo che definisce alcuni dei fondamenti che hanno portato agli Abstract Data Types, la modularizzazione, la programmazione ad oggetti, C++, Java, CORBA e poi i web services.

In altri termini, si è definito il concetto di loose service coupling tra sistemi software in contrapposizione al data coupling (o common coupling) basato sulla condivisione di variabili globali. Da sempre si sa che il common coupling è una forma debole di interazione perché rende difficile l'integrazione dei sistemi, il loro sviluppo e la loro manutenzione e evoluzione.

Con gli open data, non solo si fa del common coupling, ma lo si fa su una copia dei dati, neanche le "global variable" originarie! Quindi è quanto di più contrario a ciò che 50 anni di esperienza e di ricerca in informatica ci hanno insegnato. E non è certo una soluzione dire che si "può pubblicare molto di frequente"!  Che vuol dire "frequente"? "Frequente" per chi? E chi gestisce le copie? E come si accede all'originale? … Pannicelli caldi che ignorano la questione di fondo.

Coupling

Perché siamo passati dall'assembler al C e poi al C++ e Java? Perché sono stati introdotti i Java Beans e poi i componenti e gli oggetti? Perché il grande Jim Gray studiò il concetto di transazione? Per sfizi teorici? No, perché l'esperienza innanzi tutto ci ha detto dove stavano i problemi, cosa fare e soprattutto cosa non fare. Abbiamo sviluppato quei linguaggi e quei sistemi per aumentare decoupling, information hiding, modularizzazione, componentizzazione. Perché sono stati introdotti prima CORBA e poi i web services? Per aumentare il decoupling. E per rendere il coupling sempre più basato sul "behavior", cioè sulla invocazione di servizi che rappresentano le funzioni offerte e non i dati gestiti.

Gli open data partono esattamente da un approccio opposto. Perché? Perché si sono considerate delle legittime esigenze e si è cercato di dare in modo immediato e impulsivo una risposta che è certamente debole, parziale, limitata. Le esigenze sono quelle della trasparenza, della decentralizzazione nello sviluppo dei sistemi software, della velocità e della tempestività nella risposta alle istanze e esigenze della società. Esigenze legittime, ma la risposta è solo un pannicello caldo. Anzi, rischia di essere un dannoso placebo. Perché?

Perché non risolve i problemi di fondo e in più complica a dismisura i processi di integrazione. Tanto è vero che adesso bisogna inventarsi cose come i "linked open data" per cercare di mettere una toppa al problema  che sta a monte: come incapsulare la semantica di dati e servizi e costruire un mashup applicativo aperto e p2p, cioè un service coupling aperto in ambito Internet e Extranet. Questo è il tema e questo dovrebbe essere il terreno di confronto. Invece si sceglie la strada semplice del "dammi i dati che hai", creandone copie, cercando una scorciatoia che non risolve i problemi di fondo e dà solo risposte fallaci, temporanee o a problemi molto specifici (lo ripeto a scanso di equivoci, alcune istanze sulla trasparenza e pubblicità dei dati sono condivisibili e quindi in alcuni casi gli open data sono utili).

Ma se ciò che vogliamo è una strategia vera di sviluppo dell'egovernment e dei servizi Internet evoluti dobbiamo puntare a creare un vero sistema di interoperabilità moderno e aperto. Partendo da ciò che c'è (come l'SPC e altre esperienze nel settore come quelle che stiamo facendo a Milano) e definendo una strategia lungimirante, completa e coerente sul tema.

Altrimenti,  è inutile stupirci se la febbre continua a salire e non "passa mai", cioè non ci sono servizi o sono frammentati e poco significativi. È ovvio: ci siamo accontentati di somministrare della tachipirina che ha "nascosto" la febbre invece di dare l'antibiotico che è necessario per uccidere la causa ultima dell'infezione.

Questo è anche l'effetto della propaganda del "i problemi non sono mai tecnologici". Certo, e così da "ignoranti" in materia (nel senso "tecnico" del termine) si continuano ad ignorare decenni di studi ed esperienze reinventando, se va bene, la ruota, spesso quadrata.

Vogliamo andare avanti così?


 
 

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