venerdì 19 ottobre 2012

Il benecomunismo la trionferà ? (post lungo)

English: Antonio Negri speaking at the Seminár...






Crisi e Movimenti antagonisti (post lunghissimo)

Bisogna andare al di là della discussione impaniata tra correnti e personalismi delle primarie, che fortunatamente scuotono il Pd. In un paese mortificato, arrabbiato e stanco l’opa azzardosa del rottamatore sta muovendo gli animi. La crisi politica non è solo una crisi di invecchiamento ma di paradigmi. la sinistra riformista no ne ha ancora uno comune e subisce quello prevelante nella sinistra radicale o neo radicalismo cosiddetto antipolitico. La teorizzazione più coerente di questo orizzonte è quella di Toni Negri.
Per i rivoluzionari integrali l’affermazione delle reti ha portato all’Impero diffuso che sottomette  le moltitudini, includendole anche con la loro resistenza. Si riarticola così il sistema caratterizzato dalla “repubblica proprietaria” ma diffonde la spinta ad accedere ai beni comuni.
Per i riformisti la novità delle società a rete crea invece nuovi contrappesi ed opportunità, un conflitto tra apertura e chiusura, ma non sanno dirli, nè renderli credibili ed efficienti se non riproponendo vecchie formule.
A tuttora i riformisti ed i liberali non hanno trovato una parola per declinare la loro risposta, gli antagonisti si, con ipotesi diverse. Dunque sono più forti. Non è una vera risposta nè una risposta giusta, ma è forte. Nascono da questa reazione tanto Occupy Wall Street e gli indignados  che il  caudillismo di Chavez, tanto la primavara araba che il consenso nazionalista di Putin. Ma è questa anche la base del successo di sentieri diversi come quello dei partiti di Pirati o del Movimento 5 stelle: antagonismo verso l’esistente, descritto in modo univoco solo per i suoi fallimenti, e l’evocazione di un futuro minaccioso, la necessità della indignazione e ricerca di alterità politiche e pratiche. Paura e ribellione.
L’origine il rinnovarsi ed il diffondersi dei problemi, per i più colti,  sta nella proprietà privata che lo Stato deve assicurare dalla sua nascita. Se lo Stato, la Re-pubblica (Toni Negri)  “è” la proprietà capitalistica, è opposta alla Res Communis. Ciò è vero, secondo questa tesi,  anche dove sembra sciogliersi l’istituzione tradizionale. Oggi questo “istituzionale” si “diffonde” tra i produttori nella società delle reti. Uomini e donne connessi sono continuamente attivi e perciò produttivi, schiavizzati dal debito, flessibili ed emarginati, ma comunicanti, piegati e pure consapevoli. Questo porta in sè anche resistenze inesorabilmente diffuse dal sistema.
Secondo la parte più tradizionale della sinistra, o del radicalismo antiliberista, tutto ciò dovrebbe far tornare tutto “pubblico” nelle mani della politica-stato-partiti rinnovati,  austeri e benevoli. Monaci e carabinieri debbono controllarne la bussola anche valoriale Questo Stato deve stabilire la la redistribuzione della ricchezza facendo di più e meglio, ad esempio “facendo le politiche industriali”, gestendo tutto (chissà perchè meglio di quanto sia stato finora). Lì stanno i sindacati politici di stato che definiscono scelte e pardigmi  sociali ed economici (un governo che crei posti di lavoro S. Camusso), e negoziano il reddito indipendentemente dai produttori e dal mondo attraverso sistema fiscale. Lì stanno i “figli” dei pretori d’assalto della natura difesa dalle guardie, i magistrati “annisettantisti” tutori del bene comune che decidono sulla politica industriale, dicono persino ai bimbi come “resettare “ le loro relazioni familiari. Preti, femministe e nutrizionisti diranno poi come e quanto il corpo debba comportarsi, esporsi, riprodursi e da quali orifizi e cosa e quanto ne debba entrare o uscire per tutelare il bene comune. Altrimenti, si minaccia, sarà la catastrofe.
La sinistra meno romantica, ma più “antagonista” culturalmente, non ha  mai dato questa risposta leninista statalista ma, allora come oggi è in parte (minoritaria) situazionista, in parte  anarchica. Evoca i commons e i commoners (attori diretti della costituzione del potere dal basso sui beni comunie). Protestatari, anticrescita, legati inesorabilmente al corpo da liberare e da opporre, al desiderio ed alla natura, i benecomunisti di oggi rinfrescano  a biopolitica per ragioni fondate. Evocano, predicano, registrano reti e pratiche di resistenza (anche dure) contro la violenza istituzionale retificata. Convinti che le politiche neoliberiste abbiano creato una contraddizione insanabile, un fallimento di sistema. Questo tipo di antagonismo è abbastanza lontano dalle riesumazioni del comunismo storico, ma vicino al suo  antico spirito comunitario. Più Negri, Piperno, meno Vendola quasi nulla  PDCI o, men che mai,  l’SPD ed Hollande. Tuttavia l’analisi che lo sottende non è da sottovalutare, non è lontano dallo “spirito del tempo” e non è nemmeno senza seguaci. Tutti i movimenti che abbiamo evocato e persino molti dei risultati elettorali delle ultime municipali puntano in questa direzione. Tra l'altro sono lontani dalla teconica della rappresentanza democratica che delega ai partiti, mentre l'obiettivo é l'accesso diretto ai beni comuni, non proprietari che finora avavenano definito asservendole le nostre identitá

Il benecomunismo nella Carta di Intenti

Non stupisce , ma allarma trovare nel titolo e nello sviluppo della Carta di Intenti sottoscritta da Vendola , Bersani e Nencini l’idea del benecomunismo, che è un pò il precipitato politico di questa elaborazione! Vedere la confluenza tra queste ipotesi è abbastanza agghiacciante non perché aberranti in sè, ma perché ne rafforza le ragioni e la forza politica immetetndole nel circuito della politica istituzionale.
Ne l’Italia bene comune , accanto ad affermazioni ormai di buon senso (su immigrazione, i diritti dei gay, il lavoro)  l’unità è nell’antagonismo alle soluzioni liberiste da cui “bisogna uscire”, si condivide la lotta all’individualismo segnato “tout court” dal marchio di fabbrica del cadavere di Berlusconi. La carta “condiziona” il merito al bene comune ed alla solidarietà. La libertà torna ad essere un “di cui” per evitare sorprese. Persino l’analisi dei benecomunisti più coerenti vede naturalmente la contraddizione sugli esiti., ma i firmatari si tengono uniti.
Siamo lontanissimi dalla ispirazione democratica e liberal (più che socialdemocratica)  sia dell’Italia paese Normale che della Bella politica. Anni luce dalla terza via clintoniana e blairiana. Quando D’alema ricordava ai partiti dell’internazionale che nessuna della forze innovative al governo nel mondo si diceva socialista.
Questo spirito antiliberale é in parte responsabilità dei liberali. In Italia non hanno mai condotto politiche di liberalizzazione e le hanno spesso evocate.  Così oggi si  vedono rifiutare il budino senza averlo mai fatto assaggiare. Ovunque arretrano perchè non hanno capito il mondo che avevano contribuito a cambiare.
Il liberismo, dove c’è stato, ha perso in parte per il suo successo. In veritá la sconfitta é dovuta non ad una coerenza ma ad un "tradimento" interno. Il cambiamento di paradigma della società della informazione, la crescita competitiva dell’oriente ha incontrato ahimè la risposta  anticoncorrenziale e conservatrice dei grandi capitalisti (che Zingales definisce clientelari). Il Big buisness,  atterrito o presuntuoso, ha catturato e piegato le regole della libera concorrenza, obbligando lo stato a salvare le banche, trasformandosi in Capitalismoi di Stato, consentendo  di violare il mercato e imporsi ai consumatori e risparmiatori uccidendo il carattere innovativo della concorrenza e limitando la libertà. (Zingales).
Se allarghiamo lo sguardo,le  descrizioni del panorama post crisi dei benecomunisti radicali di casa nostra, lo diciamo provocatoriamente, sono talmente drammatiche da ricordare  a volte i vanaggiamenti anti-tecnologici di Ted Kacinszky, poi ricopiati nella folle apocalisse razzista di Breivik. Ricorrono quasi tutti i “Nimby” formats (No tav, No Tap, No gas, No Oil, No wind), fino al radicalismo religioso anti occidentale. Tutte “resistenze” ai beni “pubblici” in nome dei beni comuni. Non tutte egualmente esecrabili, ma tutte nemiche di ogni ipotesi costruttiva e speranzosa nel progresso. In questo senso la lacrime di cui parla Negri si vedono meglio della risata cui allude nel finale di "Comune" e non si vedono affatto nei suoi followers "statalisti"
La critica ai liberisti accomuna invece tutti i nemici del Renzi, che è ormai unica parvenza di un liberale di sinistra dopo Blair che sia ancora all’offensiva. Somiglia, é vero, alle accuse di Berlusconi contro i comunisti: un nemico che non esiste più evocato per auto riconoscersi. Ma è talmente forte, diffusa, radicata nel senso comune di tutto l’occidente che può vincere perché ha già vinto in molte occasioni. C’è dunque un problema di credibilità e sopravvivenza per la idea stessa di libertà individuale, per  il mercato ed il capitalismo.   
Cosa unisce oltre a questa critica assiomatica, il benecomiunismo di Vendola, de Magistris e Franco Piperno nello scontro con l’Istituzione diffusa? Cosa li tiene insieme nel conflitto contro l’individualismo propietario?  Cosa unisce gli emarginati, gli indignados, il ceto medio perseguitato dalle tasse, gli insorgenti singoli e aggregati?   E dove mai il riformismo europeo, moderatamente statalista o liberale può incontrarsi con questa “opposizione ontologica” ? Quando é accaduto? Nella carta  è scritto a parole di fuoco:

I referendum del 2011 hanno affermato il principio dell’acqua come bene non privatizzabile. L’energia, il patrimonio culturale e del paesaggio, le infrastrutture dello sviluppo sostenibile, la rete dei servizi di welfare e formazione, sono beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni.

La difesa dei beni comuni è la risposta che la politica deve a un bisogno di comunità che è tornato a manifestarsi anche tra noi. I referendum della primavera del 2011 ne sono stati un’espressione fondamentale. È tramontata l’idea che la privatizzazione e l’assenza di regole siano sempre e comunque la ricetta giusta.

L’idea-forza è che aria, acqua  e via via  energia, infrastrutture, conoscenza, e domani la sicurezza etc sono beni comuni e debbono essere pubblici, cioè innanzitutto non privatizzabili

"Con i paraocchi delle ideologie dominanti è difficile vedere il comune, anche se è ovunque intorno a noi. Al di là della proprietà, al di là del pensiero unico liberalcapitalista c’è il bene comune.  

E’ Toni Negri in “Comune-Oltre il Pubblico e il Privato”   ma nella carta di intenti starebbe benissimo.

Per  tutti a colpa è del liberismo, della finanza e del capitale, e  dunque di Monti e del suo mondo, come fu di Berlusconi.
In quella Carta Monti è innominabile, anche perchè al centro c’è l’indisponibilità dei beni comuni non privatizzabili.  Europa, pareggio di bilancio, peso del debito, libertà di impresa, liberalizzazioni, attrazione di investimenti restano sullo sfondo.. Sono considerati equivoci da chiarire e sono evidentemente in contraddizione con questa linea.


Come è potuto accadere?

I referendum ed in particolare quello sull’acqua è stato il punto di svolta unitario dall’antiberlusconismo al benecomunismo. Preparata , annunciata, strutturata come operazione politica e comunicativa coerente, quella battaglia si è servita del framework antiberlusconiano per affermarsi e restare come framework interpretativo tradizionale. Acqua bene comune , naturale, indisponibile, ma contesa dalla proprietà come l’aria, il corpo.  La svolta ha unito idealmente, giustizialisti, chiesa dei poveri, sindacato dei dipendenti pubblici,  sinistra radicale ecologisti e dirigenza del PD in una visone comune, un missione sentita dalla maggioranza del popolo. Creata la cornice, il consenso è diventato uno tsunami. Ai partiti di opposizione interessava poco dell’acqua, molto la priorità del ventennio: abbattere Berlusconi. E’ stata la fine del Bersani delle lenzuolate. Lo stesso leader ragionevole che convinceva i suoi corregionali della giustezza della privatizzazione della azienda  locale di gestione delle acque, si è accodato per cacciare Berlusconi. Ha votato contro il capitalismo, gli investimenti ed il mercato per abbattere il Caimano. Un passo indietro rispetto al Partito Comunista Cinese, rispetto alla Cuba di Fidel dove il “servizio idrico” è gestito anche da privati La conversione di Bersani è avvenuta per ragioni tattiche, ma la tattica può danneggiare drammaticamente la strategia e indirizzarla. Nella carta c’è il contrario di quelle liberalizzazioni. L’acqua ha indicato la via. I naviganti hanno intenzioni diverse ma seguono la stessa onda.
Le sofisticate sintesi programmatiche che vengono confezionate dai residui socialdemocratici europei alla D’Alema sono roba per palati fini di cui gli indignados possono infischiarsi. Vendola e  De magistris, si muovono da tempo in questa direzione , con costanza e coerenza. Il sindco Arancione portato al potere dai litigi e primarie pre-rottamazione è stato il primo a dare vita al forum dei beni comuni. Su questa linea, non più partitica ma di movimento diretto per i beni comuni in politica si ricompattano da Pancho Pardi, a Rodotà con la iniziativa di una nuova forza politica. Ma ci son anche gli antagonisti di ogni tipo anarchici compresi. Tra gli architetti dell’acqua bene comune ci sono da Grillo a tre quarti della Chiesa. I non violenti, gli arancioni immaginano per i beni comuni soluzioni di governance più o meno come quelle indicate da Grillo.. o un ritorno della democrazia di quartiere.  In un forte  intervento , anche se un pò fanè, Franco Piperno (ex PotOp) , ha teorizzato anche la gestione comune della sicurezza su base di quartiere ( in verità questo è qualcosa che già si vede nelle moltitudini di Napoli e si chiama Camorra nda).


La forza del Benecomunismo e le illusioni dei (vecchi) riformisti

Sfugge ai democratici la forza di  queste ipotesi e quanto l'alleanza a tre lo rinforza. Necessariamente contraria ad una ricerca esperienzale complessa e insieme pragmatica , come quella che Renzi propone forzando schemi e luoghi della definizione politica . Per queste ragioni L'antirenzismo  é una forza trascinante che si lega in modo sbagliato alla disaffezione dalla politica tradizionale, che  vedrà un gran successo delle radicalizzazioni, una astensione alta, un rischio fortissmo di ingovernabilità .
La linea individuata dalla Carta non è un massimo comun denominatore per uscire dalla cirsi, ma un minimo comune multiplo per accedere al potere. Esclude le cose dell’agenda Monti, non perchè ha una idea migliore, ma perchè esclude il realismo e lo rinvia nel ghetto emergenziale, non ne parla al popolo (come i tecnici) e non vuole ascoltarlo, ma illuderlo e accenderlo con un orizzonte “benaltrista”.
L'unica possibilità alternativa se c'é é proprio il Re Nudo di Matteo..una controffensiva egualmente radicale e corsara perché mette in questione la credibilitá dei vecchie dei nuovi profeti. Acquisisce la voglia generalizzata di liquidare il sistema politico inefficiente, ma assumendo la responsabilità , non dando la colpa al nemico.
Per queste ragioni di fondo la rottamazione proposta degli uomini,  dei modi e delle idee è finora l’unica linea di riscatto. Non a caso se i riformatori radicali hanno delle idee diverse e dallo spirito antiliberale e credibili queste sono le idee vituperate e negate di Renzi, di Zingales, di Giannino. Al centro ci sono debito insostenibile e mancata crescita. Change Wall Street invece di occupy . Senza affrontare insieme e radicalmente i due aspetti non si va da nessuna parte. Questo è politica e comunicazione, non tecnica
D’Alema ricorda spesso di essere a capo del FEPS , in questa esperienza si scontrano idee diverse..Diamo uno sguardo a caso a come i partiti più dinamici guardano a sè stessi
“Good capitalism rests on two inter-related building blocks: fairness understood
as receiving one’s proportional deserts for the contribution that has been made; and the co-dependence of public and private, individual and society. A truly competitive market is one where entrepreneurs, capitalists, businesses and workers win rewards that are proportional to their contribution – no more, no less” (Hutton).

Rebuilding Britain’s economy around long-term investment, a more productive workforce and competition on quality goods and services is a project which fits the austerity of our time.
Sono le idee del Laburismo futuro di Milliband
Non contro la ricchezza, ma contro la povertá. Niente che si possa trovare nella carta



Il riflesso condizionato delle Cayman e/o la politica “da Sindaco”

Il sussulto simbolico contro la finanza, gli hedge funds, l'icona negativa delle Cayman scagliata contro il giovane finanziere Serra, un alieno seriamente riformista che scava anche col suo successo dentro al capitalismo di connivenza , che crede in un capitalismo far senza piegare le regole, é una clamorosa manifestazione di subalternitá al capitalismo clientelare comune a tutto lo schieramento politico che ha rovinato l’Italia.
Senza un radicalismo del cambiamento possibile il riformismo è morto. Senza un nuova fiducia affidata e nuovi attori, non resta che la resistenza "benecomunista” o il rilancio  illusorio di un welfare prosciugato. Negare questa esigenza di radicale rottura, affermare invece l’esigenza di un cambiamento nella continuità, corrisponde a tenersi la bandiera rossa dopo Tien An Men. Bersani e D’Alema al di là del loro contributo, della loro esperienza, si condannano alla inservibilità se vanno per formule e antichi geroglifici.  Non é un compito facile e non é detto che ci si riesca subito. Si deve ripartire dalle  persone e dalla loro vita per riabilitare la politica. Ci vogliono atti e persone credibili, ci vuole un "sindaco", non solo come leader, un creatore di comunità e non è un caso che finalmente la risposta venga dalla storia dei Sindaci.  Quanto é stupido banalizzare tutto col berlusconismo e la "scusa" della cmunicazione . Rieditare gli slogan contro l'uomo solo al comando. Il mandato a un sindaco d'Italia sarebbe la vera cura, ma tutti s'affrettano ad escluderla. Per ora Matteo é libero, dunque in parte solo, ma suscita simpatie aggrega intelligenze che si erano allontanate e cerca qui il suo peso. Non è facile davanti a tutti coloro che hanno una visione realistica c’è una montagna di pregiudizi insormontabile. Eppure quello dei sindaci è stato per decenni l’unico filo tra politica e persone in questo deserto. La politica “da Sindaco” è  fatta di idee, ma anche di  vicinanza, di capacità di governare la realtà urbana (anche essa metafora della modernità costruttiva e del cambiamento sostenibile). Una politica che  parli con i suoi elettori costantementein nome di una speranza, di una combinazione riformista audace che si riconnette al presente e dimostri quel che è ancora da dimostrare: che esiste una via diversa da quella dell’antagonismo consolatorio, illusorio, distruttivo e catastrofista. Una via che coniughi la bellezza e la libertà.  Senza se è senza ma..quel che c'era nella "premessa" del Pd.
Come avvenne nel secolo scorso, nell’epopea dei primi sindaci di sinistra che furono capaci  di imporre la chiusura del centro storico al traffico per poi far si che se ne appropriassero anche i commercianti ostili. Una politica che  ascolta i lavoratori, ma sfida i sindacati in nome dei cittadini, che sulle pensioni sceglie in nome di quei nonni che preferiscono il bene dei nipoti. Solo Il pirata Renzi può far saltare il tappo e la catena che lega Bersani al fortissimo neo-radicalismo di sinistra. Sbagliano quanti avvertono nella rottamazione un “horror vacui”. Non importa quanto incerte siano una serie di questioni, ma è necessario un salto che ci avvicini al mondo con speranza senza passare dal giogo pauperista, moralista, caudillista, che ci propongono quelli che si ritrovano con i benecomunisti. Loro malgrado , ma non a loro insaputa.
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lunedì 8 ottobre 2012

Renzi , Vendola e Bersani. Comunicazione e politica


La cosa è più complicata di come la rappresenta Franco Marini: “Non basta il formato di Gori”. Il format Renzi esiste da ben prima che arrivasse Gori. Chi pensa ad una sfida di solo posizionamento o mediatico sbaglia. Senza contenuti e senza sentimenti non si fa nulla nemmeno con buone campagne.
Presto per dire quale sarà lo stile della compagna delle primarie di Bersani. per ora abbiamo visto solo i neobersaniani in TV, somigliano più a Fassina che a Pierluigi.  Di quella di Renzi abbiamo l’inizio scoppiettante e multiforme che ha imposto l’agenda: rottamazione, primarie, parlare fuori dal recinto del PD. No al finanziamento pubblico, meritocrazia ovunque, abbassare la ratio dei compensi tra magnaer (pubblici e privati) e dipendenti, no alla revisione della riforma del lavoro, spostare risorse dal welfare tradizionale alla educazione.. Linea Napolitano per l’Europa. Più Giavazzi e Alesina che Passera e Barca..Monti ha fatto meglio dei governi precedenti ma ha bisogno del respiro di una politica di speranze che solo un cambio di classe dirigente può dare. Le primarie comunque al PD portano voti, forse anche a Sel che però si “assicura” alla coalizione.
Bersani punta sull’usato sicuro. Non è poco in tempi di disorientamento, crisi, e paura con parte dell’ellettorato di sinistra (e il Partito di Scalfari)  tutt’ora ossessionato da berlusconi ,che vede tracce di B. ovunque anche negli occhi di Renzi, di Monti e di Draghi. Sull’usato converge anche la parte conservatrice dell’apparato che però è piombo nelle ali. Quanto al “sicuro” è per antiberlusconiani e di sinistra molto più di quel che garantisce Renzi agli orfani del cavaliere, ma meno di quello che offre Vendola. La complessità della politica  (alleanze, distinguo, prudenza , lentezza reattiva)  insita nel personaggio-proposta Bersani, non aiuta contro la sfiducia dilagante (voti grillini, voti di sinistra, rabbia anticasta) e nemmeno verso l’elettorato deluso da Berlusconi. Sta con lui (anche elettoralmente)  per gran parte di chi già c’era e supera la nausea per i soliti noti. Il fuori recinto ( e i numeri per governare) dipendono da Renzi e dal grado di innovazione riconosciuto. L’usato sicuro è sicuramente vecchio
La scelta delle primarie va bene per una vasta platea di militanti ragionevoli che si impegnerà, ma non basta per il discorso esterno. L’ambivalenza su Monti  ha pure un valore più interno all’elettorato tradizionale che esterno. Vendola è nato e ha vinto contro un establishment di sinistra immutabile, ha mobilitato energie (fabbriche di Nichi)  senza poi però consolidarle in un suo movimento. Ha vinto 2 primarie contro il PD, ma ha vinto la seconda volta alla regione solo per le divisione della destra perdendo consensi a sinistra. L’idea di definirsi #oppurevendola, cioè alternativo a Renzi e Bersani, è subalterna al signore dell’agenda (Renzi), ma è piuttosto buona per competere e contendere un pò di terreno ad entrambi. E’ forse il massimo non per vincere ma per pesare in un eventuale ballottaggio e forzare il carattere della coalizione contro Monti. Roba inservibile per l’esterno: se la coalizione si presentasse con il volto della rivolta anti euro, antieuropa più la poesia barocca rischia l’effetto “Checco Zalone,  e non prenderebbe nulla a Grillo o all’astensione, consoliderebbe solo la parte radicale. Vivrebero poi tutti nella ingovernabilità. La comunicazione e politica  hanno bisogno di Renzi. Alla fine Vendola e Bersani sono contro Renzi nella competizione, ma guai se Bersani dopo avrà Matteo contro. Per Renzi va benissimo se vince, va bene se perde con una buona affermazione, va malissimo solo se fa flop. In quel caso però si porterebbe dietro Bersani che verrebbe riazzannato dalla vecchia guardia e squartato da loro e da Vendola.
Ci divertiremo. Il PD si rafforzerà elettoralmente comunque, non è chiaro in quale direzione: conservatrice o rivoluzionaria. Nè è chiaro se la sua funzione si esaurirà o potrà finalmente esser rifondata

Cosa dovrebbero cambiare? Bersani lo stile: “usato sicuro” e “il cambiamento siamo noi” sbattono. Renzi deve cambiare l’organizzazione: i contenuti debbono dilagare con il porta a porta fisico (e on line) di comitati, gruppi, collegamenti inusitati. Il leader deve avere degli evangelisti fisici e territoriali ed essere l’hub di nuove forze. Non c’è tanto tempo. Bersani ha la struttura di partito ancorchè disastrata. Vendola non può cambiare nulla avrebbe dovuto andare con Di Pietro non al governo ma all’opposizione. Invece la candidatura al governo con lo spirito dell’oppositore sarà un calvario per lui e per quelli che gli staranno vicini. #oppurevendola non è uno slogan per ripartire o ricostruire. Comunque non ci sono ricette o format facili, dovrà essere una campagna insieme accesa e controllata, decentrata e fortemente identificabile. Ci sarà apparato e volontari. Un’ epoca nuova. O no ?


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lunedì 1 ottobre 2012

Partecipazione contro la corruzione


Una Buona iniziativa del Ministro Catania


Un aperitivo con...il Ministro Mario Catania
Un aperitivo con...il Ministro Mario Catania (Photo credit: veDro - l'Italia al futuro)
Può capitare che in un paese depredato dalla corruzione e dall'onda di conflitti di interesse, in un paese che non conosce altra speranza che le patrie galere, ci siano anche giovani ministri e dirigenti che guardano avanti. Forse non avranno l'aiuto della fama. Sto parlando del Ministro dell Agricoltura prof Catania e del suo staff (nominiamoli:  Il consigliere Michele Corradino ed il Prof Petrillo) , che hanno deciso di dare vita ad una Unitá per la Trasparenza e di introdurre finalmente un albo dei lobbisti almeno per il ministero. Senza bisogno di una nuova legge. Ottima premessa: ci sono anche troppe norme inapplicate, come quella che da anni prevede per ogni provvedimento una Analisi di impatto Regolatorio (AIR) che include la consultazione dei rappresentanti di interesse. Nell’ alluvione di regole e decreti di questi mesi “tecnici” e di emergenza, gli uffici legislativi sono chiamati ad un lavoro durissimo. Governo e Parlamento si sono spesso accusati reciprocamente di incompetenza. Spesso raccomandazioni e consigli saggi, si mescolano ai sotterfugi e si perdono. Ne sanno qualcosa al Tesoro per far quadrare i conti. C'é  un ginepraio in cui sguazzano parlamarchettari irresponsabili e trafficanti di emendamenti dalla copertura inesistente. Al MIPAAF invece si sono detti: “visto che spesso si sbaglia, e che sarebbe obbligatorio consultare le parti interessate, che questo avviene in modo concitato e non trasparente, che non possiamo aspettare la fine del percorso di Open Data, perché non ascoltare con regolarità e secondo criteri chiari i professionisti che ufficialmente rappresentano interessi? Nè è nato un decreto Ministariale con liste e criteri (già sottoposti a discussione)  di inclusione e condivisione dei provvedimenti. Potrebbe anche essere la beta version di una legge che regolamentando la attivitá aiuti il regolatore a  far bene, ché spesso i regolati vedono meglio dei regolatori. Come fare per evitare che si tratti di una cosa solo formale e al tempo stesso che gli interessi privati non "catturino" il decisore in una rete di iniziative ingovernabile? Invece di dire "fuori i lobbisti" si dice open lobbying: dite (scrivete) apertamente per chi lavorate, cosa volete, confrontate le vostre proposte  e in cambio avrete i disegni di legge elaborati dal Ministro prima del Consiglio dei Ministri, i vostri suggerimenti avranno una risposta ufficiale e certa dei si è dei no argomentati. Il tutto paperless cioé on line. Nessuno vieterà di incontrare un Ministro o un Direttore Generale, ma l'interazione effettiva avverrá solo cosí. La lista dei lobbisti sará pubblica. Due rivoluzioni is meglio che one, sempre che non si esageri con la prudenza. Avranno caratteristiche chiare, nessuno potrà vantarsi del lavoro di altri..Meglio delle altre ipotesi formulate finora, molto vicina alla regolamentazione europea. Al Mipaaf, se riuscirá, dovremo un sincero ringraziamento. Resteranno fuori problemi che non possono essere risolti per questa via. Come definire un parlamentare che fa solo gli interessi della categoria o dell'azienda da cui proviene? Ed uno che si mette a fare il lobbista? Ci vorrebbe una legislazione e codici coerenti che impediscano grandi e piccoli conflitti di interesse. Comunque resta fuori una capacità di pressione evidente. Vi siete domandati perché le banche non hanno lobbisti? Perché i loro manager esercitano direttamente la loro influenza vastissima nei sistemi politici. Qui potrebbe qualcosa solo una diversa missione industriale degli attori finanziari ed il ripristino di autentica concorrenza. Oggi oltre a tenersi per mano verso i governi gli esponenti del Big Business lottano uniti a una politica subalterna paradossalmente contro i clienti. Questo impoverisce il sistema diffuso delle imprese. Perció un'altro strumento mancante per riequilibrare tra interessi diffusi e poteri forti é una vera Class action. Per pareggiare il terreno legale: 1 euro a testa per milioni di cittadini contro le armate legali di pochi milionari. Con uno scenario così sará più facile contrastare sia i cattivi lobbisti (intriganti e impreparati) sia i lobbisti cattivi, che non si fanno chiamare cosí ma truccano le carte.


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