martedì 10 luglio 2012

Il capitalismo di "Connivenza" e l'etica dei Lobbisti


Gironzolando per i social media mi domando spesso: che universo è quello in cui parliamo, discutiamo, ci confrontiamo ed informiamo solo tra “amici e parenti”? Bello, se ci scambiamo foto d’annata, ma un pò ripetitivo. E’ il meglio che ci possiamo attendere dalla società dell’informazione? Da quell’onda collaborativa e conversazionale che ha appiattito e fatto decollare il mondo? Vedo spesso un effetto ex-alunni, ex-compagni che attraversa tutto. Viva noi del Virgilio, della Bocconi, noi formattatori o di Vedrò! Siamo sicuri che sia un bene?  I misuratori di blogosfere denunciano rischi di omologazione amichevole. 
State of the Blogosphere
State of the Blogosphere (Photo credit: Mike Licht, NotionsCapital.com)
Io saluto sempre  quell’ex assessore “compagno” che ottenne per me un rapido ricovero durante una meningite quasi fulminante. Ma se oggi stessi male e mi dicessero “chiamiamo quel nostro amico” per curarti...direi “No chiama un dottore vero!” L’Italia è patria del nepotismo dal tempo dei Borgia, i Papi che, assai prima di Ruby, già chiamavano nipoti gli amici, i figli e le  amanti, ma l’intero mondo è afflitto da una malattia generale, chiamatelo anche amicalismo, old-boys-network disease, febbre da club esclusivo, massoneria oppure “mettici una buona parola”. Perchè non va? Non c’entrano tanto il codice penale o la morale, ma un atteggiamento 

Book cover, Saving Capitalism from the Capital...
Book cover, Saving Capitalism from the Capitalists (U.S. hardcover edition) by Raghuram Rajan and Luis Zingales (Crown Publishing Group/Crown Business, 2003) (Photo credit: Wikipedia            

anticoncorrenziale, antimeritocratico, di connivenza che attraversa il sistema.  Luigi Zingales lo chiama “Crony Capitalism” e pensa sia causa di una crisi di credibilità della democrazia e dell’indispensabile capitalismo anche negli USA. Quando una grande corporation trova un vantaggio indebito imponendo una regola politica, o la aggira acquisendo un concorrente, o  quando si allea al competitor contro i clienti, chi ci rimette? I clienti. Se un partito non è “scalabile”, una università fa spazio ad un solerte raccomandato per favorire un professore. Chi perde? Non solo il talentuoso escluso ma l’intero sistema. Il libero mercato funziona se nessuno trucca le carte innanzitutto lo Stato ma anche il big buiness: per questo sono importantissime sia le liberalizzazioni che le regole antimonopolistiche.  Quando la pubblica amministrazione a corto di denari taglia i costi senza ridurre organicamente la spesa, senza selezionare chi funziona meglio e senza restituire ai contribuenti, ma rialloca a favore dello Stato spendaccione, il cittadino ci rimette due volte: ha servizi meno efficaci

English: SDA Bocconi building
English: SDA Bocconi building (Photo credit: Wikipedia)
e tasse sempre più alte. Più che con il moralismo o l’anticapitalismo egualitario dobbiamo lottare contro le rendite relazionali non contro le relazioni che sono la linfa sociale e parte del capitale umano. La meritocrazia funziona se il merito non è appannaggio di un “Trust” di clubs, di Università o di società di consulenza che rende tutto ugualmente grigio e imbelle. I “cento fiori” possono sbocciare solo se “cento scuole” competono. Invece siamo ancora alle “bollinature” familiari, baronali, accademiche, salottiste e da exalunni che straripano. Dai social networks agli stage sconfinano nelle più inimmaginabili “carriere”.  I geeks promuovono i geeks, i professori, altri professori. Più si assomiglia l’uno all’altro, meno ci sentiremo dar torto. Ma sbaglieremo di più e faremo peggio. Nel simpatico filmetto “C’è chi dice no” si ipotizza una mobilitazione di “pirati del merito”minacciosi” incappucciati che seguono ovunque raccomandanti e raccomandati. C'è da riflettere sui rischi derivati dalla “prevalenza del cretino” .  Anche per noi lobbisti che della rappresentanza di interessi e della società a rete campiamo. I sottobraccisti (come li chiama Bistoncini) sono attori relazionali parziali e scivolosi, i trafficanti di influenze non si sa bene in cosa si distinguano dai corrotti. Chi invece studia e lavora perchè la Pubblica Amministrazione  decida consapevolmente e liberamente, confrontandosi con gli interessi, senza subirli, questi aiutano la responsabilità decisionale in un gioco democratico di equilibri e contrappesi. Le aziende serie e consapevoli sanno che è inutile avere tra i piedi parenti, politicanti, amici e sottobraccisti come PR, perchè capiscono poco e ottengono nulla. Per chi fa lobbying il vero fattore etico è il criterio di trasparenza (correzione delle asimmetrie informative) e l’amore per la concorrenza libera in libero mercato.
lobby
lobby (Photo credit: bunchofpants)

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