domenica 22 luglio 2012

Followers comunicazione e fuffa.



La storia dei falsi followers di Beppe Grillo, la sconvolgente analisi di Camisani Calzolari e le meraviglie dell’algortimo che scopre i falsi followers mi sembrano colpi di zanne tra zombie della comunicazione trendy, posizionatori, brandizzatori, web strategist, seo e minchiarellate varie. Uno dei tanti segni di supponenza on line che danneggiano e ritardano la nostra cultura digitale e l’aggiornamento della politica.
Dunque Marco Camisani Calzolari è un manager, imprenditore e formatore che insegna allo IULM, spesso presente in rete a denunciare l’ignoranza della stampa analogica, l’arretratezza di tutti gli altri. Un “esperto” che “popola” i social-cosi, rappresentandosi con frequenti video e post. Ha scritto pubblicato e realizzato anche imprese in questo settore. Altro non so. Questa persona ha presentato di recente una ricerca sul carattere umano o automatico dei followers di alcuni autorevoli account twitter. E’ partito da alcuni brand che per cui
English: Beppe Grillo, Italian comedian, activ...
lavora (penso per averne giustamente altri) ed è calato su Beppe Grillo. MCC ha stabilito alcuni criteri credibili ma arbitrari per verificare con un robot se chi segue l’account del comico è un robot anche esso che ne aumenta solo apparentemente la visbilità e la reputation. La notizia è stata data con grande rilievo sulla stampa e presentata come uno scoop rivelatore. Intanto è stravecchia. Di followers automatici o frutto di spam  su twitter o altri social media acquisiti o non si parla in rete da almeno due anni  e a proposito di alcuni scivoloni anche di politici americani. Due giornalisti di Popular Mechanics si sono domandati nell’agosto 2011 “Quanto di Twitter è spam” . La ricerca su Twitter, è stata fatta a mano su 1.000 followers e non attraverso algoritmi che lasciano ad altri numeri scegliere quanti dei numeri siano solo numeri, ed ha dato solo il 24% di persone reali, il 14 % di compagnie e associazioni che vogliono farsi conoscere il 48,6% fake, spam o incerti. L’occasione è stata una soffiata dallo staff  del conservatore Newt Gingrich  sull’enorme numero di followers (1,3 milioni) rivelatasi poco fondata. Lo stesso Kevin Kelly ideatore di Wired e tra i più accreditati guru della rete ha analizzato subito la quantità di autom
English: Kevin Kelly.
atismi e la rilevanza dei “propri” followers su Google + rilevando che solo il 30% sono attivi il 6% è spam senza giustificazione, ed il 36% sono iscritti senza un profilo. Insomma la maggioranza sono solo numeri. Conclusione? E’ bene saperlo, e poco da preoccuparsi perchè comunque vi sono tante conversazioni utili, diversi gli intenti tra un brand che ricerca visibilità e ascolto e chi cerca un dialogo o propone un servizio vero. Un pò d’attenzione per selezionare lo spam dalla realtà. Anche Peakanalytics osserva che più followers hai e più alta è la percentuale di rischio spam. Insomma il professor, il signor o signor professor Camisari Calzolari, ha scoperto un pò l’acqua calda e per far notizia ha indirizzato l’attenzione  per  puro marketting “Uno Puntozero” (era il suo pseudo nda) su Beppe Grillo, perchè va di moda e perchè investe sulla rete e i social media, con il supporto di un altro consulente Casaleggio, da più tempo di altri. I suoi risultati però sono buoni. Tutti i politici usano internet solo che Grillo guadagna voti e gli altri perdono. Sarà per i followers falsi? Con opposto atteggiamento i sostenitori di Beppe hanno obbiettato che l’esperto è di destra perchè sua è la piattaforma forzasilvio.it. Biiiip sbagliato: semmai questo conferma che non basta un buon consulente nemmeno per un re della comunicazione per avere successo in rete. Si può al limite pensare che Casaleggio ha fatto meglio di Marco Camisani Calzolari. Ma non credo sia questa la ragione dei successi di Grillo e degli insuccessi più recenti di Berlusconi. Insomma tutti i politici hanno un sito o un blog, tutti o quasi sono su facebook perchè è la principale interfaccia di accesso a internet, molti sono su twitter, tra  i più seguiti funzionano meglio quelli che ascoltano e rispondono. Il problema è che cosa ci fanno. Lo dico a noi tutti comunicatori anche politici affezionati di new media: cerchiamo di far si che la stupidità non dilaghi on e off-line. Che Klaus Davi sia con voi.



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