lunedì 30 luglio 2012

Lobby is in the air


Si scrive lobby ma si intende ipocrisia. Nuovo tentativo di regolamentare le lobbies stavolta con un disegno di legge del governo. Conterrebbe regole per la identificazione e la  trasparenza dei lobbisti, di qualità (ci vuole la laurea in alcune materie), regole contro le ”revolving doors”, cioè la possibilità di passare da un incarico nella PA o nella politica alla rappresentanza di interessi con tanto di sanzioni pecun
Un aperitivo con...il Ministro Mario Catania
Un aperitivo con...il Ministro Mario Catania (Photo credit: veDro - l'Italia al futuro)
iarie.. Mi sembra urgente la prima esigenza,  pericolose e ipocrite le altre.
Trasparenza, registri, identificazione. Un bravo ministro di questo governo, Mario Catania ha risolto il problema stabilendo che si deve dichiarare per chi si lavora, ci si iscrive a un registro ed è fatta. Come nell’Unione europea. Perchè non estendere semplicemente questa procedura?
Revolving Doors Agency
Revolving Doors Agency (Photo credit: Wikipedia)
Revolving doors: in un'epoca in cui CEO di banche fanno i ministri, ingegneri diventati imprenditori fanno gli editori, gli imprenditori sono in politica. In un’ epoca in cui avvocati  e giudici parlamentari  fanno gli interessi dei loro colleghi, il problema è se dopo aver esercitato il loro mandato, vanno a rappresentare interessi privati e parziali o se li rappresentano impropriamente durante il mandato?

Ben venga la precisazione di non avere incarichi in contemporanea, ma siamo nel campo de
l  conflitto di interessi che ha bisogno di regole ferree dal lato di chi decide, non solo  dal lato di chi rappresenta interessi.Altrimenti l’intento è di proteggere da ogni obiezione la nuova casta. Dovremmo fare anche il contrario: chi ha fatto qualunque cosa nel privato non può accedere al pubblico per due anni! Con questa legge conviene eleggersi un parlamentare o un ministro e stiamo a posto.


Veniamo ai titoli di studio. Non ci vuole la laurea nè per fare il ministro nè il parlamentare. Leggo che Arthur Brooks il maître a penser dei Repubblicani USA ha fatto per due anni il suonatore di corno in un'orchestra di Barcellona. Il direttore del MIT Media Lab negli USA, Joi Ito, è un venture capitalist non laureato. In un’epoca in cui sapere specialistico ed educazione informale rispondono ad esigenze di competenza dal futuro imprevedibile, ricorriamo arbitrariamente alle certezze del valore legale del titolo di studio per  escludere dalla professione di lobbista chi non sia laureato in scienze politiche, diritto o, bontà loro, economia. Uno dei più preparati lobbisti d’azienda che io conosca è un ingegnere ed ha anche lavorato nella pubblica amministrazione. A sua volta l'ingegner De Benedetti, oltrechè imprenditore,  è strenuo difensore degli interessi delle sue aziende, cioè è anche uno dei lobbisti più importanti del paese. Se avesse 22 anni non potrebbe esercitare per difetto di titolo di studio. (poi a chi è venuto in mente il limite dei 22 anni ad un 23 enne? nda)
MILAN, ITALY - FEBRUARY 05:  Carlo De Benedett...A noi interessa sapere se una legge proposta da De Benedetti o  da Berlusconi trucca il mercato dell’editoria, della tv, della pubblicità. Non la laurea di chi la sostiene. Ci interessa sapere che i parlamentari che la votano abbiano ascoltato tutti i punti di vista. Cioè anche lobbisti che la pensano diversamente. Quanto alle sanzioni è curioso che riguardino solo i lobbisti così definiti a tavolino e non i decisori. Intendiamoci a tutte le latitutidini con qualunque legge ci sono lobby potenti che influenzano la politica, il problema nasce quando la politica lo nasconde, i cittadini non sanno nulla e soprattutto quando il Big Business trucca il mercato e ne altera la libertà.
Trasparenza di interessi, distinzione di ruoli, assunzione di reponsabilità sono la base di una democrazia aperta e debbono consentire un gioco di contrappesi verificabili. Non ci serve una legge teorema: “quel che non si riesce a fare è colpa delle lobbyies” . "Togliete di mezzo gli sporchi lobbisti e tutto funzionerà". Sulla spending review hanno messo le transenne. Ma ad accalcarsi erano lobbisti di Stato: enti, istituti, fondazioni,  società pubbliche, sindacati e che non vogliono essere cancellati o resi più efficienti. Nessuno ricadrebbe in quell’albo che riguarda solo i privati. I 2000 emendamenti sono stati presentati da parlamentari, confezionati da uffici legislativi in gran parte nella stessa PA  Tutta gente che il tesserino ce l’ha, come ce l’hanno i giornalisti parlamentari. La prova è che alla fine sono più potenti farmacisti, tassisti e notai,  per via di consensi storici  amicali ed esigenze locali, di quanto non lo siano le società farmaceutiche. La politica non funziona perchè ha rapporti scarsi e oscuri con il mondo dell’impresa, perchè non si sa chi rappresenta chi. Già s'è fatto un disastro con il reato di “traffico di influenze” equiparando a trafficanti tutti coloro che hanno relazioni, o le vantano,  indipendentemente dal fatto che l’azione del funzionario pubblico dia luogo o meno ad un “vantaggio indebito con un comportamento improprio”. Per ovviare al pasticcio di una legge (bastava scrivere “esclusi quelli che svolgono attività professionale” nda) si deve fare un’altra legge. Si vuol far credere anche stavolta che il vero nemico è l’interesse privato perchè "disturba il manovratore", invece lo è quando trucca le regole e distorce il mercato, quando il capitalismo è connivente con lo  statalismo. Al privato si chiede di essere partner dal lato dei costi e delle imposte, ma deve tacere o dire la sua nelle forme preferite dallo stato. Insomma solo se è parte dell’establishment. Il capitalismo degli amici, relazionale. Se lobbies troppo potenti falsificano il libero mercato modificando le regole è male, muore la concorrenza e i suoi vantaggi. Se i politici le subiscono sono imbelli o venduti. Ma se lo stato riduce spese, funzioni e regolamentazioni eccessive, crea giusti contrappesi anche con l’accesso dei cittadini, con la libera e trasparente competizione tra i interessi: questo è maledettamente un bene. Ci sono barriere all’influenza impropria delle lobbies: la trasparenza, gli open data, la partecipazione, ma sopratutto una seria e aggiornata regolamentazione antitrust. Il resto è roba da stato padrone, cui viene da rispondere “Lobbista sarai tu”. Regolate ma fatelo bene.

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martedì 24 luglio 2012

Il naufragio del vascello stellare



TIE Interceptor 4

Cosa servono mai le elezioni? Forse ad avere il meno peggio. Ma è la stessa logica sulla cui base non le abbiamo fatte dopo aver  liquidato Berlusconi. Già ma non è bastato e non è servito. Contrordine compagni. Perchè un governo politico di moderati divisi, dovrebbe far meglio (sulla stessa linea) di un governo tecnico sostenuto dagli stessi? Chi dice che vincerebbero ora? Cosa cambierebbe con una vittoria della forze radicali?  Gli antiberlusconiani uniti con i berlusconiani hanno fatto per 30 anni lo stesso discorso, imposto la stessa religione pubblica, sogni per illusi ed hanno ignorato le stesse realtà Hanno mentito al popolo abituando il popolo a farsi mentire. Sull'economia sullo Stato sulle tasse.

Partito socialista demoGratico italiano
Ai tempi anche i grandi partiti non dicevano tutta la verità , ma almeno in parte si, o non sempre la nascondevano. Non nascosero che l’Italia andava ricostruita, che bisognava darsi da fare, e fu boom . Lo dissero che non si poteva fare il comunismo. A sinistra  precisarono che il comunismo di poteva chiedere ma non fare; che la classe operaia avrebbe dovuto  dirigere tutto, ma senza il ceto medio non andava da nessuna parte. Insomma si impastavano verità con sogni e bugie, ma la percentuale di verità ogni tanto emergeva. Quel fondo amaro ma utile c’era. Quando presero forza i sogni divennero illusioni, e negli anni 70 si pensò persino di mandare il sogno dell’immaginazione al potere: tutti uguali, diritti per tutti, stato buono ed equilibratore sotto l’occhio vigile della chiesa benevola e dei sindacati combattivi. Finì male anche perchè alcuni per difendere i sogni presunti portarono in vita l’incubo del terrorismo. Negli anni 80 per un pò il sogno cambiò, si fece più ambizioso e libero, ma si accumulavano i debiti contratti nel tempo senza utilizzare la bella opportunità. I sogni rimasero in discoteca, nelle linee del design. Anche qui ci si risvegliò imbronciati all’inizio degli anni 90: le manovre non bastavano più, il mondo cambiava ancora e noi rischiavamo di non esserci, ancora un pò di medicina di verità amara ma non troppa. Gli Italiani non volevano bruschi risvegli, responsabilità eccessive, volevano un posto fisso, una pensione dove rifluire. Anzi credettero a chi prometteva un cammino liberatorio per quel sogno. 
Intanto come sul Pianeta Proibito crescevano i mostri dell’Es. Tenuti a distanza un pò dai sogni, un pò da esigue barriere di lamiera. Per riapparire quando finalmente un equipaggio “alieno” sbarca sul pianeta sabbioso.
L’astronave dello psicoscienziato che aveva tentato di mantenersi lontana e isolata dalla civiltà finì nella tempesta della crisi e quelle forze potenti accumulate sotto la superficie cominciarono a battere sulle lamiere. Debito: bum! Spread: bum! Spesa pubblica: bum! Capitalismo familiare: bum! Si piegavano le certezze dello Stato madre e padre. Una università inutile ed una società ferma nemica del talento. Una classe dirigente s'incaponiva vecchia, illusa, impaurita incapace di liberarsi dei mostri del passato. Incapace di dire la verità ai suoi figli, al futuro. Così si alzano oggi le ultime paratie quando ormai gli aliens hanno invaso la nave, la rotta è perduta, si manovra mentre l’enorme carena stellare s’ avvita in fiamme in un universo ostile. In piena caduta si fa un referendum su chi debba guidare la corrazzata impazzita e arrugginita. I vecchi capitani, barcollano e s’accontentano di un rito, l’equipaggio e i passeggeri stretti alle loro famiglie li guardano allibiti, mentre va in frantumi la plancia di comando. I Guardiani di Pietra non permettono che almeno una parte raggiunga più snelle scailuppe di salvataggio, nemmeno che si tenti ordinatamente il naufragio: preferiscono lo schianto per restare al timone. Ci hanno portato contro l’iceberg e per questo vogliono evitare che qualcuno tenti una manovra, un’ uscita, un colpo d’ala. Guai alleggerire la zavorra. “Elezioni anticipate” Gridano, un governo di tutti (noi)  o sarà peggio. Peggio di che cosa? Peggio di come? Per andare dove? Silenzio e stizza. L’enorme potenza del buco nero risucchia anche le risposte, le grida, la paura degli ufficiali e la rassegnazione della truppa. Poi più nulla.  
The Black Hole

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domenica 22 luglio 2012

Followers comunicazione e fuffa.



La storia dei falsi followers di Beppe Grillo, la sconvolgente analisi di Camisani Calzolari e le meraviglie dell’algortimo che scopre i falsi followers mi sembrano colpi di zanne tra zombie della comunicazione trendy, posizionatori, brandizzatori, web strategist, seo e minchiarellate varie. Uno dei tanti segni di supponenza on line che danneggiano e ritardano la nostra cultura digitale e l’aggiornamento della politica.
Dunque Marco Camisani Calzolari è un manager, imprenditore e formatore che insegna allo IULM, spesso presente in rete a denunciare l’ignoranza della stampa analogica, l’arretratezza di tutti gli altri. Un “esperto” che “popola” i social-cosi, rappresentandosi con frequenti video e post. Ha scritto pubblicato e realizzato anche imprese in questo settore. Altro non so. Questa persona ha presentato di recente una ricerca sul carattere umano o automatico dei followers di alcuni autorevoli account twitter. E’ partito da alcuni brand che per cui
English: Beppe Grillo, Italian comedian, activ...
lavora (penso per averne giustamente altri) ed è calato su Beppe Grillo. MCC ha stabilito alcuni criteri credibili ma arbitrari per verificare con un robot se chi segue l’account del comico è un robot anche esso che ne aumenta solo apparentemente la visbilità e la reputation. La notizia è stata data con grande rilievo sulla stampa e presentata come uno scoop rivelatore. Intanto è stravecchia. Di followers automatici o frutto di spam  su twitter o altri social media acquisiti o non si parla in rete da almeno due anni  e a proposito di alcuni scivoloni anche di politici americani. Due giornalisti di Popular Mechanics si sono domandati nell’agosto 2011 “Quanto di Twitter è spam” . La ricerca su Twitter, è stata fatta a mano su 1.000 followers e non attraverso algoritmi che lasciano ad altri numeri scegliere quanti dei numeri siano solo numeri, ed ha dato solo il 24% di persone reali, il 14 % di compagnie e associazioni che vogliono farsi conoscere il 48,6% fake, spam o incerti. L’occasione è stata una soffiata dallo staff  del conservatore Newt Gingrich  sull’enorme numero di followers (1,3 milioni) rivelatasi poco fondata. Lo stesso Kevin Kelly ideatore di Wired e tra i più accreditati guru della rete ha analizzato subito la quantità di autom
English: Kevin Kelly.
atismi e la rilevanza dei “propri” followers su Google + rilevando che solo il 30% sono attivi il 6% è spam senza giustificazione, ed il 36% sono iscritti senza un profilo. Insomma la maggioranza sono solo numeri. Conclusione? E’ bene saperlo, e poco da preoccuparsi perchè comunque vi sono tante conversazioni utili, diversi gli intenti tra un brand che ricerca visibilità e ascolto e chi cerca un dialogo o propone un servizio vero. Un pò d’attenzione per selezionare lo spam dalla realtà. Anche Peakanalytics osserva che più followers hai e più alta è la percentuale di rischio spam. Insomma il professor, il signor o signor professor Camisari Calzolari, ha scoperto un pò l’acqua calda e per far notizia ha indirizzato l’attenzione  per  puro marketting “Uno Puntozero” (era il suo pseudo nda) su Beppe Grillo, perchè va di moda e perchè investe sulla rete e i social media, con il supporto di un altro consulente Casaleggio, da più tempo di altri. I suoi risultati però sono buoni. Tutti i politici usano internet solo che Grillo guadagna voti e gli altri perdono. Sarà per i followers falsi? Con opposto atteggiamento i sostenitori di Beppe hanno obbiettato che l’esperto è di destra perchè sua è la piattaforma forzasilvio.it. Biiiip sbagliato: semmai questo conferma che non basta un buon consulente nemmeno per un re della comunicazione per avere successo in rete. Si può al limite pensare che Casaleggio ha fatto meglio di Marco Camisani Calzolari. Ma non credo sia questa la ragione dei successi di Grillo e degli insuccessi più recenti di Berlusconi. Insomma tutti i politici hanno un sito o un blog, tutti o quasi sono su facebook perchè è la principale interfaccia di accesso a internet, molti sono su twitter, tra  i più seguiti funzionano meglio quelli che ascoltano e rispondono. Il problema è che cosa ci fanno. Lo dico a noi tutti comunicatori anche politici affezionati di new media: cerchiamo di far si che la stupidità non dilaghi on e off-line. Che Klaus Davi sia con voi.



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mercoledì 11 luglio 2012

Abbasso il primato della politica

                                                       
Navigando per ricordi assieme a qualche Libertario nostalgico
...attualmente liberal. Questo il pezzo che ho fatto sulla continuità PCI PD in nome del primato della politica sul Giornale di Piero Sansonetti e Angela Azzaro  Gli Altri .


martedì 10 luglio 2012

Il capitalismo di "Connivenza" e l'etica dei Lobbisti


Gironzolando per i social media mi domando spesso: che universo è quello in cui parliamo, discutiamo, ci confrontiamo ed informiamo solo tra “amici e parenti”? Bello, se ci scambiamo foto d’annata, ma un pò ripetitivo. E’ il meglio che ci possiamo attendere dalla società dell’informazione? Da quell’onda collaborativa e conversazionale che ha appiattito e fatto decollare il mondo? Vedo spesso un effetto ex-alunni, ex-compagni che attraversa tutto. Viva noi del Virgilio, della Bocconi, noi formattatori o di Vedrò! Siamo sicuri che sia un bene?  I misuratori di blogosfere denunciano rischi di omologazione amichevole. 
State of the Blogosphere
State of the Blogosphere (Photo credit: Mike Licht, NotionsCapital.com)
Io saluto sempre  quell’ex assessore “compagno” che ottenne per me un rapido ricovero durante una meningite quasi fulminante. Ma se oggi stessi male e mi dicessero “chiamiamo quel nostro amico” per curarti...direi “No chiama un dottore vero!” L’Italia è patria del nepotismo dal tempo dei Borgia, i Papi che, assai prima di Ruby, già chiamavano nipoti gli amici, i figli e le  amanti, ma l’intero mondo è afflitto da una malattia generale, chiamatelo anche amicalismo, old-boys-network disease, febbre da club esclusivo, massoneria oppure “mettici una buona parola”. Perchè non va? Non c’entrano tanto il codice penale o la morale, ma un atteggiamento 

Book cover, Saving Capitalism from the Capital...
Book cover, Saving Capitalism from the Capitalists (U.S. hardcover edition) by Raghuram Rajan and Luis Zingales (Crown Publishing Group/Crown Business, 2003) (Photo credit: Wikipedia            

anticoncorrenziale, antimeritocratico, di connivenza che attraversa il sistema.  Luigi Zingales lo chiama “Crony Capitalism” e pensa sia causa di una crisi di credibilità della democrazia e dell’indispensabile capitalismo anche negli USA. Quando una grande corporation trova un vantaggio indebito imponendo una regola politica, o la aggira acquisendo un concorrente, o  quando si allea al competitor contro i clienti, chi ci rimette? I clienti. Se un partito non è “scalabile”, una università fa spazio ad un solerte raccomandato per favorire un professore. Chi perde? Non solo il talentuoso escluso ma l’intero sistema. Il libero mercato funziona se nessuno trucca le carte innanzitutto lo Stato ma anche il big buiness: per questo sono importantissime sia le liberalizzazioni che le regole antimonopolistiche.  Quando la pubblica amministrazione a corto di denari taglia i costi senza ridurre organicamente la spesa, senza selezionare chi funziona meglio e senza restituire ai contribuenti, ma rialloca a favore dello Stato spendaccione, il cittadino ci rimette due volte: ha servizi meno efficaci

English: SDA Bocconi building
English: SDA Bocconi building (Photo credit: Wikipedia)
e tasse sempre più alte. Più che con il moralismo o l’anticapitalismo egualitario dobbiamo lottare contro le rendite relazionali non contro le relazioni che sono la linfa sociale e parte del capitale umano. La meritocrazia funziona se il merito non è appannaggio di un “Trust” di clubs, di Università o di società di consulenza che rende tutto ugualmente grigio e imbelle. I “cento fiori” possono sbocciare solo se “cento scuole” competono. Invece siamo ancora alle “bollinature” familiari, baronali, accademiche, salottiste e da exalunni che straripano. Dai social networks agli stage sconfinano nelle più inimmaginabili “carriere”.  I geeks promuovono i geeks, i professori, altri professori. Più si assomiglia l’uno all’altro, meno ci sentiremo dar torto. Ma sbaglieremo di più e faremo peggio. Nel simpatico filmetto “C’è chi dice no” si ipotizza una mobilitazione di “pirati del merito”minacciosi” incappucciati che seguono ovunque raccomandanti e raccomandati. C'è da riflettere sui rischi derivati dalla “prevalenza del cretino” .  Anche per noi lobbisti che della rappresentanza di interessi e della società a rete campiamo. I sottobraccisti (come li chiama Bistoncini) sono attori relazionali parziali e scivolosi, i trafficanti di influenze non si sa bene in cosa si distinguano dai corrotti. Chi invece studia e lavora perchè la Pubblica Amministrazione  decida consapevolmente e liberamente, confrontandosi con gli interessi, senza subirli, questi aiutano la responsabilità decisionale in un gioco democratico di equilibri e contrappesi. Le aziende serie e consapevoli sanno che è inutile avere tra i piedi parenti, politicanti, amici e sottobraccisti come PR, perchè capiscono poco e ottengono nulla. Per chi fa lobbying il vero fattore etico è il criterio di trasparenza (correzione delle asimmetrie informative) e l’amore per la concorrenza libera in libero mercato.
lobby
lobby (Photo credit: bunchofpants)

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domenica 8 luglio 2012

Napoli, Romeo e De Magistris


Napoli, veduta da via Tasso
Napoli, veduta da via Tasso (Photo credit: hillman54)
Ho collaborato con Alfredo Romeo, come lobbista e comunicatore. Ne ho scritto nei giorni peggiori. I temi restano intatti ma bisognerebbe cambiare il titolo a quel blog. L’altro ieri ho avuto un sussulto nell’aprire il Corriere del Mezzogiorno e trovare la foto di Romeo accanto a quella del primo cittadino De Magistris quasi re e vicerè di Napoli. Con quella cifra: 50 milioni che faranno sopravvivere il comune. Il contributo dell’imprenditore finalmente riconosciuto, la fine della persecuzione da parte del persecutore, la sottile soddisfazione perchè quest’ultimo ha  “cercato” il valore del contributo di un privato per fare meglio quello che l’amministrazione da sola non riesce a fare. Il magistrato nemico dell’affarismo, l’ideologo dell’equazione travaglista privato +pubblico= corruzione, ha conquistato il posto di sindaco grazie a questo teorema, che ad un certo punto era diventato il Sistema Romeo. Giggino il Sindaco con la bandana ha seppellito (per ora) questo falso teorema. E’stato più coraggioso di tanti suoi colleghi (di prima) e soprattutto realista. Romeo il maggior contribuente di Napoli, spesso schifato dalla bella Napoli inutile di sempre, era usato di nascosto dalla “sinistra pipì”. Quel Romeo uscì assolto da 11 reati a strascico come uscì tutta la giunta della Iervolino-Quisling. Tutti meno uno innocente che però non ne uscì: l’assessore Nugnes che dalla Iervolino (magistrato anche lei) ricevette solo i complimenti per essersi suicidato. Romeo è stato condannato solo a due anni per corruzione per aver promesso un posto di lavoro a due disoccupati, (una medaglia nda) ma è in libertà non a caso e vedremo in appello. I ricordi di quella che è stata un’ odissea, sfumano. Tutte le procedure corrette. Le aziende gestite in modo impeccabile secondo i custodi giudiziari. A Roma Alemanno si sta ancora mangiando le mani per aver revocato l'incarico alla Romeo Gestioni della manutenzione delle strade. Lusetti, Rutelli, Fioroni, Bocchino evocati a sproposito hanno altro a cui pensare. E’ un brutto ricordo il suo volto con la barba lunga, sequestrato alle 4 del mattino tradotto a Poggioreale con i suoi collaboratori. Le notizie di oggi aggregate su tutte le piattaforme fanno scendere quelle più antiche. E’ la SEO della vita. Tutto prende oggi un’altro colore. 
Tutti i suoi collaboratori sono passati chi dalle galere chi dalla paura di essere associato a comportamenti criminali nell’onda sollevata dalla procura Napoletana, con quelle accuse definite “chimeriche” dal magistrato giudicante. Io sono stato consulente di Romeo e ne sono onorato. In qualche convegno i miei colleghi ne hanno persino evocato il sistema (che era un teorema) per ragioni di concorrenza. Oggi Alfredo non parla più di allora, dopo averci raccontato le ore in carcere, la lezione tratta, e di quanti non lo salutassero più dopo la lunga e odiosa carcerazione , oggi non ha tempo per i ricordi, e forse preferisce non averne o tenerli in un cassetto. Ha altro da fare. Romeo governa con orgoglio assieme a quello che fu il suo carceriere e prova forse qualche imbarazzo paradossale e involontario per i pochissimi lo difesero pubblicamente da accusato ingiustamente, da carcerato ingiustamente. Non ha bisogno che gli si ricordi da dove viene, in cuor suo ne è orgoglioso, schivo e accorto come sempre ma, come prima nasconde quasi il bene e la ragione conquistati con la fatica e  l’intelligenza. La sua bellissima Villa a Posillipo
Napoli, la costa di Posillipo. In primo piano ...
Napoli, la costa di Posillipo. In primo piano il Palazzo degli Spiriti. (Photo credit: Wikipedia)
ha un ingresso quasi invisibile con un ascensore che scende in basso ,simbolico. Una bella casa signorile, ma in una dimensione popolare. Laggiù piantava broccoletti per cui lo condannarono ed oggi la spiaggetta-simbolo è invasa dai vecchi nemici difensori del Dio Demanio.  Forse è rabbia per quella  foto . Sono stati mesi difficili testimoniati da lunghe ore di lavoro spese con lui, i consigli, gli incontri, i documenti a volte rimasti lettera morta, altre volte riemersi siglati da personalità del mondo per bene accademico, di cui Alfredo ama circondarsi, per la loro intelligenza, ma anche per un bisogno permanente e naif di “accreditamento”. Ama il timbro dei circoli alti ed insieme ne rifugge e sa di esser meglio. Sento comunque un pò di orgoglio per questo suo nuovo potere e spero che possa essere utile alla città. Come l'Hotel a 5 stelle che non volevano fargli aprire, che non sapeva se inaugurare, dove si fiondarono gli avvoltoi che già sapevano dell'inchiesta. "Alfredo-dicemmo allora- tu sei a posto se vogliono ti colpiranno comunque, 'sta cosa la devi fare".
Piazzale flaminio
Piazzale flaminio (Photo credit: Wikipedia)
Ho presenti le giornate trascorse nel suo studio di Piazzale Flaminio, le amabili e interessate convers
azioni sulla situazione politica, i ragionamenti sulla terziarizzazione virtuosa, gli incontri, le ipotesi di continuo aggiustamento, le proposte di un nuovo modello di governance delle città. Smart services per smart cities. Avanzatissime idee e progetti: quelle verranno ritenute soprattutto in autorevoli circoli per addetti ai lavori, questi almeno a Napoli vanno avanti.
E bisogna dare atto anche a Luigi De Magistris di aver scelto, almeno su questo, il modo migliore e più efficace di esercitare il potere: il pragmatismo. Fregandosene anche di quel che aveva pensato prima. Chiedergli un’autocritica sarebbe un esercizio imbecille di vetero-comunismo. Anzi bisognerebbe che imparassero qualcosa anche i tecnici al governo. Il metodo partecipativo, negoziale, rapido ed efficiente scelto per  valorizzare prima e privatizzare poi il patrimonio immobiliare non verrà mai eguagliato dagli intricati i progetti in corso in mano alle burocrazie romane. Voglio proprio vedere se si faranno 1.500 vendite in 4 mesi.

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venerdì 6 luglio 2012

Zingales un Italiano contro il "Crony Capitalism"



Meno male che c’è Amazon. Appena letta una presentazione su The Independent,dell’ultimo libro del Professor Luigi Zingales  “A Capitalism for the People- Recapturing te Lost Genius of American propsperity”  l’ho scaricato e cominciato a leggere. Mentre continuo a farlo lentamente (è in un inglese piano e pienamente comprensibile) non resisto a condividere l’emozione ed il fascino per l’approccio acuto e coerente a temi che sono davanti a noi. Tanto più che vengono da un giovane (per noi) talento accademico già affermato economista presso la “famosissma”  e per molti di noi “famigerata” scuola di Chicago. E’ una critica spietata , amorosa e preoccupata del capitalismo e della sua spinta propulsiva. Un appello che scaturisce dalla crisi che stiamo vivendo  e mantiene come bussola positiva e costruttiva proprio il libero mercato. L’interrogativo è come salvare le immense conquiste del capitalismo tornando al genio perduto della prosperità Americana. Un capitalismo per il popolo. Una disanima ricca di dati e di storie circostanziate. Ne scrivo subito perchè mi colpisce il punto di partenza e il rischio che viene indicato agli USA e al mondo: se continua la degenerazione del libero mercato in un capitalismo di connivenza (Crony Capitalism) traducete come volete “amicale” “nepotista” “colluso”, le ragioni, la forza, la credibilità del sogno amaricano nato da una spinta di libertà rischiano di sparire. Zingales racconta di essere “emigrato” negli States per la libertà e le occasioni di ricerca e crescita che quel sistam gli ha offerto, lasciando il suo paese al punto più basso di quella degenerazione anti liberale l’Italia di Berlusconi. Sul sole 24 ore ha stigmatizzato le regole che all’interno della BPM consentivano la promozione dei gestori dei nostri debiti e crediti : parlando di Manuale Cencelli di una Banca e del paese, Relazioni e nessuna meritocrazia.
Ma oggi  Zingales vede un rischio analogo a quello Italiano per gli States e l’europa è di finire come la Grecia. Nessuna consolazione. Il tradimento dello spirito del libero mercato ha radici lontane, complesse e diversi indirizzi, dopo la rivoluzione reaganiana la politica amricana con Bush è diventata meno aperta (dazi sulle importazioni), l’equilibrio della libera concorrenza è stato falsato dal peso del Big Business. La radice democratica  dei contrappesi antitrust si è indebolita, il peso dello Stato nella politica è tornato a crescere “d’accordo”, in collusione con le imprese più grandi e si sono ridotte le opportunità basate sul merito e la fiducia nelle bontà del sistema. Anche nel passato ciò è avvenuto, ma la lotta contro il Monopolio delle compagnie britanniche è stata proprio il DNA della Rivoluzione Americana. Con Obama e l’impegno a salvare il sistema finanziario si è stabilito un precedente antiliberale gravissimo: i grandi non possono fallire dunque non competono tra di loro alla pari e chi paga ancora sono i tax payers. Il sistema rischia di smemebrarsi in piccole economie pianificate dai grandi Lobbisti. Da questo sfiducia partono i due movimenti opposti di Zuccotti Park e dei Tea Party. Il primo pensa che il problema sia la ricchezza di pochi e non le regole e le opportunità per arricchirsi , il secondo che ormai il sistema non si può riformare e bisogna staccarsi da esso e da ogni regola.
E’ significativo che dalla patria dei Chicago Boys venga un allarme di questo tipo. Parole fresche estremamente attuali anche per chi ha vissuto da lontano il Sogno americano , ma  che indicano nella “restaurazione” o “rianimazione” dell’Europa del welfare, del socialismo all’europea o all’americana,  il problema e non la soluzione. La prospettiva è  invece recuparare le ragioni di un capitalismo per il popolo con una democrazia del popolo , che non ingabbi la società. Per questo ci vogliono regole, non legacci che differenzino i territori liberandoli da monopoli. Ci vuole  capacità e possibilità di alimentare la corsa al talento e farla finita coi privilegi “relazionali” : finanzieri che nominano politici, professori che scelgono su raccomandazione e fedeltà, medici scelti per ragioni politiche, manager selezionati per avvantaggiare le imprese nell’immediato mettendo al sicuro non gli azionisti, ma se stessi e così via. Certo il capitale umano è fatto anche di relazioni, ma queste debbono consentire una competizione vera , non la protezione di amici, parenti e lobbisti di comodo. Quel che va rottamato ovunque non è il capitalismo, ma il capitalismo di connivenza l’altra faccia di uno Stato mangia soldi.

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