giovedì 7 giugno 2012

Il riflesso condizionato sulla casta





Il generale disappunto sollevato sulle nomine AGCOM e dell'autorità Garante della Privacy mi sembra frutto di un potente riflesso condizionato. Nelle intenzioni di chi ha istituito le autorities c’era quella di “garantire” il mercato e la sua trasparenza verso tutte le sue parti. Mettendolo al riparo dal fatto  che il governo intervenisse “sul e nel” mercato oltre le leggi. Intenzione liberatoria e modernizzatrice che in Italia ha funzionato molto parzialmente, semmai s’è poi trasformata con il proliferare delle autorities, in iper-legislazione, iperregolazione, e persino in funzioni suppletive di politica industriale, prima ancora che in difesa di parte. Tanto più folle per il mercato delle telecomunicazioni eminentemente transnazionale, dannatamente dinamico in ogni senso. Ed il mercato si sta prendendo la rivincita su tutti i “regolatori a comando” e delle regole “all’insaputa” del mercato. Queste degenerazioni hanno suscitato più di un sospetto sul loro funzionamento e utilità. Ma è un dibattito che nessuno di noi ha voluto aprire: non si è  ha parlato di unificare le autorities, di cambiare la legge anche sulla parte incompatibilità o introdurre una minore durata,  semplicemente si è riproposto, tra le tribù on line lo stesso frame comunicativo  della carta stampata e degli schermi televisivi. Politici che non si mettono d’accordo: incapaci.  Politici che si mettono d’accordo spartitori e ladri. Bella forza. Nessuno che chiedesse ai partiti cosa avessero intenzione di fare, con chi e perchè. Siamo partiti col “candidato della rete”, poi le quote rosa e infine le dichiarazioni preventive sul programma. Salvo poi riconoscere che alcuni sono molto competenti. I curricula sono arrivati tardi? Ma sono on-line da anni. Sono insufficienti (quali?). Sono politici? I presidenti delle autority  sono stati tutti eletti dai partiti e alcuni erano parlamentari di lungo corso. Alcuni migliori di altri semmai.  La crescita della cultura e dell’apertura digitale non ha bisogno di una politica assente, ma di una politica nuova che sappia scegliere, che aumenti gli spazi di mercato, di innovazione, di impresa e limiti quelli della presenza statale nella vita dei cittadini. Negli States il Presidente li sceglie con al massimo tre commissari dello stesso partito (spartizione!) ed il Senato ratifica interrogando a quel punto gli indicati. In UK Ofcom dipende dal governo. Parafrasando Marx (Groucho) io  non delegherei mai ad un club di net-addicted che mi accetta tra i suoi membri le sorti delle TLC e Tv in Italia. Tanto più che vedendo gli eletti mi sembra sia andata molto meglio dell'altra volta. In questo campo come sulla privacy si dovranno affrontare problemi inediti per aiutare a creare e competere nel mondo digitale: la soluzione  non sta nei proclami pro pro o contro Acta, o Fava, e nemmeno di quelli  contro i pirati, contro gli Over The Top, contro i Telcos o per un’ Hadopi. Il  Parlamento definisca presto regole semplici e dinamiche, certo in rapporto con la società o gli stakeholders che verificano, contestano o  chiedono cambi radicali. Una volta deciso, a vigilare ci deve essere soprattutto gente competente ed esperta. L’indipendenza dipende dal mandato, dal pluralismo , dall’autorevolezza e competenza, oltre che dal fatto che questi signori e signore, equiparabili a magistrati elettivi, ascoltino tutti i pareri per deliberare. E’ qui che si deve esercitare un controllo costante e motivato. Trasparenza? Opendata per tutta la loro  attività, regolari audizioni interattive e introdurre l’obbligo di relazionare in Parlamento anche in occasione di una legge annuale sull’agenda digitale come qualcuno ha proposto. 
Un segnale di discontinuità? Forse sarebbe bastato spiegarsi meglio e con coraggio

PS per chi paventa il precedente per la Rai

Se la trasparenza dipende dal “voto in rete”, abbiamo già risolto il problema Rai: Santoro organizza un’altra “raiperunanotte”  intitolata “il curriculum” e fa l’amministratore unico 

PPS immagino che i sostenitori delle #quoterosa sostengano Augusta Iannini alla presidenza. O no ?

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