lunedì 11 aprile 2011

Report vs Networks


Puntata critica del meno costoso tra i programmi del network (non sociale , ma politico) di sinistra in Rai. Tocca a Internet e ai social networks. La Gabanelli e i suoi collaboratori si documentano a fondo, non trasmettono intercettezioni sceneggiate (solo qualche testimone con il volto pixelato). Inoltre stavolta vengono sentite ampiamente le parti in causa (Google, Facebook, etc); le tesi da dimostrare vengono messe in bocca parti terze (ricercatori, blogger "de sinistra", esperti di sicurezza) prima di essere riprese e rilanciate dalla conduttrice o dai realizzatori. E tutto sommato, visto che l'obiettività non esiste, per un giornalismo a tesi manco male.
Attenzione però alla sostanza finale della tesi da dimostrare. Che non è la verità da raccontare, ma pezzi giustapposti finalizzati ad una dimostrazione, ancorchè presentata sotto forma di interrogativi inquietanti.
Teoria generale della realtà: tutto ciò che è capitalista è affamato di profitto e dunque pericoloso soprattutto se è grande, anche se è utile e lo adoperano miliardi di persone. Corollario: i rischi vengono rappresentati sulla bilancia della Gabanelli enormemente superiori ai vantaggi (ma sennò che tesi è ?). Conseguenze. La "guerra dei profili" o dei "dati" ha alla base la volontà (e l'interesse) di ciascuno di consegnarli, ma la presunta incompetenza di tutti a gestirli favorisce abusi dei capitalisti digitali grandi e cattivi come tutti gli altri, che sono ventenni o trentenni astutissimi e ricchissimi. Ci sono differenze di plicies, ma non tanto.
Tesi: nei social networks, o su Google, la "libertà è pericolosa" (più soft "va conquistata") perchè consente alle piattaforme di guadagnare e far guadagnare. Come fare per difendersi ? Qualcuno ha proposto e alla fine ottenuto il suicidio virtuale, e combattendo l'ha ottenuto.
Come migliorare le cose ? Denunce, giudici e tribunali hanno "costretto" tutti a diventare più trasparenti. Viva i giudici.
La libertà "pericolosa" è però intoccabile se a rivendicarla è una icona antipotere come Julian Assange contro i segreti di Stato. Qui i giudici non sono più tanto buoni perchè lo tengono ai domiciliari. Corre eroicamente dei rischi per aver rivelato segreti di stato. La "libertà pericolosa" di Facebook, non quella di Assange, è avversata dai tutori del diritto alla privacy, che non può essere violato da You Tube, nè da ItaliaUno, mostrando video di famiglia. Tanto più se è proprio Mediaset che per i diritti delle opere da lei gestite ha chiesto a You Tube in sacco di soldi. Paradosso interessante non approfondito e groviglio complicato. Rassicura ed orienta alla fine sapere che ritroviamo un nemico conosciuto: Mediaset e che guarda caso gli esempi di spamming tratti da Facebook, siano messaggi a favore di Silvio Berlusconi. Attenzione però: disposizioni di legge rischiano di trasformare i Service Providers in poliziotti e l'Autority per le comunicazioni in un Tribunale che oscura i siti su semplice richiesta...E questo avviene da quando la Tv (Rai e Mediaset) va su internet. Vero. Stavolta per fortuna la libertà per Report non è pericolosa, ma da difendere. E questo almeno ci piace, anche se preferiremmo più coerenza e meno ideologia.

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