venerdì 25 marzo 2011

Giudici internet politica e futuro


Mi scuso per la lunga assenza : ho dovuto dedicarmi a tanti bei progetti , tra cui www.processomediatico.it, qualche appello su The Front Page e quindi, nella mia giornata digitale il blog s'è assopito. Oggi vale la pena riprendere per una buona preoccupante ragione. La sentenza del Tribunale di Roma che impone a Yahoo la rimozione dai risultati di ricerca di tutti i link a siti riproducenti in tutto o in parte il film "About Elly," diversi dal sito ufficiale. A termini di legge i contenuti soggetti a copyright vanno rimossi su segnalazione quando sono forniti da servizi di web hosting, cioè contenuti da qualche parte un sito, un blog o i server di You Tube. Quanto ai motori di ricerca invece la rimozione su richiesta può avvenire solo se il contenuto è stato rimosso o se si riceve indicazione dalla autorità giudiziaria. E naturalmente come sempre quando c'è un buchetto nelle leggi, un giudice si infila e ci cambia la vita. Decide che quel che vale per un sito, vale anche per tutti i siti indicizzati solo perchè lo dice il titolare del diritto. Il giudice Muscolo si occupa di diritti d'autore da tempo , argomento assai importante per tutti gli aspetti immateriali delle nostre industries, e in una parte sembra fare la differenza tra caching provider e hosting provider, tra chi riflette una traccia per raggiungere il sito e chi "ospita" un contenuto. Invece l'accertamento secondo l'ordinanza avviene per esclusione di tutto quello che non è riconducibile a.... Il giudice non accerta che sia stato commesso un reato, ma esclude chi lo puo commettere da internet attraverso i motori di ricerca. Ha ragione Guido Scorza : i motori di ricerca e social network sono interfaccia, autostrade, strade e stradine di internet che portano in milioni di posti. E' come se si decidesse di bloccare l'accesso a un negozio perchè un cliente ha dichiarato che vende merce contraffatta. Come se si bloccase Via Cola di Rienzo perchè Armani è certo che su quella strada si disporranno dei venditori di borse contraffatte. Per di più se il motore sbagliasse a rimuovere perchè successivamente viene accertato che l'uso del contenuto era appropriato , sarebbe responsabile di una violazione dei diritti del sito o di censura preventiva.... Tra l'altro per sgombrare via Cola di Rienzo dagli abusivi ci vogliono i vigili , non possono farlo nè i negozianti, nè i netturbini anche se glielo chiede Armani. I colleghi lobbisti di Open Gate, che legittimamente difendono gli interessi della PFA e della associazioni antiprateria, hanno ritenuto opportuno farlo in sede giudiziaria, per poi arrivare alle aule del Parlamento. Hanno avuto un ottimo risultato dal punto di vista dell' enforcement militare. Le vittorie nelle aule di tribunale in questo paese sono spesso il segno di una carenza della politica, come lo sono i conflitti che divengono ideologici. Pur lavorando anche per società di content e service provider, (parlo qui a titolo personale) non consiglierei ai miei clienti di fare lo stesso e di scendere in campo per una crociata di libertà assoluta a colpi di sentenze. Anche perchè gli stessi service providers vivono più di soldi da contenuti coperti da diritti che di siti deviati. Penso però che tutelare l'industria del cinema e dei contenuti, come si fa in Italia solo con le tasse sulla benzina , i giudici e bloccando in nome della pirateria la crescita di internet è una scelta masochista. Una ragionevole discussione su come garantire l'espansione di nuovi canali e business al lavoro degli autori sarebbe la cosa migliore. Se non fosse così , a malincuore consiglierei di chiudere baracca, almeno qui da noi.
PS mi viene in mente adesso. Pensate se Berlusconi chiedesse di disindicizzare tutti i link che puntano a siti o social network che recano offese, minacce o diffamazione su di lui. Per non dire delle canzoni sue e di Mariano Apicella

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