giovedì 22 aprile 2010

Il Balzello su Internet



La proposta formulata dal Presidente della FIEG (vedi sotto) di una tassa su internet per fare fronte alla crisi dell'editoria è un grave errore
La posizione espressa rappresenta una prova di come l'Italia che non cambia cerca di ostacolare quella che cambia e prefersice difendere vecchi modelli e farne pagare il prezzo agli utenti.

Limitare la gratuità, o la libertà d'accesso alla rete, vuol dire ridurre le possibilità che internet e le imprese che lo animano a milioni aiutino
l'economia creativa , la libertà di espressione , il potenziamento delle nuove imprese. Se si chiede a un giovana quale è uno dei limiti più grave di internet mobile ad esempio , la risposta è che costa ancora troppo. Dagli Stati Uniti all'estremo oriente : la neutralità della rete, l'aumento della possibilità e della banda di accesso, sono considerati una base fondamentale per la ripresa, per la ricerca, per la green economy. Chi ha puntato su queste novità ha accresciuto i propri profitti nostante la crisi e chi come gli stati ha puntato sulla digitalizzaizoni ha realizzato grandi risparmi.Il settore della nuova economia , dei nuovi media, dei progetti tecnologici, delle stesse telecomunicazioni , è l'unico mondo in cui c'è libertà e concorrenza gobale- Qui gli stati hanno speso poco e le imprese non hanno chiesto vantaggi e incentivi in piena crisi ! Trilioni di euro sono andati a settori come banche, finanza,auto e nulla o quasi alla crescita della rete e della innovazione.
La editoria è in crisi da ben prima di internet ,ed è invece fortemente assistita , ma affronta peggio la crisi mondiale. Qui come nel mondo televisivo tradizionale ci son squilbri clamorosi di cui di solito le autorità indipendenti non si accorgono. Le ragioni della crisi della editoria e di parte dell'industria dei contenuti sono profonde e strutturali , ma la forte presa che questa industria ha sugli establishment nazionali ed il conservatorismo delle istituzioni pubbliche e private non aiutano a cambiare. E' anche ora di dire che il carattere politico e poco indipendente delle autorities regolatorie, da luogo ad una "vigilanza selettiva" e consente spesso di trasformare procedure di ricorso in tentativi di ricatto di cui si brandisce il possibile esito , per negoziare vantaggi in accordi commerciali, chiamando commissari e autorevoli rappresentanti ad esprimersi anche prima dell'esito sulla stampa. E' un gioco di pressione lobbistico mediatica , che non guarda alla sostanza e alla novità dei mercati innovativi. Nella covinzione che più che consentire lo svilupo dei mercati e la crescita attraverso nuovi percorsi , sia compito delle suddette autorità, indirizzarli con l'occhio rivolto alla pubblica opinione e ai governi.
Ci sono invece veri e propri cartelli a svantaggio della editoria minore,di quella indipendente, di quella scientifica etc. E' clamoroso dunque che secondo una logica medioevale venga di qui la richiesta di "un balzello"su internet : che dovrebbe finanziare non la innnovazione di questi operatori ma la loro arretratezza . E questa logica sembra coinvolgere un ampio arco di "attori" che controllano largamente la scena italiana, divisi su tutto meno che sul nuovo balzello.
Ciò avviene contestualmente ad una orgogliosa crociata regolatoria su temi di grande importanza come i diritti d'autore dove sono impegnati anche Siae e Fapav : per criminalizzare tutto ciò che è nuovo e libero. Nella posizione della FIEG c'è chiaro il riconscimento di non aver ancora trovato un modo di far pagare i contenuti on line che tenga insieme l'enorme diffusione e visibilità che dà la presenza sui motori di ricerca e un sistema di alocazione delle risorse pubblicitarie ancora basato sull passaggio dalla prima pagina.
Questa incapacità dovrebbe essere pagata alla fine dagli utenti . Una lobby potente e obsoleta, integrata da interessi economici e politici, quella dell'industria editoriale "così come è", con i suoi monopoli e oligopoli, con i suoi incentivi pubblici e con i suoi conflitti rischia di tener la realtà e il futuro fuori dall'Italia e dall'Europa. E il rischio è anche quello di perdere i nuovi treni qullo degli e-book, quello dell'advertising online, quello del internet mobile e delle apps. C'è qualcuno nel mondo della politica che se ne accorga ? O No ?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Sono dei pagliacci senza un briciolo di pudore. Come possono solo pensare di avanzare una proposta del genere? Sperperano milioni per pagare stipendi d'oro ad incanutiti cronisti, sono totalmente incapaci di comprendere i mutamenti tecnologici e di cavalcarli, vivono ribattendo i lanci d'agenzia e adesso vorrebbero applicare una tassa sulle connessioni internet per salvare i loro fallimentari bilanci? Dico solo una cosa ai Signori della stampa italiana: fallite. Il mondo sarà un posto migliore senza di voi.