martedì 6 aprile 2010

Che peso ha avuto la rete nelle elezioni regionali ?




Due o tre manifestazioni del popolo viola ; decine di gruppi e decine di migliaia di sostenitori su facebook : una utilizzazione ancora un po' retrò ma pervasiva della rete, you tube compreso .Un dialogo diversificato ma soprattutto tanta personal propaganda. Poi c'è stato “l'evento del secolo” : contro la chiusura dei talk show “Raiperunanotte”. Commenti entusistici e picchi di visite sui siti mainstream. La multimodalità , internet che batte la tv cattiva illiberale e si integra con quelle “libere”, a pagamento su sky , gratis con Current tv. In verità il mastro di chiavi , di danze , dei emozioni era Michele Santoro, ex parlamentare e divina permanenza dell'era analogica dai tempi di Telekabul, che semmai ha “piegato” tutto alla logica della tv generalista e lottizzata. Ma quanto ha esato la rete nelle urne ? Poco o niente si direbbe ,anzi. Si è passati in pochi ore da “le rete vince, nulla sarà come prima, ce la facciamo ovunque, in Italia c'è ancora speranza” a....”l'Italia è un paese di merda, un popolo di narcotizzati” , fino alle solide indicazioni politiche : “basta con i soliti noti (D'alema) . Ci resta solo la Puglia! Che schifo questa sinistra di affaristi “ Uno scoramento on line prevalentemente all'interno della sinistra . A destra al massimo c'è stato un tifo calcistico , passato dalla delusione per la vicenda delle liste all' orgoglio per la vittoria sospirata e inattesa.

Al netto di pochi episodi , la rete si agita soprattutto a sinistra ma non favorisce necessariamente la sinistra . Basta fare la prova su qualunque motore di ricerca. Se i voti si ripartissero come la blogosfera e i social networks comanderebbe Beppe Grillo con Marco Travaglio, e Berlusconi languirebbe in galera. Internet è lontana dalla realtà come la sinistra ? No il caso italiano c'è anche qui (lo scriveva Andrea Romano sul Sole 24ore) : le tifoserie esportano su internet la stesso scontro tribale che c'è nella politica reale , ma quei gruppi non rappresentano nè la società , nè la rete , che invece coincidono sempre di più. Così l'Internet-politicoitaliana , gioca un ruolo importante, ma somiglia alla politica off-line.

La blogosfera italiana è stata definita "molle" , cioè autoriferita : «molto isolata, rinchiusa in se stessa, ... pesantemente incline alle opinioni personali piuttosto che alle analisi politiche.»(Anthony Hamelle di Linkfluence). Non si occupa di temi concreti o di analisi ma di sé. Non sfrutta la potenzialità della geolocalizzazione, le conversazioni , le reti (interessi) già esistenti , ma pretende di “portare” gli internauti verso i suoi contenuti ideologici I militanti parlano e si accusano tra loro come farebbero se si trovassero in piazza , cosa che ogni tanto fanno, ma con minore entusiasmo. Insomma: siti pieni urne vuote.o quasi.

Attenzione però per la politica militante, radicale, questo sistema va benissimo ; il network della opposizione giustizialista, ha dimostrato di saper usare meglio di chiunque il sistema comunicativo multimodale , facendo prevalere Grillo , Di Pietro e Vendola sui dinosauri alla Rifondazione e Comunisti italiani, rosicchiando voti al PD e influenzando/cavalcando il senso comune più largo con “politica dello scandalo” (Castells) che è chiave decisiva da decenni nel sistema di potere della comunicazione . La politica militante usa internet come un “medium” evoluto e i social network come bacheche ,e insieme utilizza il più potente "viagra" della comunicazione televisiva : lo “scandalo” , dal gossip sessuale ,alla corruzione. Ecquesto avviene ovunque. L'unica differenza italiana è la integrazione organica nel sistema della “magistratura comunicante” , esperta più di press release che di prove . Sul “mercato” del consenso questa linea paga per varie ragioni , ma soprattutto perchè la politica e le istituzioni (pubbliche e private) son deboli e in crisi di legittimazione ovunque. La maggioranza della popolazione mondiale pensa in modo crescente che i suoi rappresentanti siano corrotti e incapaci , i media mainstream e quelli nuovi seguono questo mercato da quando esiste la tv e la personalizzazione. Negli States come in Francia, in Spagna come in Italia interi cicli politici si sono aperti e consumati in offensive “scandalistiche”. In questo la Rete con la sua "viralità" e permanenza è una novità potente che fa leva su un altro fattore : nel mondo contemporaneo le “istituzioni” contano sempre meno , ed hanno sempre meno potere . Per tornare alle elezioni dunque si può dire che l'astensione non è solo frutto di una delusione ma una realistica presa d'atto che la politica è meno utile. In questo ciclo, le politiche scandalistiche on line hanno un effetto moltiplicatore della sfiducia e dispersione i cui esiti sono imprevedibili (vedi il boomerang a sinistra della questione morale)

La rete, invece , "è" la società del terzo millennio : milioni di persone che lavorano e si scambiano conoscenza ; di questa novità approfittano marginalmente "i pasdaran" della rete,quelli che presumono di farne una ideologia e quelli che la esorcizzano,a restando lontani dalla sostanza sociale . Da noi in particolare , non è avvenuto nulla che costruisca dal basso una leadership , come nel caso di Obama. Nulla di quel messaggio di sistema, fiducioso e costruttivo , di quella sfida partecipativa diretta che riconosce le differenze e chiama in campo in base alla responsabilità del cambiamento. Per vincere elezioni , ma anche per monitorare la riforma della sanità ; un sistema di rete , di "autocomunicazione" non contro qualcuno, ma di tutti per tutti.

Dunque non si tratta di portare il messaggio “su” internet , ma di capire cosa è cambiato grazie ad internet e alle tecnologie sociali. E qui torniamo alla comunicazione : se il luogo pubblico del potere è la comunicazione , potenziata dalle reti di riferimento (quelli di cui mi fido e che sono vicini) , tutti i partiti e le istituzioni dovrebbero ripartire dai cittadini senza demogogie nè presupposti ideologici (è uno degli insegnamenti sia del successo leghista che di quello del PDL) Dovremmo chiederci se le reti e il fare rete, in tutte le dimensioni non debbano diventare un "mantra" della politica. Rivolgersi agli "utenti " con la mente sgombra da pregiudizi , per trasformarli in attori diretti , responsabili ed inaugurare così l'era dell' umiltà e dell'ascolto , della responsabilità , del coraggio e della collaborazione.

1 commento:

Anonimo ha detto...

La Rete è uno strumento usato solo dal 41% degli italiani, compresi i non aventi diritto al voto, ossia i nativi digitali.
Personalmente ritengo che Internet oggi non sia capace di influenzare il voto politico, diversamente e se ben usato credo che possa formare una nuova classe di elettori.

Tuttavia le attuali modalità politiche, i programmi e le strategie di comunicazione, oggi presenti in Internet, mi sembrano non idonee a raggiungere gli scopi desiderati.
M.M.