martedì 23 marzo 2010

Quale ruolo di internet nella Riforma di Obama


With the year-long debate over health care reform now entering its denouement (or a new chapter), how do you think the internet affected the course of the political battle?

That's the question I just sent to several dozen longtime friends, colleagues, fellow-travelers, and participants at the frontlines of the intersection of technology and politics. Over the next hours and days, I'll share their answers.

But here's a stab at starting the discussion.

First, a little black-and-white oversimplification. In 1993-4, as now, Democrats controlled all three branches. They had the White House, a 56-44 majority in the Senate and a 259-176 majority in the House. Then, as now, tens of millions of Americans lacked health insurance (roughly 40 million then, roughly 50 million now). Then, as now, powerful and entrenched interests spent tens of millions on lobbying and campaign contributions to influence the process, the bulk of which went to oppose reformers' efforts. But this time, Congress voted for a major reform bill. Last time, the bill died, stillborn.

What was different? Lots of things. Bill Clinton was arguably a weaker president than Barack Obama, as he was elected with just 43% of the vote, compared to Obama's 53%. Last time, the bill was crafted almost entirely in secret by a White House task force led by Hillary Clinton; this time the bill was crafted almost entirely in the open, with hundreds of hours of televised hearings, bill texts posted online before votes, and seemingly nonstop coverage and commentary. Last time, the White House sought to co-opt the major incumbent players, particularly the insurance companies, with a "managed care" approach that essentially gave them a green light to reduce costs by limiting care but failed to get their full buy-in; this time the White House sought to co-opt the major incumbent players, particularly the pharmaceutical industry and the hospitals, by cutting secret deals that promised to protect their interests in exchange for tens of millions of pro-reform TV ads. Last time, the White House was trying to sell a bill that its own advocates had difficulty explaining; this time, it appears they managed to drill through several key message points about the bill's benefits. Last time, the Democratic barons of Congress thought they were impregnable and couldn't imagine losing their majority; this time, the defeat of 1994 hung like a ghost over their cloakroom.

Given these differences, was the internet even a significant factor in the health care battle of 2009-10, and in the ultimate outcome of the vote in Congress? Obviously, there's no way to separate all these factors and settle the argument, and personally I suspect that some combination of Obama's greater popularity, the higher level of public engagement over a somewhat clearer bill, the neutralization of some of the major lobbies, the awareness among Democrats of the risks of failure, AND the internet (that is, people using the internet), tilted the debate and the ultimate outcome in the Democrats' favor.

What was the internet's role?
1. It forced the process much more into the open. For better and for worse, the sausage-making process is now much more transparent. As Nancy pointed out last week, without a formal change in the rules, Congress is starting to post major bills online 72 hours before a vote. This is what happens when you have many more eyes watching. Any attempt by the White House to repeat the Clinton process of crafting a bill over months of secret negotiations would have blown up in its face. Yes, there were still many back-room deals, from the Billy Tauzin-PHrMA deal to the "Cornhusker hustle" and the "Louisiana Purchase" but we know about them, don't we?
2. The relatively open process fueled a lot of passionate engagement on all sides, with rightwing blogs, GOP outfits like Freedom Works and Tea Party protesters along with leftwing blogs, Democratic efforts like HCAN and OFA, and MoveOn and the PCCC all turbocharging their efforts by using the latest tools for connecting, coordinating, collaborating, raising money, and moving messages and troops. The overall effect was for many more voices to speak effectively in the process. It appears that most of these voices tended to make the discussion more polarized, but I think that may be an oversimplification. MoveOn, for example, may have worked for most of last year to push the debate to the left, but in the last few weeks, after its membership voted overwhelmingly to support Obama's approach, it helped rally progressive activists to support the bill.

Did all this increased transparency and participation make the bill more or less popular with the public? Did it make legislators more or less likely to vote for it? Those are the hard questions to answer. More as the answers to my query roll in...

mercoledì 10 marzo 2010

El pais : Google digitalizará un millón de libros italianos libres de derechos

Fa notizia anche in Spagna : Un milione di libri italiani che sopravviveranno...molti non sarebbero mai più stati pubblicati o reperibili...la cosa ha un grande valore tanto più che l'Italiano on è una lingua veicolare..Un problema che il sistema di business bastao sul copyright. Non avrebbe potuto risolvere.
Una domanda perchè Google dovrebbero pagare dei soldi per averci dato questa possibilità ? perchè dovrebbe pagare Telcom ? Quale editore li avrebbe conservati o ristampati ?

 
 

Inviato da buzzico54 tramite Google Reader:

 
 

tramite ELPAIS.com - Última Hora di EL PAÍS il 10/03/10

Un millón de libros italianos será digitalizado por Google. La compañía de Mountain View y el Ministerio de cultura italiano han firmado hoy el acuerdo, según informan los medios italianos.


 
 

Operazioni consentite da qui:

 
 

lunedì 8 marzo 2010

Napolitano risponde ai cittadini

Palazzo del Quirinale, 06/03/2010

Signor Presidente della Repubblica,
le chiedo di non firmare il decreto interpretativo proposto dal governo in quanto in un paese democratico le regole non possono essere cambiate in corso d'opera e a piacimento del governo, ma devono essere rispettate da tutte le componenti politiche e sociali per la loro importanza per la democrazia e la vita sociale dei cittadini italiani.
Confidando nella sua serenità e capacità di giudizio per il bene del Paese e nel suo alto rispetto per la nostra Costituzione.
Cordiali saluti
Alessandro Magni

Signor Presidente Napolitano,
sono a chiederle di fare tutto quello che lei può per lasciarci la possibilità di votare in Lombardia chi riteniamo che ci possa rappresentare. Se così non fosse, sarebbe un grave attentato al diritto di voto.
In fede
M. Cristina Varenna

Egregio signor Magni, gentile signora Varenna,
ho letto con attenzione le vostre lettere e desidero, vostro tramite, rispondere con sincera considerazione per tutte le opinioni dei tanti cittadini che in queste ore mi hanno scritto.
Il problema da risolvere era, da qualche giorno, quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici. Non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana il candidato presidente e la lista del maggior partito politico di governo, per gli errori nella presentazione della lista contestati dall'ufficio competente costituito presso la corte d'appello di Milano. Erano in gioco due interessi o "beni" entrambi meritevoli di tutela: il rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere col voto tra programmi e schieramenti alternativi. Non si può negare che si tratti di "beni" egualmente preziosi nel nostro Stato di diritto e democratico.
Si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori esponenti dell'opposizione, che avevano dichiarato di non voler vincere - neppure in Lombardia - "per abbandono dell'avversario" o "a tavolino". E si era anche da più parti parlato della necessità di una "soluzione politica": senza peraltro chiarire in che senso ciò andasse inteso. Una soluzione che fosse cioè "frutto di un accordo", concordata tra maggioranza e opposizioni?
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andandosi al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali pronunciatisi in materia. In realtà, sappiamo quanto risultino difficili accordi tra governo, maggioranza e opposizioni anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale: difficili per tendenze all'autosufficienza e scelte unilaterali da una parte, e per diffidenze di fondo e indisponibilità dall'altra parte.
Ma in ogni caso - questo è il punto che mi preme sottolineare - la "soluzione politica", ovvero l'intesa tra gli schieramenti politici, avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, in un provvedimento legislativo che intervenisse tempestivamente per consentire lo svolgimento delle elezioni regionali con la piena partecipazione dei principali contendenti. E i tempi si erano a tal punto ristretti - dopo i già intervenuti pronunciamenti delle Corti di appello di Roma e Milano - che quel provvedimento non poteva che essere un decreto legge.
Diversamente dalla bozza di decreto prospettatami dal Governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal Ministero dell'interno e dalla Presidenza del consiglio dei ministri non ha presentato a mio avviso evidenti vizi di incostituzionalità. Né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione - comunque inevitabilmente legislativa - potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura.
La vicenda è stata molto spinosa, fonte di gravi contrasti e divisioni, e ha messo in evidenza l'acuirsi non solo di tensioni politiche, ma di serie tensioni istituzionali. E' bene che tutti se ne rendano conto. Io sono deciso a tenere ferma una linea di indipendente e imparziale svolgimento del ruolo, e di rigoroso esercizio delle prerogative, che la Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica, nei limiti segnati dalla stessa Carta e in spirito di leale cooperazione istituzionale. Un effettivo senso di responsabilità dovrebbe consigliare a tutti i soggetti politici e istituzionali di non rivolgersi al Capo dello Stato con aspettative e pretese improprie, e a chi governa di rispettarne costantemente le funzioni e i poteri.
Cordialmente

Giorgio Napolitano

Roma, 6 marzo 2010

giovedì 4 marzo 2010

Spegnete Internet in Italia




Secondo i PM che hanno richiesto la condanna dei dirigenti di Google per il caso Vividown nel processo si è discusso dei loro soldi e non della nostra libertà. Chi fa soldi deve controllare i contenuti e ne è responsabile anche quando non se ne accorge. Secondo la condanna di You Tube vs Mediaset, il contenitore “ruba” il contenuto, anche se lo oscura su richiesta del titolare di diritto. Intanto sono sempre di più giornali che mettono la famosa c del copyright in coda ai propri articoli nelle rassegne stampa: lo dovessero leggere in milioni invece che migliaia ! Una volta tocca a un blogger , più spesso ad un ricco provider, i cacciatori di "pedo-porno-terro-satanismo-pirateria", sono sempre all’erta.

Nei tempi che viviamo non c’è nulla di più importante nell’agenda politica mondiale del tema delle responsabilità e libertà della rete . E nulla in cui l’Italia sia così “punta di lancia” della arretratezza , in compagnia di alcuni grandi paesi europei.

Proviamo a fare un elenco dei temi contesi : la potenza di Google , il tema dei diritti d’autore e del loro uso gratuito e a pagamento, il tema della digitalizzazione parziale dei libri, il tema della privacy , la sicurezza, i temi fiscali in una economia globale, il controllo dei gruppi su Facebook, poi addirittura "internet adesso che ci sono tutti non è più quella di una volta" …e non mi ricordo neanche più.

Fanno da sfondo : la crisi economica , che i paesi europei affrontano senza riforme e innovazione a differenza in parte degli Stati Uniti ; la crisi specifica del mondo delle telecomunicazioni, dove cresce il divario tra domanda/utilizzazione di connettività e revenues; i cambiamenti nel mondo ICT a favore dei produttori di tecnologie e applicazioni, invece che degli operatori fisici. La crisi devastante dei giornali che si trascina tra un sussidio e l 'altro, chiusure e cassa integrazione da prima di internet.

Le Risposte : negli USA la neutralità delle rete e le libertà di espressione e di impresa sono un punto fermo. La risposte nuove a problemi nuovi non le mettono in discussione e anche quando comportano azioni legali che poi sfociano in accordi operativi dinamici che creano nuova ricchezza : come gli accordi tra editori,biblioteche e librai su Google Books,: le stesse autorità regolatorie non sono sedi di giustizia , ma spesso di misure compensatorie ; le misure asimmetriche sono finite da tempo e chi ha più responsabilità contribuisce a creare più ricchezza con investimenti.

Ad est abbiamo diversi approcci : si va dagli stati che investono nel futuro della ricerca e sviluppo , in banda ultralarga e nella creazione di nuovi servizi (Corea;Giappone, Taiwan), a quelli che pur facendolo, mantengono un fermo controllo su internet al punto , ma mettono a rischio in futuro la loro stessa crescita, dovuta sempre più a mercati esterni (Cina) a quelli che come la Russia vedono la esigenza di una profonda modernizzazione come chiave (ancora incerta) della uscita dalla crisi

E l’europa ? Ahimè con eccezione di qualche stato del Nord , la lobby del “vecchio mondo analogico” coincide con il vecchio continente. Leggi come Hadopi si preparano un po’ ovunque Anche qui con alcune differenze : la lobby delle società autori e editori, dei cinematografari punta dea sempre sul protezionismo, che svuota le sale, e aiuta l'industria di Hollywood, ma difende il controllo sui diritti e chiede che siano provider tecnologici telefonici a pagare una tassa sulle autostrade della informazione . Cosa produrrà questa scelta nelle società telefoniche che sono state per anni la unica realtà produttiva e concorrenziale in Europa ? La la riduzione di revenues e profitti, che farà scendere ancora gli investimenti.

Le telcos avranno meno interesse ad investire nelle reti di nuova generazione , tanto più perché ancora assalite da logiche regolatorie asimmetriche in un mercato ormai concorrenziale e ridefinito.

Il cavallo non beve, e la mucca del capitalismo continuerà a non dar latte né lavoro. I bilanci statali esauriti nelle manovre di sostegno anticrisi dirette ad altri settori, non potranno mai (o quasi mai) trovare risorse per adeguare il sistema dal lato infrastrutturale né della ricerca e innovazione : hanno preferito salvare le apparenze della vecchia economia, parlando di paura e speranza. Intanto il gap tecnologico, infrastrutturale,di conoscenze, brevetti, intelligenze etc tra oriente occidente cresce in modo esponenziale . Dunque l’Italia è fuori dalla cultura di internet perchè è fuori dalla cultura del cambiamento : bamboccioni ad ogni età. resteremo ultimi sul sentiero dell’uscita dalla crisi. La lobby della cultura analogica preferisce la difesa ancorchè teorica di vecchi benefici marginali al cambiamento : processi, richieste di “tasse e la polizia sulle autostrade digitali”, denunce generaliste alle autorities, comitati istituzionali contro la pirateria che poi non si riuniscono e non fanno nulla, tentativi di leggi mordacchia. Siè organizzato un vastissimo PAT : Partito Analogico Trasversale , da De Benedetti a Mediaset, passando per Murdoch, con l'appoggio esterno delle società telefoniche, uniti contro internet se non gudagnano loro , aiutati dalla vituperata/blandita magistratura che si impanca a correggere anche i difetti della globalizzazione . Anche qui i giudici dettano la soluzione di tutto con le manette e con sentenze scritte sui giornali prima che nei tribunali. La magistratiura agisce ne vuoto non delle leggi (tante e contraddittorie) ma della politica , e lo fa utilizzando la forte integrazione tra potere politico ,comunicazione e sistemi di potere che c’è in questo paese .

Alla faccia dei “popoli viola”, e "delle libertà", delle scaramucce giustizialiste, degli scandali veri o fasulli (Why not) , le idee e principi liberali sono minoranza a destra come a sinistra. Tutti di fatto lasciano il campo alla politica politicante, alle leggi ad hoc (internet come la tv,blogger come i giornalisti,peer to peer = pirateria) . Torna lo Stato protettore , gestore, falsamente sicuritario nel momento di maggiore confusione e inconsistenza . Sarebbe un panorama che si avvicina all'universo poliziesco post terrorista del romanzo di Cory Doctorow, dove i giovani di 15 anni sono costreti ad inventare una rete alternativa per sfuggire al controllo totalizzante del dipartmento di sicuezza sulle loro vite. Se non fosse che qui lo stato e l'establishment di tecnologico hanno ben poco. Per fortuna, verrebbe da dire, sennò in questa epoca di ritorno statalista e peternalista ci sarebbe da preoccuparsi

I giornali erano in crisi ben prima di Internet e tutt’ora sostenuti da aiuti di stato , di partito e non, hanno contratti di lavoro paleolitici rivolti ad impedire l’ingresso di giovani nella professione, chiedono denaro e privilegi. I partiti mesozoici o virtuali non riescono più neanche a presentare le carte, immaginiamo come posson capire i bit. I capitalisti tribali sopravvivono grazie alla politica , ed alle eredità contese dei loro nonni. E i regolatori sparpagliati sono ormai ridotti a far le parti della politica industriale ad uso di governi incerti e inconsapevoli. Nessuno decide un gran che ma tutti sperano che , se qualcuno i soldi li sta facendo magari altrove , è “reponsabile” e, “in tempi di crisi” ci deve “’na cosa di soldi” . E questa la base di tutto : dateci na cosa di soldi : da Google, Telecom , Sky , e questi tra loro e dai i cittadini , non importa. La nuova casta è il Partito Analogico Trasversale. Se fosse solo questo …. Nulla di nuovo , esistono i balzelli da che esiste lo stato. Ma nel frattempo muore la iniziativa , la dinamica del mercato, calano investimenti nei settori dove si potrebbero creare nuove opportunità; calano la crescita di conoscenza, le possibilità di inserire un paese ormai periferico nei grandi flussi del sistema dell’informazione, di far collaborare e competere le nostre strutture di ricerca. Tutte e possibilità di recuperare nuova occupazione da nuove iiniziative , dall'econmia creativa se ne vanno al creatore.

Allora la mia proposta è questa : visto che l’atteggiamento della magistratura e di certi politici su internet è né più né meno come quello della autorità cinesi, con la differenza di avere l’appoggio di tanta parte dei media “liberi” analogici, per capire cosa significa internet i suoi motori di ricerca io avrei una proposta utopistica ma chiarificatrice : Chiudete la baracca. Da google al più piccolo blogger. Spegnete Internet, o i vostri servizi sulla rete in Italia , per una settimana. Niente motori di ricerca, nietne wikipedia , niente amzaon, niente you tube, ninete notzie su googlenews , niente traduzione automatica, niente e-mail, niente file da scaricare , testi documenti slides on line...E calcoliamo quanto ci rimettono tutti. Magari potremmo scoprire si essere su un mondo che è cambiato e riconsiderare tutto