mercoledì 18 febbraio 2009

COME AL SUPERMERCATO ....Versione integrale del racconto di Sircana sulla crisi del PD


COME AL SUPERMERCATO

“Ma non è possibile! Non si riesce a capire come mai… abbiamo i prodotti migliori, i dirigenti migliori, abbiamo fuso due reti di distribuzione che coprono tutto il territorio, abbiamo fatto una grande campagna pubblicitaria…e le vendite continuano a crollare…guarda qua! Guarda gli ultimi dati della Sardegna: avevamo il controllo del mercato e adesso siamo scesi al secondo posto. Guarda le proiezioni nazionali: se si va avanti così rischiamo addirittura in alcune regioni di scendere al terzo. Tu che sei tanto bravo riesci a spiegarmi che succede o devo rivolgermi a una cartomante?”. Il povero Lettini aveva ascoltato in silenzio la sfuriata dell’Amministratore Delegato, del resto non era la prima, negli ultimi tempi, e – pensava – non sarebbe stata neanche l’ultima. “Vedi William”, cominciò con un filo di voce, “Il problema è che la rete di vendita è allo sbando, abbiamo chiuso tutti i piccoli negozi in franchising , dove la gente bene o male sapeva che qualcosa di buono lo trovava, abbiamo puntato sulla grande distribuzione di qualità, ma, diciamolo, basta che un qualsiasi piccolo o medio imprenditore molisano apra il suo discount e ci porta via fette di mercato, mentre il nostro maggiore concorrente con la forza del suo marchio e la sua politica di offerte speciali ci leva mercato dall’altra parte…siamo in una tenaglia. Bisogna studiare una seria strategia per uscirne…” Il portapenne si spaccò in mille pezzi a circa un metro da lui. William si era alzato in piedi di scatto e aveva cominciato a urlare “E’ un anno che studiamo serie strategie e guarda i risultati. Abbiamo fuso le due più belle catene di supermercati del Paese e oggi vendiamo molto meno di quando eravamo separati, abbiamo evitato di allearci – e sei stato tu a consigliarmelo - con i piccoli gruppi regionali e nazionali perché volevamo difendere la nostra politica di vendite e non volevamo farcela condizionare da terzi e guarda qua: meno sette, meno sei virgola cinque, meno nove, meno cinque per cento…non c’è un segno più da nessuna parte. Basta con le “serie strategie”. Non c’è più tempo. Voglio tra due ore un consiglio di amministrazione straordinario allargato a tutti i responsabili delle vendite intorno a quel tavolo. Vediamo cosa hanno da dire.”

Arrivarono alla spicciolata, chi con l’aria trafelata, qualcuno con il ghigno strafottente di chi crede di saperla più lunga degli altri, altri con lo sguardo impaurito di chi presagisce la tempesta. La signora Pierantonio, la segretaria dell’Amministratore delegato, li faceva accomodare attorno al grande tavolo ovale. I pochi che avevano voglia di parlare, più che parlare parlottavano a piccoli gruppi. I consiglieri avevano preso posto nella parte alta del tavolo: D’Avena, Budelli, Cassino, Carini e poi, via via, tutti gli altri. Non una parola tra di loro: D’Avena sminuzzava fogli di carta in tanti pezzettini uguali che ammonticchiava in ordine sul bordo del tavolo, Budelli fingeva di leggere con grande interesse un documento, Cassino inviava e riceveva compulsivamente sms con il telefono cellulare, Carini confabulava con uno dei responsabili delle vendite che gli sibilava qualcosa nell’orecchio da quando erano entrati insieme tenendosi a braccetto.
“Bene signori – esordì William, quando sopraggiunse trafelata l’ultima ritardataria, la avvenente dottoressa Calandri – potremmo dire “Huston, abbiamo un problema”” “Potremmo dire “avevamo un problema” - lo interruppe sibilando D’Avena, che notoriamente non aveva mai sopportato la passione dell’amministratore delegato per le citazioni di film americani - visto che ormai non abbiamo più neanche bisogno di soccorso: la navicella è e-s-p-l-o-s-a e noi siamo stati s-p-a-z-z-a-t-i v-i-a” disse sibilando lettera per lettera le ultime parole. “Non apriamo subito le polemiche – replicò William - so benissimo che intorno a questo tavolo sono rappresentate istanze e visioni diverse, ma non è questa la sede per addentrarsi in discussioni complicate: oggi dobbiamo fare un’analisi approfondita della situazione della nostra azienda e cercare di capire perché non vendiamo i nostri prodotti. Le discussioni più generali lasciamole per dopo”. “Dopo quando?” intervenne la consigliera Biondi “E già. Quando, se non si convoca mai l’assemblea degli azionisti?” Le fece eco il giovane consigliere Fetta che fino ad allora era stato, nel silenzio quasi generale, se possibile, il più silenzioso di tutti. “Suvvia signori, cerchiamo di dare un senso a questa discussione. Ripropongo il tema che deve stare al centro della nostra riflessione: perché non riusciamo a vendere? Ha chiesto di parlare il consigliere Budelli, sentiamo cosa ha da dirci” “Grazie William – Budelli si era alzato in piedi tenendo nella mano destra un foglietto stropicciato, gli occhiali calati sulla punta del naso, la mano sinistra in tasca. Dopo un lunga pausa durante la quale aveva guardato da sopra gli occhiali tutti i presenti, riprese: “grazie per averci almeno convocati…è già un passo avanti (mormorio in sala e qualche risatina nervosa). Cercherò, come tu hai chiesto, di stare al tema. A mio modo di vedere alla radice del problema c’è un macroscopico errore di marketing: abbiamo trascurato in questi mesi, e io, datemene atto, vi avevo avvertito, una fascia di mercato fondamentale, quella dei consumatori di verdure, che si sono sentiti abbandonati a se stessi nei nostri punti vendita e si sono rivolti alla concorrenza. E’ vero che la vostra catena di vendita, prima della fusione, era molto più forte nei prodotti di salumeria e macelleria, ma questo non vi dava titolo per trascurare e umiliare i nostri clienti tradizionali”. “ma cosa stai dicendo? – lo interruppe Cassino, facendo volare il suo telefono cellulare in mezzo al tavolo – “ma come ti permetti? Dopo che abbiamo dato il sangue su tutto il territorio per promuovere i tuoi venditori che si sono permessi di mettere sui loro banchi le scritte “mangia sano, mangia verdure”, “vegetariano è bello”, “più carne, più colesterolo”. Sai di quanto è crollata la vendita della carne ai banchi dopo quella campagna? Non lo sai? Te lo dico io: del 25 per cento è calata. Abbiamo dovuto venderla sotto costo alle mense se no marciva…” “E allora avete fatto la campagna “io mangio carne…e si vede. Ma, soprattutto, si sente” con un pornodivo come testimonial. Vedete, quello che non volete capire è che noi dobbiamo farci carico dei bisogni di una fascia di clientela che ha gli stessi diritti di cittadinanza delle altre. E, inoltre, mi permetto di segnalarvi che la nostra politica commerciale non piace per niente alla CEI, la Compagnia Esperienze Innovative che considera la scelta vegetariana prioritaria…e voi sapete quanto sono potenti quei signori e come sono in grado di orientare il mercato”. “Sì – intervenne Fetta – io, per esempio mangio, ma solo ogni tanto eh, la carne, ma mi sento vegetariano dentro, anzi sono convintamene vegetariano e però vorrei che anche chi vuole, magari con moderazione e sotto il controllo di un medico, consumare una fettina…beh …insomma dovrebbe potere farlo” “Il problema non è né la carne né la verdura – li interruppe Gemma Tomino, l’imprenditrice casearia che aveva accettato di entrare nel consiglio dell’azienda alla sua fondazione – il problema è il formaggio, il problema sono i latticini. Per colpa delle vostre diatribe da cortile le mucche scoppiano perché il latte non viene più munto, i caseifici hanno i magazzini pieni e producono liquami di formaggio che stanno inquinando i fiumi, e nessuno sta a sentire Pianella, il rappresentante dei produttori di formaggi puzzolenti, che sono mesi che con grande intelligenza e abnegazione conduce una battaglia solitaria per la salvaguardia dei formaggi…” “Così non andiamo da nessuna parte – si frappose Tersani – io credo che tutti i clienti siano uguali, che non ci siano clienti più uguali degli altri. Il vero tema è che…” “Ma se po’ sape’ che annate dicenno?” La voce chioccia proveniente dal corridoio suonò come una schioppettata nella sala. Tutti si voltarono verso il corridoio d’accesso alla sala dove nella penombra, una mano appoggiata al muro, l’altra a brandire un piumino, stava una addetta alle pulizie. “Aho, è quasi n’ora che vve sto a senti’ e ammappa se ne avete dette de cazzate! Co’ licenza parlanno voi state a parlà di quello che la ggente se magna, mica de filosofia. Allora ve lo dico io perché invece che annà a fa spesa nei vostri PD – Pronto Discount vado da quell’artri di PDL – Pronti Desideri Liberi. Perché ce lo so che la robba vostra po’ esse più bbona e magara costa puro de meno, ma ce sta che quanno vado da voi me fate sempre na lezione: “e magna questo e nun quell’artro”, “e pensa a questo”, “e pensa quello”. Quanno vo da loro me dicheno “che vvoi?”, me fanno i complimenti, me fanno sentì bella, me dicheno “magna quanto te pare, strafogate quanto voi e nun pensà ar conto tanto qualcuno paga”. Sì è vero, mo’ ce sta qualche debituccio in più ma chissenefrega ‘ndo lo metti?”.


Comunicato stampa della PD – Pronto Discount
La signora Assunta Ceccarelli assume da oggi l’incarico di Amministratore delegato della nostra società. Gli azionisti, nel formulare alla Ceccarelli i migliori auguri per un buon lavoro per il rilancio della azienda, sono lieti di sottolineare come il nuovo amministratore delegato sia stato selezionato tra il personale della azienda stessa. Ceccarelli, 43 anni, tre figli, ha infatti cominciato a collaborare con il gruppo PD dieci anni or sono come Responsabile del settore Cleaning della sala cda ed ha percorso successivamente tutti i gradini di una brillante carriera interna.

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