giovedì 26 febbraio 2009

Che c'entra la libertà di stampa

Piero Sansonetti
A me la legge sulle intercettazioni, nelle sue grandi linee, piace.

Non mi sembra affatto una legge illiberale, né una legge bavaglio che uccide l’informazione. Mi sembra una legge con alcuni difetti, da correggere, ma che si ispira a principi garantisti e di difesa del cittadino, della sua innocenza, della sua vita privata, del diritto a non esser linciato. Il diritto di chiunque - super manager o mendicante - a non essere linciato, credo che sia uno dei pilastri della civiltà. Da qualche anno questo pilastro scricchiola. Se lo si irrobustisce un po’ non è male, perché se quel pilastro cede si sgretola tutta la costruzione.
Naturalmente questo non vuol dire che la legge sulle intercettazioni sia perfetta. Penso che vada modificata sia nella parte che riguarda la magistratura sia in quella che tocca noi operatori della informazione, giornalisti ed editori. Nella prima parte della legge, che regola le modalità delle intercettazioni, vedo due cose che non mi sembrano ragionevoli. La prima è la necessità di «gravi indizi di colpevolezza» per ottenere l’autorizzazione a intercettare. È eccessiva la formulazione «gravi indizi di colpevolezza». Mette i bastoni tra le ruote ad alcune indagini importanti.


La seconda cosa che non va è il limite nei tempi. Dopo due mesi, qualunque cosa sia successa, basta intercettazioni. Forse bisognerebbe individuare una procedura che permetta, quando è necessario, andare oltre i due mesi.
La seconda parte della legge, quella che riguarda i giornali, la trovo saggia in ogni suo aspetto tranne che su un punto: il carcere per i giornalisti. È uno sbaglio minacciare il carcere, secondo me. Innanzitutto perché l’uso del carcere come strumento di soluzione dei più diversi problemi (in carcere i molestatori, in carcere i rom, in carcere i giornalisti, in carcere gli ubriachi…) a me sembra una dissennatezza molto pericolosa. In secondo luogo perché mettere in carcere i giornalisti non serve a niente ed è una misura che se la prende col più debole. In questi casi il singolo cronista di giudiziaria, che rischia le manette, è il vaso di coccio tra i vasi di ferro (magistrati, avvocati, editore). Invece del carcere per i giornalisti io prevederei una sanzione amministrativa automatica, immediata e pesantissima (centinaia di miglia di euro) per gli editori. Sarebbe molto più efficace e risolverebbe il problema.

Detto tutto questo, la legge mi sembra valida e anche urgente. Non è una legge autoritaria. Semplicemente indebolisce il potere della stampa e il suo diritto ad ergersi a giudice insindacabile e potentissimo, di fronte ai cittadini che non possono difendersi. L’obiezione che sento è quella di chi dice che vietando la pubblicazione delle intercettazioni, i potenti possono fare quel che vogliono all’insaputa dei cittadini. Non è così. I processi si svolgeranno regolarmente, a nessuno è vietato di dire chi è stato arrestato e perché, e su cosa si indaga; semplicemente, prima di poter pubblicare le intercettazioni bisognerà aspettare la conclusione delle indagini preliminari.
Ma le indagini preliminari servono proprio a questo: ad accertare che ci sia almeno un ragionevole sospetto di colpevolezza prima di andare ai vari gradi di giudizio. Non è giusto che in questa fase il cittadino sia un minimo garantito?

Non c’è un articolo della Costituzione (il 27, comma secondo) che prevede la presunzione d’innocenza? E a voi non sembra che sia un articolo importantissimo? Io non penso che la legge sia incostituzionale, credo che sia stata incostituzionale la situazione precedente, cioè quella attuale, la giungla giustizialista.
Proprio ieri la Procura di Roma ha ordinato la distruzione delle intercettazione delle telefonate tra Saccà e Berlusconi sul destino di alcune attrici. Ha detto: «Non c’è reato, bruciate il materiale raccolto». Misura giusta, ma un po’ ridicola, visto che, frase dopo frase, quelle intercettazioni sono state tutte già pubblicate da tutti i giornali. Figuratevi se a me piace scrivere delle righe a favore di Saccà e Berlusconi, ma le cose stanno così.

Ho l’impressione che noi giornalisti (ed editori) siamo un po’ arrabbiati perché rischiamo di perdere quel senso di onnipotenza che ci viene garantito non dal nostro lavoro e dal nostro rigore, ma dalle amicizie giuste con qualche giudice o qualche avvocato. Non è così? E non è un po’ miserabile questa nostra protesta?

Mi sarebbe piaciuto di più se i giornalisti - e molti altri - fossero scesi in campo e si fossero infuriati per il decreto che istituisce le ronde. Dopo sessant’anni sono di nuovo legali le “squadre di azione”. È una enormità, ma di questo non gliene frega niente a nessuno. Le uniche voci di dissenso, al solito, vengono da qualche settore della Chiesa e da Gianfranco Fini…

martedì 24 febbraio 2009

Alberoniiiii , ma come se fa ! La moratoria su you tube !


Ma come si fa a pensare ad un futuro , a prendersela con la politica se sul più grande quotdiano italiano compare un articolo come quello del Professor Alberoni in cui si propone ai giovani una moratoria su You Tube e i Social Network ! L'assimilazione è con l'uso di droga "che si compra su internet" e per derivazione con le campagne di moratoria sulla pena di morte ... Rispetto tutto ma qui non ci riesco più... !
Propongo perciò al professor Alberoni una moratoria sull'uso del PC , del telefono mobile e fisso e anche della passeggiatina quotidiana e del pokerino , di sospendere le sue riunioni nel salottino, o le conversazioni con i suoi amici e ridurre ad una dose minima le frequentazioni familiari e persino la lettura di e giornali libri. A questo tipo di interazioni , di flussi informativi diversamente combinati , corrispondono infatti i flussi di sapere di cui si servono nel mondo 1 milardo e mezzo di persone...ed oltre e soprattutto i giovani.Può spiacere a chi è abitato alla egemonia dei media mainstream...ma è finita ! Professore ...le assicuro che continuano a nascere e a studiare tra questi "utenti" ... sciocchi e saggi , in proporzioni analoghe a quelle della Sua generazione ! . Certo un giovane sciocco avrà pure più possibilità di dire o scambiare sciocchezze , a seconda dell'audience e del media utilizzato ( possibilità che non è preclusa agli sciocchi di ogni età) e lui , come chiunque avrà sempre bisogno di scuola, famiglia , tutori per crescere e migliorare. Ma tutti e soprattutto quelli che hanno più voglia di conoscere e hanno davanti , grazie alla rete , una infinità in più di possibilità di crescita ed emancipazione di quanto Lei e noi abbiamo avuto. Forse sarà l'unica cosa di cui ci potranno esser grati. Se invece in omaggio ad un vecchio riflesso condizionato dell'establishment culturale ( e politico mediatico) di questo paese si propone una moratoria sulla conoscenza in nome di un supponente pregiudizio verso ciò che si conosce superficialmente , e non si è obbigati ad amare , come i nuovi media ...Beh allora le assicuro nemmeno 10 anni di rincoglionimento con la Playstation giorno e notte sono in grado di provocare fesserie del genere....

Intervento greco conferenza assessore ambiente...

Eccellenza Italiana premiata a Barcellona

http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/tecnologia/cellulari/oscar-telefonini/oscar-telefonini.html?ref=hpspr1

Presentazione Eni

La sala

Workshop decisori e aziende su sostenibilità

Presentazioni Eni , Elettrolux, 3

sabato 21 febbraio 2009

Si apre uno spiraglio...

Cambia l'emendamento d'alia ....bene !

 
 

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tramite Google Italia Blog di Alessio il 19/02/09

La settimana scorsa proprio su questo blog abbiamo lanciato l'allarme per i rischi legati all'emendamento "ammazza-web" approvato dal Senato. Da allora tante cose sono successe. Non capita tutti i giorni di ricevere una telefonata di un Ministro della Repubblica, ma proprio questo ci è capitato. Ed è stata una bella esperienza perché ci ha dato la speranza che le cose si possano cambiare quando non vanno bene.

Il Ministro Maroni ha dimostrato sensibilità e apertura di fronte al problema che abbiamo sollevato insieme al Popolo della Rete sull'art. 60 del c.d. "Ddl Sicurezza" in cui si prevede il filtraggio di tutti i siti Internet, se ci sono elementi che consentano di ritenere che qualcuno stia per compiere attività di apologia o di istigazione al reato.

Rispondendo alle perplessità, il Ministro ha condiviso la necessità di garantire che ogni normativa che vada ad impattare su Internet tenga in considerazione la specificità della Rete e dei soggetti che vi operano e di assicurare, assieme al rispetto della legge, le caratteristiche di libertà e di condivisione tipiche di questo mezzo di comunicazione.
Avremo così la possibilità di esprimere il nostro punto di vista, insieme con le altre componenti dell'ecosistema, gli utenti e le Forze dell'Ordine. Tutto questo senza dimenticare che è sicuramente importante la scelta del metodo per la rimozione dei contenuti discutibili, ma che il dibattito intorno al criterio di selezione dei contenuti da rimuovere è ancora più significativo. Su questo punto noi come azienda non possiamo e non vogliamo entrare, ma auspichiamo che siano le Istituzioni e la Società civile insieme a trovare un minimo comune denominatore.

La collaborazione è la strada migliore da seguire per ottenere il risultato che tutti cerchiamo di realizzare: rendere la navigazione degli utenti più sicura e utile possibile. Per quello che ci riguarda, continueremo a proporre la nostra idea di una Rete aperta, sicura e libera.

Scritto da: Marco Pancini, European Policy Counsel

 
 

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giovedì 19 febbraio 2009

La lezione di Roosvelt :in piena ricerca e sviluppo

questo articolo sottolinea un tema davvero importantissimo e trascuratissimo: il ruolo degli investimenti in ricerca e sviluppo all'interno dei piani di stimolo.. Nel piano di bama ci sono oltre 24 miliardi di dollari su 740 per ricerca e sviluppo...più di uqnto non volessero destinare Camera e Senato.

 
 

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tramite Wired: Science di Brandon Keim il 18/02/09

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It's too soon to call the economic crisis a depression, but it's not too early to learn an important lesson from the Great Depression: science is more important than ever.

Of course, giving money to scientists — or, as Sarah Palin famously put it, "research on fruit flies" — can be a tough message to sell when people are losing their jobs, homes and dreams. Done right, however, it benefits everyone — not just by creating jobs, but by shaping a better world. 

"The New Deal established a new era in government-science relations," writes Stanford University historian Eric Rauchway in an essay published Wednesday in Nature. "The 1930s brought unparalleled technological progress to the nation."

During the Depression, President Roosevelt tripled research funding and took advice from the National Academy of Sciences. He sent veritable armies of researchers and engineers to the South, a region then long-neglected and undeveloped. From them came electricity, improved water management, better farming practices, erosion-preventing crops, reforestation, water quality improvements and reductions in water-borne diseases. Science pushed the region into the 20th century.

The parallels between now and then are many, and not limited to economics. Just as the South needed to be developed, much of the United States — its hospitals overcrowded and understaffed, roads clogged, economy relying on a dirty and finite fuel source — needs updating for the 21st century.

President Obama has acknowledged this. His FDR-referencing inauguration speech contained promises to "elevate science to its rightful position," provide better, cheaper medical care and "harness the winds and the sun and the soil." The $787 billion stimulus plan signed into law on Tuesday contained $21.5 billion for research and development, more than either the House or Senate wanted to give.

All this has been good news for those who say green technology will provide an economy-saving bubble, or that science funding is an easy job creation tool. But Rauchway also makes a point not often heard in discussions of government-supported science during this recession: it shouldn't be judged purely in economic terms. It's impossible to know how many jobs funding will create, and the project is ultimately about more than jobs. It's about shaping the future we'll inhabit whether or not the economy ever regains its former prosperity.

"The New Deal didn't just aim at recovery. It was aimed at reforming the society," said Rauchway. "You ended up with a different-looking country, a country better equipped to face the 20th century."

Rauchway points out that President Roosevelt supported basic research, with Works Progress Administration researchers flooding the era's journals were with highly academic papers that produced no immediate benefits. They did, however, lay the groundwork for future breakthroughs, among them a technique for developing penicillin — arguably the century's greatest invention.

But most of Roosevelt's programs focused on applications. That, said former United Kingdom science and technology minister Ian Taylor, is where emphasis needs to be now. "Particularly in a recession, we really need to show that scientists can solve problems," he said.

Science funding "isn't a job creation scheme," said Taylor. Instead, investment into applied research will provide environmental, health and energy benefits enjoyed once the recession lifts. Advances are also needed to make renewable energy cost-efficient in comparison to oil, which now sells for just a quarter of what it fetched last July.

"It's inconceivable that a world that comes out of this terrible recession is going to set climate change targets regardless of cost," said Taylor. "Technology needs to show hot it can bring the cost down."

Taylor said that when the recession ends, the United States will be forced to slash its budgets and pay off money borrowed to stimulate the economy. If scientists don't prove their worth, he said, they might no longer enjoy public largesse.

"When we come out of the recession, governments will look to cut back sharply," said Taylor. "We've got to make sure that nobody turns around to the scientists and engineers and says, 'You didn't pull your weight.'"

Citation: "How to Survive the Recession." By Jeffrey Sachs, Ian Taylor, Eric Rauchway, Atsushi Sunami, Kiyoshi Kurokawa, John Browning, Noreena Hertz, John Geanakoplos. Nature, Vol. 457, No. 7232, Feb 18., 2009.

Image: National Archives

See Also:

Brandon Keim's Twitter stream and Del.icio.us feed; Wired Science on Facebook.


 
 

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Rileggere Seneca con Attali


RELIRE SENEQUE

 Chaque fois que le système de valeurs des sociétés occidentales est en crise, chaque fois que le modèle matérialiste est en désarroi, chaque fois que nos idéologies  semblent incapables de donner du sens à l'effort,  bien des gens se retournent vers les   grands auteurs  des temps anciens: Que disent-ils de...






mercoledì 18 febbraio 2009

COME AL SUPERMERCATO ....Versione integrale del racconto di Sircana sulla crisi del PD


COME AL SUPERMERCATO

“Ma non è possibile! Non si riesce a capire come mai… abbiamo i prodotti migliori, i dirigenti migliori, abbiamo fuso due reti di distribuzione che coprono tutto il territorio, abbiamo fatto una grande campagna pubblicitaria…e le vendite continuano a crollare…guarda qua! Guarda gli ultimi dati della Sardegna: avevamo il controllo del mercato e adesso siamo scesi al secondo posto. Guarda le proiezioni nazionali: se si va avanti così rischiamo addirittura in alcune regioni di scendere al terzo. Tu che sei tanto bravo riesci a spiegarmi che succede o devo rivolgermi a una cartomante?”. Il povero Lettini aveva ascoltato in silenzio la sfuriata dell’Amministratore Delegato, del resto non era la prima, negli ultimi tempi, e – pensava – non sarebbe stata neanche l’ultima. “Vedi William”, cominciò con un filo di voce, “Il problema è che la rete di vendita è allo sbando, abbiamo chiuso tutti i piccoli negozi in franchising , dove la gente bene o male sapeva che qualcosa di buono lo trovava, abbiamo puntato sulla grande distribuzione di qualità, ma, diciamolo, basta che un qualsiasi piccolo o medio imprenditore molisano apra il suo discount e ci porta via fette di mercato, mentre il nostro maggiore concorrente con la forza del suo marchio e la sua politica di offerte speciali ci leva mercato dall’altra parte…siamo in una tenaglia. Bisogna studiare una seria strategia per uscirne…” Il portapenne si spaccò in mille pezzi a circa un metro da lui. William si era alzato in piedi di scatto e aveva cominciato a urlare “E’ un anno che studiamo serie strategie e guarda i risultati. Abbiamo fuso le due più belle catene di supermercati del Paese e oggi vendiamo molto meno di quando eravamo separati, abbiamo evitato di allearci – e sei stato tu a consigliarmelo - con i piccoli gruppi regionali e nazionali perché volevamo difendere la nostra politica di vendite e non volevamo farcela condizionare da terzi e guarda qua: meno sette, meno sei virgola cinque, meno nove, meno cinque per cento…non c’è un segno più da nessuna parte. Basta con le “serie strategie”. Non c’è più tempo. Voglio tra due ore un consiglio di amministrazione straordinario allargato a tutti i responsabili delle vendite intorno a quel tavolo. Vediamo cosa hanno da dire.”

Arrivarono alla spicciolata, chi con l’aria trafelata, qualcuno con il ghigno strafottente di chi crede di saperla più lunga degli altri, altri con lo sguardo impaurito di chi presagisce la tempesta. La signora Pierantonio, la segretaria dell’Amministratore delegato, li faceva accomodare attorno al grande tavolo ovale. I pochi che avevano voglia di parlare, più che parlare parlottavano a piccoli gruppi. I consiglieri avevano preso posto nella parte alta del tavolo: D’Avena, Budelli, Cassino, Carini e poi, via via, tutti gli altri. Non una parola tra di loro: D’Avena sminuzzava fogli di carta in tanti pezzettini uguali che ammonticchiava in ordine sul bordo del tavolo, Budelli fingeva di leggere con grande interesse un documento, Cassino inviava e riceveva compulsivamente sms con il telefono cellulare, Carini confabulava con uno dei responsabili delle vendite che gli sibilava qualcosa nell’orecchio da quando erano entrati insieme tenendosi a braccetto.
“Bene signori – esordì William, quando sopraggiunse trafelata l’ultima ritardataria, la avvenente dottoressa Calandri – potremmo dire “Huston, abbiamo un problema”” “Potremmo dire “avevamo un problema” - lo interruppe sibilando D’Avena, che notoriamente non aveva mai sopportato la passione dell’amministratore delegato per le citazioni di film americani - visto che ormai non abbiamo più neanche bisogno di soccorso: la navicella è e-s-p-l-o-s-a e noi siamo stati s-p-a-z-z-a-t-i v-i-a” disse sibilando lettera per lettera le ultime parole. “Non apriamo subito le polemiche – replicò William - so benissimo che intorno a questo tavolo sono rappresentate istanze e visioni diverse, ma non è questa la sede per addentrarsi in discussioni complicate: oggi dobbiamo fare un’analisi approfondita della situazione della nostra azienda e cercare di capire perché non vendiamo i nostri prodotti. Le discussioni più generali lasciamole per dopo”. “Dopo quando?” intervenne la consigliera Biondi “E già. Quando, se non si convoca mai l’assemblea degli azionisti?” Le fece eco il giovane consigliere Fetta che fino ad allora era stato, nel silenzio quasi generale, se possibile, il più silenzioso di tutti. “Suvvia signori, cerchiamo di dare un senso a questa discussione. Ripropongo il tema che deve stare al centro della nostra riflessione: perché non riusciamo a vendere? Ha chiesto di parlare il consigliere Budelli, sentiamo cosa ha da dirci” “Grazie William – Budelli si era alzato in piedi tenendo nella mano destra un foglietto stropicciato, gli occhiali calati sulla punta del naso, la mano sinistra in tasca. Dopo un lunga pausa durante la quale aveva guardato da sopra gli occhiali tutti i presenti, riprese: “grazie per averci almeno convocati…è già un passo avanti (mormorio in sala e qualche risatina nervosa). Cercherò, come tu hai chiesto, di stare al tema. A mio modo di vedere alla radice del problema c’è un macroscopico errore di marketing: abbiamo trascurato in questi mesi, e io, datemene atto, vi avevo avvertito, una fascia di mercato fondamentale, quella dei consumatori di verdure, che si sono sentiti abbandonati a se stessi nei nostri punti vendita e si sono rivolti alla concorrenza. E’ vero che la vostra catena di vendita, prima della fusione, era molto più forte nei prodotti di salumeria e macelleria, ma questo non vi dava titolo per trascurare e umiliare i nostri clienti tradizionali”. “ma cosa stai dicendo? – lo interruppe Cassino, facendo volare il suo telefono cellulare in mezzo al tavolo – “ma come ti permetti? Dopo che abbiamo dato il sangue su tutto il territorio per promuovere i tuoi venditori che si sono permessi di mettere sui loro banchi le scritte “mangia sano, mangia verdure”, “vegetariano è bello”, “più carne, più colesterolo”. Sai di quanto è crollata la vendita della carne ai banchi dopo quella campagna? Non lo sai? Te lo dico io: del 25 per cento è calata. Abbiamo dovuto venderla sotto costo alle mense se no marciva…” “E allora avete fatto la campagna “io mangio carne…e si vede. Ma, soprattutto, si sente” con un pornodivo come testimonial. Vedete, quello che non volete capire è che noi dobbiamo farci carico dei bisogni di una fascia di clientela che ha gli stessi diritti di cittadinanza delle altre. E, inoltre, mi permetto di segnalarvi che la nostra politica commerciale non piace per niente alla CEI, la Compagnia Esperienze Innovative che considera la scelta vegetariana prioritaria…e voi sapete quanto sono potenti quei signori e come sono in grado di orientare il mercato”. “Sì – intervenne Fetta – io, per esempio mangio, ma solo ogni tanto eh, la carne, ma mi sento vegetariano dentro, anzi sono convintamene vegetariano e però vorrei che anche chi vuole, magari con moderazione e sotto il controllo di un medico, consumare una fettina…beh …insomma dovrebbe potere farlo” “Il problema non è né la carne né la verdura – li interruppe Gemma Tomino, l’imprenditrice casearia che aveva accettato di entrare nel consiglio dell’azienda alla sua fondazione – il problema è il formaggio, il problema sono i latticini. Per colpa delle vostre diatribe da cortile le mucche scoppiano perché il latte non viene più munto, i caseifici hanno i magazzini pieni e producono liquami di formaggio che stanno inquinando i fiumi, e nessuno sta a sentire Pianella, il rappresentante dei produttori di formaggi puzzolenti, che sono mesi che con grande intelligenza e abnegazione conduce una battaglia solitaria per la salvaguardia dei formaggi…” “Così non andiamo da nessuna parte – si frappose Tersani – io credo che tutti i clienti siano uguali, che non ci siano clienti più uguali degli altri. Il vero tema è che…” “Ma se po’ sape’ che annate dicenno?” La voce chioccia proveniente dal corridoio suonò come una schioppettata nella sala. Tutti si voltarono verso il corridoio d’accesso alla sala dove nella penombra, una mano appoggiata al muro, l’altra a brandire un piumino, stava una addetta alle pulizie. “Aho, è quasi n’ora che vve sto a senti’ e ammappa se ne avete dette de cazzate! Co’ licenza parlanno voi state a parlà di quello che la ggente se magna, mica de filosofia. Allora ve lo dico io perché invece che annà a fa spesa nei vostri PD – Pronto Discount vado da quell’artri di PDL – Pronti Desideri Liberi. Perché ce lo so che la robba vostra po’ esse più bbona e magara costa puro de meno, ma ce sta che quanno vado da voi me fate sempre na lezione: “e magna questo e nun quell’artro”, “e pensa a questo”, “e pensa quello”. Quanno vo da loro me dicheno “che vvoi?”, me fanno i complimenti, me fanno sentì bella, me dicheno “magna quanto te pare, strafogate quanto voi e nun pensà ar conto tanto qualcuno paga”. Sì è vero, mo’ ce sta qualche debituccio in più ma chissenefrega ‘ndo lo metti?”.


Comunicato stampa della PD – Pronto Discount
La signora Assunta Ceccarelli assume da oggi l’incarico di Amministratore delegato della nostra società. Gli azionisti, nel formulare alla Ceccarelli i migliori auguri per un buon lavoro per il rilancio della azienda, sono lieti di sottolineare come il nuovo amministratore delegato sia stato selezionato tra il personale della azienda stessa. Ceccarelli, 43 anni, tre figli, ha infatti cominciato a collaborare con il gruppo PD dieci anni or sono come Responsabile del settore Cleaning della sala cda ed ha percorso successivamente tutti i gradini di una brillante carriera interna.

lunedì 16 febbraio 2009

Banca del DNA : una legge buona da applicare velocemente..

L'implementazione della Banca Dati del DNA è lo strumento più importante contro i crimini violenti

Il database genetico, a differenza di quanto avviene in altri paesi come il Regno Unito, verrà usato esclusivamente per l'analisi dei soli "segmenti non codificati del genoma umano, vale a dire quelli dai quali non siano desumibili informazioni sulle caratteristiche del soggetto analizzato, quali ad esempio le malattie". In ogni caso lo scopo della Banca Dati, ovvero di coadiuvare le attività di indagini, pone limitazioni rilevanti all'utilizzo delle informazioni che conterrà. Questo sistema negli ultimi dieci anni ha consentito nel Regno Unito un incremento vertiginoso delle soluzioni di casi di crimini violenti soprattutto nel caso dei "reincidenti" : ahimè l'80% dei criminali....In particolare è stato decisivo lo strumento della Banca dati del DNA per raggiungere i colpevoli dell'attentato islamico alla metropolitana per assicurare i respoenabili (arrestati in precedenza e poi individuati in poche ore) prima che potessero raggiungere l'aeroporto.

Tra i soggetti a cui sarà effettuato il prelievo vi sono detenuti, persone in stato di fermo (in questo caso solo dopo via libera del magistrato) e i condannati per reati "non colposi". In buona sostanza il prelievo dei campioni di DNA non riguarderà la stragrande maggioranza degli italiani e non farà affatto discriminazioni. Si tratta di capire se, quanto ci vorrà per mettere Polizia e carabinieri in grado di agire ed è , di nuovo una questione di finanziamenti (già adotati) di efficienza e di rapidità nei decreti applicativi...

martedì 10 febbraio 2009

Eluana Tragedia Contemporanea


Tragedie e miti svolgevano un ruolo centrale nelle societa' arcaiche. In chiave sociale e psicoanalitica. Con Eluana sembra di essere tornati ad allora.Le grida e i corifei straziati attorno al centro oscuro e quasi invisibile della tragedia .Le maschere esasperate e brutali. L'affiorare con storie , miti, dei benigni e maligni tutt'attorno al nucleo di sofferenza era come se alleviasse ,per finta e per davvero , il peso di colpe,desideri inconfessabili,paure ancestrali e incontrollabili,crisi sociali ; tutte esponendole la' davanti al pubblico,cercando e trovando in tutti e in ciascuno la vittima, il giudice e il colpevole di una "ubris" indistinta irragionevole e pure parzialmente terapeutica. Rispetto a questo impianto , la "pietas" cristiana "l'amore per l'altro" ad imitazione di un Dio unico e benigno, cresciuto nelle comunita' degli inizi apparve rivoluzionario .Con la tragedia mediatizzata di Eluana si e' tornati indietro al paganesimo morale delle esibizioni antiche...I corifei gridano colpa,vendetta e nemesi...da ogni parte si grida in nome della vita o della liberta' ...e penso che davvero si nascondano non solo sordide trame e obbiettivi politici...ma paure antichissime e contemporanee..Cui si vuol sfuggire piuttosto che unirsi per affrontarle e crescere.

lunedì 9 febbraio 2009

EBay, ex-ad Whitman si candida a governatore della California

SAN FRANCISCO (Reuters) - L’ex-amministratore delegato di eBay Meg Whitman, repubblicana, fra i dirigenti di più alto profilo nella Silicon Valley, ha creato un comitato per approfondire la possibilità di una sua candidatura a governatore della California nel 2010, primo passo ufficiale di una campagna elettorale.”La California affronta sfide senza precedenti nella sua storia: economia debole, disoccupazione massiccia, deficit”, ha detto in una nota Whitman, 52 anni. “Mi rifiuto di star ferma a guardare”.

Nota per Finmeccanica



 
 

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tramite Camillo di rocca il 09/02/09


Si prega di fare più alta la porta dell'elicottero presidenziale.
PS
E ora immaginatevi se fosse stato Bush a sbattere la testa


 
 

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venerdì 6 febbraio 2009

Comitato Antipirateria : facciamo sentire la voce del web !!

Gruppo Facebook a sostegno della lettera del mondo della cultura digitale al Comitato anti pirateria


Al Professor Mauro Masi
Coordinatore del Comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale
Presidenza del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
Roma

Egregio Professore,

il mondo della cultura digitale italiana negli ultimi mesi ha assistito da spettatore all’istituzione prima e all’insediamento poi del comitato tecnico contro la pirateria digitale e multimediale da Lei coordinato, apprendendo, peraltro, della Sua intenzione di concludere i lavori di tale Comitato entro sessanta giorni.La brevità di tale intervallo di tempo in relazione alla complessità delle questioni sottese alla regolamentazione della materia nella quale il Suo Comitato è chiamato ad elaborare proposte e soluzioni costituisce, come comprenderà, un elemento di grande preoccupazione per le associazioni di categoria, gli addetti ai lavori ed i consumatori ed utenti di contenuti culturali digitali.

Infatti, come riteniamo Le sia noto, il tema della pirateria digitale e multimediale costituisce solo un aspetto - rectius una patologia - della più ampia materia relativa alla circolazione dei prodotti culturali in formato digitale, alla loro accessibilità per via telematica ed alla necessaria attività di promozione della creatività e, più in generale, dello sviluppo culturale del Paese cui Governo ed Istituzioni non possono sottrarsi.

Una regolamentazione utile ed efficace di tale materia ha, a nostro avviso, per presupposti indefettibili, studi ed analisi - indipendenti e con metodo scientifico - circa le cause, gli effetti e le dimensioni del fenomeno della pirateria digitale e multimediale nonché sulle conseguenze dell’adozione di eventuali misure sanzionatorie e di enforcement dei diritti di proprietà intellettuale anche in relazione all’Ordinamento europeo ed ai trattati e accordi internazionali cui il nostro Paese ha aderito.

È a tutti evidente l’inidoneità dell’attuale quadro normativo - non solo in materia di diritto d’autore - a disciplinare il fenomeno della circolazione dei contenuti digitali in ambito telematico così come, di conseguenza, l’esigenza di procedere a delineare un contesto legislativo idoneo a tutelare i diritti e gli interessi dei creatori di opere dell’ingegno fruibili in formato digitale e, ad un tempo, quelli degli utenti e fruitori delle medesime opere che, peraltro, le nuove tecnologie abilitano a trasformarsi, essi stessi, in autori e creatori di ulteriori opere attraverso un virtuoso processo di moltiplicazione del patrimonio culturale globale.

Tale situazione, tuttavia, non può e non deve spingere il Parlamento ed il Governo a commettere - come già accaduto in passato - l’errore di varare nuove misure antipirateria esclusivamente in una logica di emergenza e senza un’analisi preventiva basata sull’impatto della norma sullo sviluppo del mercato e, in generale, sulla società.

Il contrasto alle diverse forme di illecita messa a disposizione di contenuti nelle reti digitali necessita di risposte equilibrate e basate anche sulla contestuale adozione di incentivi e misure di ampio spettro per favorire la creazione di un’offerta legale di contenuti digitali secondo modelli trasparenti e flessibili, offerta che rappresenta uno dei più efficaci strumenti per disincentivare l’accesso ai contenuti senza il consenso dei titolari dei diritti.

In questa prospettiva soluzioni e principi enucleati nel disegno di legge pubblicato in Rete nei giorni scorsi ed attribuito alla SIAE - che ne ha, tuttavia, poi smentito la paternità - non risultano condivisibili ed appaiono insuscettibili di garantire in modo efficace lo sviluppo e la promozione della cultura digitale nel nostro Paese, risultando, al contrario, idonee ad ostacolarla.

Alla luce di tali considerazioni, i firmatari della presente, Le chiedono:

(a) di voler rappresentare al Governo l’esigenza di modificare tempi e modalità di lavoro del Comitato tecnico antipirateria trasformandolo in un tavolo aperto sul più generale tema della circolazione dei prodotti culturali digitali per via telematica;

(b) di invitare a partecipare a tale tavolo, per l’intera durata dei lavori, i rappresentanti delle associazioni di categoria e dei consumatori, il mondo dell’impresa, gli addetti ai lavori ed esperti della materia di commissionare ad enti ed istituti di ricerca super partes i citati studi sulle cause, gli effetti e le dimensioni del fenomeno della pirateria digitale e multimediale nonché sulle conseguenze che eventuali misure di enforcement potrebbero produrre sul terreno, ad esempio, della libertà di manifestazione del pensiero a mezzo Internet o, piuttosto, dell’esercizio, da parte dei cittadini, dei propri fondamentali diritti civili e politici per via telematica;

(d) di coinvolgere nel processo di studio ed elaborazione di possibili soluzioni normative gli esperti che hanno sin qui presieduto il comitato permanente per il diritto d’autore nonché l’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni e quella Garante per la privacy ed il trattamento dei dati personali;

(e) di pubblicare su piattaforma aperta tutti i documenti prodotti nel corso dei lavori del comitato, dando così opportuna trasparenza alla sua attività che concerne una materia di ampio interesse per cittadini ed imprese.

È ferma convinzione dei firmatari della presente che, solo per questa via, il Governo, il Parlamento e le Istituzioni tutte possano dimostrare di avere effettivamente compreso che la Cultura - soprattutto nella Società dell’informazione - costituisce il più prezioso tra i beni comuni e che, pertanto, la sua promozione e la circolazione dei prodotti culturali costituiscono diritti insopprimibili dei cittadini.

Distinti saluti,

Giorgio Sebastiano
Mauro Vergari
Adiconsum

Paolo Nuti
AIIP

Marco Pierani
Altroconsumo

Michele Ficara Manganelli
Assodigitale

Dino Bortolotto
Assoprovider

Leonardo Chiariglione
Stefano Quintarelli
Dmin.it

Enzo Mazza
FIMI

Marco Pancini
Google Italia

Stefano Trumpy
Isoc Italia

Guido Scorza
Istituto per le politiche dell’innovazione

Roberto Scano
IWA ITALY - International Webmasters Association Italia

Juan Carlos de Martin
Centro NEXA su Internet & Società - Politecnico di Torino

Pier Luigi Dal Pino
Microsoft

Vittorio Bertola
NNSquad Italia

Marco Contini
Conoscere per deliberare

giovedì 5 febbraio 2009

Per non perdere il futuro? No, Living in the past

da alfonsofuggetta.org di

ROMA - Il braccio della legge entra deciso anche nel web. Il Senato ha approvato infatti, nell’ambito del disegno di legge sulla sicurezza, un emendamento del presidente dei senatori dell’Udc, Giampiero D’Alia, che prevede la repressione dei casi di apologia e incitamento via internet di associazioni mafiose, criminose, eversive, terroristiche, oltre che di violenza sessuale, discriminazione, odio etnico, nazionale, razziale e religioso. Lo ha reso noto lo stesso D’Alia. INTERRUZIONE E FILTRAGGIO - «In caso di accertata apologia o incitamento, il ministro dell’Interno - si legge nel testo - dispone con proprio decreto l’interruzione dell’attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, applicando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti». «In questo modo - commenta D’Alia - diamo concretezza alle nostre iniziative per ripulire la rete, e in particolare il social network «Facebook», dagli emuli di Riina, Provenzano, delle Br, degli stupratori di Guidonia e di tutti gli altri cattivi esempi cui finora si è dato irresponsabilmente spazio».

link: Sanzioni ai siti che incitano al crimine - Corriere della Sera

Quindi? Se uno dei milioni di utenti su Facebook scrive una stronzata che succede? Si chiude tutto Facebook? Che vuol dire “filtraggio”?

Eccolo il problema: “ripulire la rete”. Ma certo! Altro che le 3I!

Piol ha intitolato il suo ultimo libro Per non perdere il futuro. Al contrario, leggendo certe cose mi viene in mente un’altra opera, un disco famoso dei Jethro Tull, Living in the past.

Nasce Tv sat finisce l'ultimo barlume di concorrenza nella Tv generalista


Nasce da un accordo tra Rai, Mediaset, e RTI costruiscono insieme una nuova piattaforma satellitare . Dico subito se non ci fosse la Rai nulla questio. Ma ci son due ragioni che rendono più che discutibile la scelta e una almeno che la rende conveniente solo per Mediaset.
La prima ragione è che il merito fondamentale e iniziale di Mediaset verso il sistema italiano è aver costruito , controcorrente, con la tv commerciale una alternativa alla Tv di stato migliorando per lungo periodo il livello della tv italiana.
Per contro quando via via si è configurato un oligopolio a due la qualità è peggiorata per entrambe. I profitti del privato son stati garantiti solo dalla spartizione a due della torta pubblicitaria, niente sferza del mercato e calo della qualità e della capacità innovativa...La crisi tragica della Rai invece è stata sostenuta a colpi di canone e grazie alle corporazioni sindacali; senza cambiar nulla se non in peggio per il servizio pubblico e i suoi costi.
Dunque la prima ragione per non essere contenti è che il duopolio fa male a chi lo subisce e se diventa addirittura monopolio , peggio mi sento...Sapete chi credo che vincerà ? Murdoch o meglio i sui eredi , che ha capito per primo il salto che andava fatto dal broadcast unilaterale , al controllo degli utenti : TV o internet che sia , pay per view e prosuming
La seconda ragione contro è che questa aggregazione non avviene tra due attori privati, ma con un attore pubblico statale , la Rai che si regge in nome di un servizio accesso universale su un canone obblgatorio. ne deriva che tanto le trasimissioni dei tre canali, quanto quelle di raisat , rai più etc : devo avere la possibilità di vederle su tutte le piattaforme che voglio e non su quella decisa da rai. Oppure non pago il canone. Invece mi viene aumentato d'ufficio il canone privato col raddoppio dell'Iva, fatto pagare per forza quello pubblico ed ecco la ragione per cui guadagna solo

Web3.0

Una grande presentazione sul futuro del web

lunedì 2 febbraio 2009

Anti pirateria o anti internet


Una lettera è stata indirizzata al prof Masi a proposito dei tempi e modi con cui il comitato contro la pirateria informatica dovrebbe arrivare a definire una legge sulla materia. I promotori sono operatori della rete,associazioni consumeriste,service providers, etc
Dopo la publicazione di un testo di legge già eleborato, su altroconsumo, è arrivata prima la smentita della Siae e oggi la smentita dello stesso Masi.
La lettera con post annessi è pubblicata sul forum dello stesso comitato.
Chi lo desideri può iscriversi al forum e manifestare la sua opinione . Per regolamantare i diritti su internet occorre innanzitutto ascoltare e capire gli utilizzatori e i nuovi modelli di condivisione e business che stanno nascendo e non bollare tutto come pirateria, equiparando tutti gli utenti a pirati.

Nuovo Corso di Running : diventa esperto di New Politics e New Media