sabato 3 gennaio 2009

Regolamentare la attività di lobbying, ma come ?


Dopo le indagini che scuotono l'Italia si riaffaccia tra i più lungimiranti l'idea di regolamentare la attività di lobbying di relazini tra privati e pubblica ammininstrazione. Sono sempre stato scettico sul fatto che in Italia tutto si debba regolamentare per legge . Tanto più da quando le iniziative di diversi governi e ministri , da Bassanini in poi, che hanno semplificato, delegificato e deregolementato conseguendo ottimi ancorchè limitati risultati. Al centro di questo cambiamento c'è stata e rimane una idea, comune a tutte le democrazie del mondo : il processo di "better regulation" è indispensabile perchè il ruolo dello stato è cambiato ovunque . Al centro c'è il cittadino e gli interessi dagli stakeholders vero dominus della attività pubblica , dell'atto e del procedimento . Tant'è vero che prima di definire e adottare nuovesono previste valutazioni e consultazioni. Così da anni l'OCSE ha analizzzato in un ponderoso rapporto anche processi di regolamentazione della attitività di lobbying in tutto il mondo. Così ha ritenuto di fare anche l'Unione Europea con l'iniziativa del Commissario Kallas che ha dato luogo ad una nuova regolamentazione, discussa , non senza contrasti e discussioni, e approdata ad un registro delle attività di lobbying. In verità laddove le regolamentazioni sono più cogenti non c'è necessariamente una situazione migliore della trasparenza e rappresentanza di interessi. Laddove non c'è regolamentazione come nel Regno Unito la situazione non è peggiore che ad esempio negli Stati Uniti ; come ricorda la feroce satira di "Thank You For Smoking" . Ovunque però la trasparenza è innanzitutto un obbligo dei decision makers con rigorose norme sui confilitti di interesse oltrechè con una forte vigilanza sociale su questo. Ovunque si ricorda che la strada non è quella della criminalizzazione degl interessi ,a dal buon funzionamento dello Stato e della trasparenza di procedimenti ed atti.
Lo sforzo di questi anni di far dialogare e interagire di più pubblico e privato , interessi e decisori non dovrebbe recedere di fronte allo tsunami giudiziario , per poi accontentersi di un'altra leggina quando dietro ci sono problemi come il funzionamento della giustizia e il fallimento di una intero establishment che è politico. Per questa classe dirigente spesso la corruzione vera o presunta rappresenta più un alibi dietro cui nascondersi.
Allora ben venga anche una legge che regolamenta le lobbies : avviso basterebbe copiare la regola europea, con gli stessi obbiettivi promuovere e non irregimentare le interazioni tra sociatà civile , mercato e pubbliche amministrazioni e non mai creare una nuovo oridne professionale o una nuova casta di mediatori. Promuovere pratiche aperte , costanti e libere , che non consentano a nessuno di pretendere , sperare o millantare rapporti speciali o favoritismi. O di catalogare secondo il nuovo teorema mediatico tutti i rapporti indistintamente come malaffare o tangenti.

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