martedì 2 dicembre 2008

Irene Tinagli


Non mi occupo più di tanto del PD , ma se dovessi descrivere un profilo adatto alla leadership mi viene in mente l'unica che ha mollato da poco Irene Tinagli
Non la consoco ma le sue idee mi piacciono molto
riporto la sua lettera di addio al PD, perchè ci son le ragioni di qualunque partito presente o futuro. Non mi importa niente delle dispute tra d'alemiani, veltroniani, parisiani etc...ma di personce come la Tinaglia e della loro forza. Francamente non importa se ha dovuto uscire nella indifferenza generale, pocihè ha scritto a veltroni le faranno l'ultimp sgarbo chiamandola Dalemiana..ma che ci vuoi fare.... Irene stai alla larga e viciono a dove succedono le cose
Tutto ciò sparirà e del nostro futuro si occuperanno per fortuna quelle come Irene
riporto il suo CV
..
.....e la sua lettera di dimissioni


Caro Walter,
ti scrivo perché ho deciso di dimettermi dalla Direzione nazionale del Partito democratico. Una scelta non facile che nasce dall’esperienza di quest’ultimo anno e dai dubbi crescenti sulla capacità del Pd di proporsi come forza riformista e innovativa, come aveva annunciato di voler fare un anno fa.

Il Pd aveva un’obiettivo ambizioso al quale avevo aderito con entusiasmo e che ora faccio fatica a riconoscere in questo partito, in numerosi ambiti. Dalle posizioni ambigue su importanti temi etici e valoriali, alla gestione di processi politici locali e nazionali, ma soprattutto alle posizioni in quegli ambiti più cruciali per la crescita del Paese: istruzione, ricerca e innovazione. Era su questi temi che coltivavo le aspettative maggiori verso il Pd. Ero stata molto delusa dalle politiche del Governo Prodi, ma speravo che con il Pd si aprisse una stagione nuova, fatta di elaborazione di idee e proposte significative. Di fronte alle posizioni del Pd su questi fronti non posso che essere sconcertata.

Non ho visto nessuna proposta incisiva, se non “andare contro” la Gelmini. Peraltro tra tutti gli argomenti che si potevano scegliere per incalzare il ministro sono stati scelti i più scontati e deboli. Il mantenimento dei maestri, le proteste contro i tagli, la retorica del precariato, tutte cose che perpetuano l’immagine della scuola come strumento occupazionale. È questa la linea nuova e riformista del Pd? Cavalcare l’Onda non basta. Serve una proposta davvero nuova, che ribalti le attuali logiche di funzionamento della scuola anziché difenderle. Ma non ho visto niente di tutto questo.

La mia delusione è tanto più forte quando penso alla propaganda fatta un anno fa riguardo all’apertura a idee nuove, quando penso alle molte persone provenienti da ambiti professionali qualificati che si erano avvicinate al progetto del Pd e che avrebbero potuto portare un contributo in termini di idee e innovazione. Che fine hanno fatto queste persone? Quali nuove modalità di coinvolgimento e ricambio ha creato il Partito? Io stessa, che ero stata contattata (così mi era stato detto) per le mie competenze “tecniche”, in un anno di vita del Pd non sono stata consultata mai nemmeno per un parere. Questa emarginazione non ha certo offeso né me né, credo, le altre persone già molto impegnate fuori dalla politica. Mi chiedo però come mai, un anno fa, ci era stata chiesta una collaborazione con tanto apparente entusiasmo quando evidentemente di questa collaborazione non c’era bisogno. Mi chiedo se era necessario fare tanto rumore sul ricambio generazionale quando basta guardare chi sta ancora in cabina di regia per capire che, in fondo, non è cambiato niente.

Inneggiare al cambiamento, all’idea di una società e di una politica nuove serve a poco se manca il coraggio di intraprendere fino in fondo le azioni necessarie a realizzare queste idee. Sartre diceva che noi siamo quello che facciamo. Sono le nostre azioni che ci definiscono, stare a discutere su ciò che ci piacerebbe essere serve a poco: la gente ci giudicherà per quello che abbiamo fatto. E di quello porteremo la responsabilità. Per quanto mi riguarda non voglio portare la responsabilità delle scelte che sta facendo questo partito che in larga parte non condivido e sulle quali non ho avuto e non ho possibilità di incidere in alcun modo. Per questo ho deciso di dimettermi.

1 commento:

pablodocimo ha detto...

Questa lettera mi ha toccato profondamente anche se non conosco personalmente Irene, tanto basta per farmi sentire in totale empatia con le sue parole. Purtroppo, caro max, di persone come Irene n'è piena l'Italia a destra e a sinistra ma in quello che oggi si definisce un partito "democratico" in particolare, i talenti, le persone capaci e pulite che dovrebbero essere risorse, sono sempre più messe ai margini nell'impossibilità di incidere in alcun modo sui processi di maturazione politica e sulle decisioni strategiche. Si è fatta della "questione generazionale" una civetta da dare in pasto ai media e mai si è intrapreso un vero processo di emancipazione. L'amara conclusione di Irene è di oggi ma molti di noi, già ieri, si sono trovati a prendere la stessa laconica decisione. Di questi alcuni, con la fortuna di avere un proprio Curriculum ed una propria identità professionale forte, come quella di Ilaria, sono tornati alle proprie professioni auspicando forse che da lì possa anche essere più reale la politica del fare. Altri, che hanno sacrificato magari gran parte della loro vita alla politica, oggi sono e resteranno ai margini..di tutto. E talvolta, ci si chiede il perchè.