martedì 16 dicembre 2008

Google neutrality , Wall street Journal , commenti di Luca de Biase

Lunedì, 15 dicembre 2008

Neutralità della sete

La sete di banda internet è una questione. La creazione di una rete internet non neutrale è un'altra questione. La confusione generata dall'articolo pubblicato oggi dal Wall Street Journal, gestione Murdoch, è un contributo alla chiacchiera, non alla comprensione. (Notizie su Reuters e Repubblica). Commenti di Dario e altri.

La storia di oggi si chiama OpenEdge. Google avrebbe in mente di piazzare i suoi server dentro le reti dei provider di accesso a internet. Pagando qualcosa e ottenendo in cambio una maggiore velocità per i suoi servizi. Google conferma con forza il suo sostegno all'idea della network neutrality e osserva che si tratterebbe di una soluzione che non modificherebbe la neutralità della rete visto che qualunque azienda potrebbe fare la stessa cosa. Un post di Lessig conferma che non si tratta di un attacco alla net neutrality ma di una sorta di bufala del Wall Street Journal. Di certo, non tutte le aziende sarebbero sullo stesso piano perché alcune potrebbero pagare più di altre per avere più velocità a favore dei loro servizi ma non sarebbe una novità, come osservano ad ArsTechnica.

Ma la questione è davvero più complicata di così:
1. la neutralità della rete può essere attaccata con i software che controllano il contenuto dei pacchetti internet e bloccano o degradano la velocità di quelli che non piacciono alle lobby o alle telco (pacchetti di contenuti piratati, pacchetti di servizi che fanno concorrenza a quelli delle telco, pacchetti con parole che non piacciono a governi non democratici...);
2. la neutralità della rete può essere attaccata dall'introduzione di servizi a quality of service (con per esempio una banda minima garantita) offerti togliendo banda ai servizi a best effort (quelli che conosciamo oggi senza banda minima garantita);
3. la neutralità della rete può essere attaccata creando offerte molto diversificate per favorire le aziende che possono pagare di più o che sono integrate sulla filiera accesso-contenuti e degradare il servizio per le aziende che nascono innovative ma senza fatturato o per le aziende che fanno concorrenza agli isp...

Le regole pubbliche devono garantire prima di tutto che la rete resti il territorio dell'innovazione che è stato finora attraverso la network neutrality. In secondo luogo, devono garantire agli utenti il diritto di scegliere quale qualità di banda avere e a quale prezzo con un insieme di offerte comprensibili e accessibili. In terzo luogo, devono consentire alle aziende di sviluppare un business solido. Gli interessi sono molti, apparentemente divergenti, ma in realtà sono tutti accomunati da un punto: solo se l'ecosistema della rete cresce, possono fiorire anche le sue componenti. E l'ecosistema cresce nella diversità, non nelle monocolture. E' questa la priorità. Imho.

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