domenica 28 settembre 2008

II L'inutile rito della nuova guerra fredda




I livelli di sviluppo produttivo e tecnologico raggiunti da i nuovi grandi protagonisti mondiali fanno apparire risibili le “minacce” di rinegoziare la globalizzazione almeno come quelle di sanzioni economiche si tratti della Cina, dei ai paesi arabi o alla Russia. Cina e India hanno dato un segnale chiaro al WTO: hanno lascito la sedia e si accontentano di discutere e commerciare innanzitutto tra loro e con l’America Latina. La cooperazione internazionale non è un pranzo di gala, ma l’ipotesi che la risposta europea possa essere stato e dio patria e famiglia non sta in piedi. Neppure l’idea , coltivata da Gran Bretagna e USA, di combinare di nuovo il bastone della minaccia militare e la pressione economica sarà efficace con il partner concorrente russo. o con il minaccioso Iran In entrambi i casi si rischia l’isolamento proprio del vecchio e del nuovo mondo rispetto a quello nuovissimo...Dopo decenni di discussioni tra UE e argenina, la Cina ha risolto il prblema in pochi giorni
Certo è che dal punto di vista della sostenibilità economica, ambientale e della sicurezza la situazione appare davvero compromessa e incerta. E’ questo lo sfondo in cui si muove l’Unione Europea, già così poco unita e il fanalino di coda italiano. Che Francia ,Italia e Germania nella crisi dell’Ossezia abbiano giocato in termini di moderazione è un' apprezzabile contributo a riflettere di più e meglio sulle nostre debolezze, ma non di più. Certo ci sono livelli diversi di debolezza , ma chi parla di cicli della destra e della sinistra è fuori strada...Dopo l'epoca di Bleaur il volitivo Mlliband , cosciente di non avere idee e neppure opportunità che rilancino il paese, teme che non valga la pena "rischiare" adesso...di assumere la guida del declinante labour Party. Lo stesso che al tempo loro pensarono i D'alema e i Veltroni sia pure con un' altro paese alle spalle. "Too late too little" sembra il lait motiv di questa epoca , tutti nello stesso continente , tutti alla deriva (2. continua)

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